La Sardegna, isola millenaria abbracciata dal Mediterraneo, vanta un glorioso passato di crocevia tra popoli, un gioiello ancestrale le cui coste sono state patria di infiniti incontri e dominazioni che sotto il suo nobile mare si sono succedute nel tempo, influenzando culturalmente la civiltà del luogo, la vita, e il destino, dando vita a nuove emozioni.

Mauro Palmas è un compositore, polistrumentista e mandolista cagliaritano classe 1956, e ad oggi una delle menti creative più importanti e interessanti della nostra regione. Affascinato da sempre dalla cultura musicale popolare, è a quest’ultima che il musicista ha rivolto con passione buona parte della propria carriera, sin dagli esordi giovanili nel gruppo “Nuova Generazione”, interessandosi successivamente ai suoni e ai ritmi sardi e mediterranei.

Ma l’estro artistico di Palmas è incontenibile, ed è così che la sua musica diventa colonna sonora di numerose produzioni teatrali e cinematografiche di rilievo che lo porteranno a collaborare con esperti dal calibro di Roberto Olla per il film Rai “Nel paese di Eleonora”, con Paolo Fresu per il documentario di Gianfranco Cabiddu “Sonos de memoria” e con Antonio Placer per la piece teatrale “Pan de Harapo”, oltre a calcare i palchi di tutta Italia a fianco di importanti personalità come Noa, Max Gazzè, Lester Bowie e Andrea Parodi.

Quarant’anni di ineguagliabile professionalità caratterizzati da una produzione senza pari; album dalle sonorità ricercate e suggestive come Il colore del maestrale, Sonos e Cainà, oltre a svariati brani singoli, espongono con maestria la caratterizzazione musicale dell’autore, coronati, infine, con la sua più recente opera: Palma De Sols (per l’etichetta Squilibri Records).

Nato grazie all’ausilio del crowfounding (una raccolta di fondi in cui è il pubblico stesso a finanziare l’opera dando la propria fiducia all’artista cagliaritano), l’ultimo prodotto di Mauro Palmas ha riscosso un’immediata aspettativa negli appassionati, raggiungendo l’obiettivo previsto nel giro di pochi mesi, permettendo agli ascoltatori, attraverso le dieci tracce presenti, di lasciarsi trasportare tra le carismatiche note. Decisivo è stato il contributo di importanti artisti come Simonetta Soro, la cui voce ci racconta “Gozos San Antìogo” (unico brano cantato) o Francesco Medda (in arte Arrogalla) che permea di elettronica “Cielo di Levante”, ma anche degli strumenti più evocativi, come in “Valzer degli increduli”, in cui veniamo rapiti dal setar e dal nej di Pejman Tadayon e dal liuto cantabile dello stesso Palmas, che permettono di immergerci con abilità nella narrazione. Ci vengono raccontate le vicissitudini di musicisti e marinai lontani dalla propria casa, le avventure degli uomini che da ogni parte del mondo hanno dominato le feroci correnti mediterranee per raggiungere la nostra terra, innamorandosene e facendola propria, la malinconia di chi ha scommesso tutto nel viaggio, abbandonando le proprie radici, la propria storia, il proprio passato. Antoni, Adrìa, Mohamed e Juan Edmond Ravel il timoniere, sono i figli delle stelle e delle onde, che trovano però nuovamente l’allegria, la gioia di un nuovo inizio vivendo assieme la grande festa che celebra Sant’Antioco, patrono della Sardegna, santo martire la cui leggenda vede i suoi natali tra

Marocco e Algeria, divenendo più di tutti simbolo di mondi e culture che si incrociano.

Per comprendere meglio questo lavoro tanto “antico”, quanto metaforicamente moderno, abbiamo posto qualche domanda proprio a Mauro Palmas.

Salve Mauro, per prima cosa, qual è l’idea che c’è dietro questo album?
L’idea del progetto nasce durante la ricorrenza dei 400 anni dal ritrovamento delle reliquie di Sant’Antioco. Lo spunto è avvenuto durante la rassegna di “Mare e Miniere” di cui sono direttore artistico, in cui ho curato un concerto sacro nella Basilica dedicata, appunto, al Santo patrono della Sardegna. La forza di quel luogo è la storia e l’essenza stessa di quell’isola. Quelle immagini mi hanno dato lo stimolo per la realizzazione di “Palma de Sols”, che altro non è che il racconto di un sogno.

“Palma de Sols”, un nome sicuramente evocativo, ma da dove deriva?
Palma de Sols è l’antico nome che i catalani diedero all’Isola di Sant’Antioco: “Ile de Sols”, cioè “Isola di Sulki”, poi diventato “Sulcis”.

Come è avvenuto il lavoro di produzione di questo splendido disco?
È stato un lavoro particolare e impegnativo, registrato in giro per l’Italia, toccando Bergamo, Genova, Foligno, Firenze, Alghero, Cagliari, Roma nell’arco di più di un anno ed entrando in contatto con gli artisti più talentuosi.

Ora, con la sua ultima opera, attraverso strumenti e voci, quale significato ha voluto manifestare?
Amo raccontare storie con la musica, ma va detto che per me il lavoro diventa più facile quando ho immagini da descrivere. Così è stato per il disco “Cainà” la cui composizione seguiva le immagini di un film muto del 1922 girato in Sardegna, così pure per “Il colore del maestrale” dove ho cercato di descrivere le sensazioni date dalle immagini e dai colori che si riescono a trovare nella limpidezza dell’aria grazie al vento di maestrale. L’obiettivo è la narrazione, ma anche descrivere ciò che vedo e reputo importante: tutti i miei lavori hanno come comune denominatore il mare, il Mediterraneo, le genti diverse e le culture che si mischiano e si fondono nella musica, sempre con una accezione positiva.