Ci sono degli artisti che nascono predestinati a diventare leggenda, uomini che assumono una tale rilevanza e importanza culturale da diventare sinonimo stesso della propria terra, riuscendo a far conoscere, diffondere, far stupire, far amare, attraverso la propria incredibile voce e poesia, un mondo, quello sardo, troppo spesso dimenticato, ad un’intera nazione.

Così, a 10 anni dall’addio, il nome Andrea Parodi rievoca ancora, in tutta l’Italia, quell’isola in mezzo al Mediterraneo, che grazie a lui, si è fatta più vicina.

“Amore” è sempre stata la parola d’ordine della lirica di Andrea Parodi: per la sua “Isola” fatta di dialetti (i testi in limba sarda che tutti, chi dentro e chi fuori dall’Isola, abbiamo imparato a conoscere), tradizioni millenarie e sapienza popolare, e verso la musica rock, che lo ha accompagnato sin dalle origini, con la formazione Sole Nero (1978) in cui, da corista, già sperimenta un rock melodico che lo porta ai primi successi (e persino ad un tour negli Stati Uniti).

È però con il gruppo Coro degli Angeli (nome suggerito da Mogol in persona) che il cantante portotorrese può esprimersi già al meglio, non solo mettendo alla prova una voce che diverrà presto vero e proprio mito, ma anche esponendo le prime interpretazioni personali, (ancora ricordata è la versione a cappella dell’Ave Maria in lingua sarda), passando per i più celebri brani della coppia Mogol – Battisti che lo hanno artisticamente formato.

Nel 1987 la formazione e capacità artistica del cantante raggiungono il culmine; ora Andrea può sfogare tutta la propria creatività e ingegnosità interpretativa grazie al gruppo nato assieme agli amici di sempre, Gigi Camedda e Gino Marielli: i Tazenda (nome che riprende e modifica “la fine delle stelle”, opera ideata dallo scrittore di fantascienza Isaac Asimov). La band raggiunge ben presto le vette del successo, passando dalle collaborazioni con Fabrizio De Andrè (1990) al Cantagiro (1991), dal Festival di Sanremo (1991) al Festivalbar (1992), conquistando tutto il Paese al ritmo di un rock mescolato alle più classiche musicalità della tradizione sarda e a testi che attingono dalle radici isolane. Tutta l’Italia canta il sardo grazie ad alcuni dei più celebri brani che sono entrati di diritto nella storia della musica: “Pitzinnos in sa gherra”, “Disamparados”, (versione sarda della più famosa “Spunta la luna dal monte”) e “Mamoiada”.

Nel 1997 Andrea Parodi abbandona lo storico gruppo prediligendo una straordinaria carriera da solista che lo porterà a collaborare con artisti del calibro di Noa e Al Di Meola, senza però mai dimenticare i vecchi compagni con cui tornerà più volte ad esibirsi.

Nel 2006 i medici gli diagnosticano un grave tumore allo stomaco che lo porterà ad una prematura morte, a soli 51 anni, nell’ottobre di quello stesso anno, a soltanto un mese dall’ultimo storico concerto tenutosi a Cagliari e a pochi mesi dal suo definitivo addio alla tanto amata Porto Torres da uomo nato e cresciuto di musica, a cui ha donato ogni singolo istante, anche l’ultimo.

A 10 anni dalla sua scomparsa, Porto Torres rievoca questo brillante artista con un’iniziativa monumentale: in una location da sogno, la stupenda baia di Balai, sapientemente valorizzata per l’occasione, fan e novizi (oltre 20.000 le presenze) hanno potuto riassaporare la musica del bardo turritano. Notti di stelle è la serata organizzata dalla cooperativa sociale SMA in collaborazione con la “fondazione Andrea Parodi” e condotta da Carlo Massarini, che ha illuminato per qualche ora la città. Numerosi gli artisti che hanno affettuosamente ricordato Andrea Parodi: Finardi e il suo “Extraterrestre”, l’imponente voce del tenore Francesco Demuro, la travolgente verve di Kekko dei Modà, la spumeggiante tromba di Paolo Fresu; e poi gli amici di tutta una vita come i Tazenda e i fratelli Poddighe del Coro degli Angeli.

E mentre un’intera città cantava e ricordava commossa il “suo musicista”, tra il pubblico si palesava sempre più l’idea che Andrea fosse ancora lì, seduto su uno scoglio, nel mezzo del suo amato mare, a guardarci col suo solito ironico sorriso.