Un nome foriero di una certa visionarietà identifica il duo sulcitano composto dal cantante e chitarrista Mario Nardi e da Lorenzo Mele (aka Underground Sunshine Drum Ensemble), quest’ultimo alla prese con batteria e campionatori. Il loro disco d’esordio, uscito a giugno per la giovane etichetta indipendente Van Music Records, si colloca all’interno del variegato panorama musicale sardo come una ventata d’aria fresca, spaziando da un country blues grintoso a sonorità venate di pop che guardano con decisione al folk di matrice britannica. Un sound schietto, dove niente è di troppo, che è stato accolto con entusiasmo dal pubblico di due importanti festival isolani: il cagliaritano Karel Music Expo e il Summer Is Mine a Carbonia.

Abbiamo intervistato i due musicisti per scoprire qualcosa in più del loro primo lavoro in studio.

Com’è nato il progetto Mario Nardi & USDE?

M.: È stato un processo spontaneo: lo scorso dicembre, Lorenzo mi ha proposto di vederci in sala per provare i pezzi che avevo scritto. Lui proveniva da un’esperienza funk con i Fratelli Detroit, io da un progetto cantautorale portato avanti durante gli anni trascorsi a Londra. Il lavoro in sala ha assunto presto una piega molto interessante e abbiamo deciso di fissarci una serie di obbiettivi concreti: la definizione dei brani che sarebbero confluiti nel disco, l’organizzazione di un tour, ecc.

 

Mario Nardi & UDSE

Quali sono le vostre precedenti esperienze musicali e quali gli ascolti che hanno lasciato un’impronta sul materiale registrato?

M.: Ho iniziato come batterista di un gruppo punk-rock e solo in un secondo momento ho deciso di dedicarmi alla chitarra, iniziando a scrivere del materiale e a suonarlo in giro per i club londinesi. Per quanto riguarda le influenze, non so quali abbiano lasciato un’impronta più profonda su ciò che faccio: tra i tanti artisti che ammiro ci sono Lou Reed, Marc Bolan, i Beatles, i Television, e tutta la scena rock degli anni ‘50, ‘60 e ‘70. Tra i più recenti potrei citare i Tame Impala e i Vampire Weekend, band di cui amo lo stile inconfondibile, una qualità per me molto più importante delle doti tecniche.

L.: Sono nato come batterista, morto come batterista (coi Fratelli Detroit, NdR) e rinato come USDE grazie a questo progetto.

Come sono nati i brani confluiti nel disco?

M.: Ho scritto i brani tra il 2009 e il 2015. Alcuni pezzi mi accompagnano da tempo: è il caso di 1978, Joy, Lonely Lovers e Saturday Afternoon Blues. Altri invece, come October, My Boy, I Am Fire, sono di più recente composizione mentre Godless, la canzone che chiude il disco, è la prima produzione “a quattro mani” che abbiamo elaborato. Inizialmente consisteva in un giro molto semplice di chitarra e in una parte del testo, Lorenzo ha dato un contributo essenziale definendo il tempo e inserendo le maracas nell’arrangiamento, una scelta che dona al brano una sfumatura particolare. Per quanto riguarda le registrazioni in studio abbiamo cercato di essere fedeli alle versioni originali, mantenendone intatta la spontaneità ed evitando di cadere nella trappola dei plug-in.

Da cosa è stata determinata la scelta di uscire per la Van Music Records?

M.: Abbiamo registrato il disco nei Gaya Blue Studios di Matteo Marini e in seguito abbiamo deciso di farlo uscire con la sua etichetta stampando un numero limitato di copie. La Van Music Records è stata creata da Marini per dare voce a quei progetti indipendenti che possono contare, per emergere, solo sulle proprie forze. Per l’etichetta, l’uscita del nostro disco ha costituito un po’ una scommessa, possiamo comunque dire che si è rivelata un’esperienza positiva per entrambi. In questi ultimi mesi siamo cresciuti tanto ma senza un adeguato investimento di energie e di risorse non ci troveremmo al punto in cui siamo.

Per restare aggiornati sui prossimi live di Mario Nardi & USDE, ricordiamo ai nostri lettori che possono consultare la pagina Facebook dedicata al progetto. Il primo omonimo album del duo è inoltre disponibile sui maggiori store digitali.

 

Mario Nardi & UDSE