Si può vivere una vita piena, serena e in pace col mondo, dopo essere stati vittime di un errore giudiziario a causa del quale si sono ingiustamente trascorsi oltre 30 anni in carcere?
La domanda non ha una risposta semplice, anzi probabilmente non ha una sola risposta: è questo il senso profondo della vicenda umana e giudiziaria di Beniamino Zuncheddu, la cui complessità sembra trasparire sia dal libro in cui ha raccontato la sua storia – “Io sono innocente”- scritto insieme al suo avvocato difensore, Mauro Trogu, sia dal film che si ispira a questa toccante autobiografia e, insieme, ricostruzione processuale, “Zustissia”, in uscita il prossimo 15 ottobre.
Per il suo primo lungometraggio Francesco Piras, già affermato direttore della fotografia e regista di apprezzati documentari e cortometraggi, si affida alla sceneggiatura di Niccolò Gentili e Lisa Nur Sultan, che ricalca proprio la struttura a due voci del libro di Zuncheddu e Trogu; il racconto si sviluppa infatti su binari differenti, ma destinati a incrociarsi in nome della giustizia e della verità. È il 1991 e nelle campagne di Sinnai, in provincia di Cagliari, si consuma l’omicidio dei pastori Gesuino Fadda, suo figlio Giuseppe e Ignazio Pusceddu, freddati a colpi di fucile; l’unico superstite, Luigi Pinna, rimane gravemente ferito, ma sopravvive e racconta che l’omicida aveva il volto nascosto da una calza, salvo poi ritrattare e accusare il ventisettenne Beniamino Zuncheddu (Fabrizio Ferracane), anch’egli pastore, della strage.
Inizia così il lungo percorso di Zuncheddu finalizzato a provare la propria innocenza: viene condannato all’ergastolo, ma non si rassegna e continua a lottare per dimostrare l’estraneità ai fatti, perseguendo con forza la ricerca della verità. Il racconto del carcere duro è, tuttavia, drammatico, le condizioni di vita quasi insopportabili per un giovane uomo abituato alla vita di campagna: a questa logorante battaglia in carcere, lunga oltre tre decenni, si affianca quella nelle aule dei tribunali dell’avvocato Mauro Trogu (Michele Riondino), che analizza le incongruenze e le anomalie procedurali del processo, fino a far emergere il tentativo di depistaggio e le pesanti pressioni subite dal testimone chiave, Luigi Pinna. Nel processo di revisione alla corte d’appello di Roma, infatti, l’uomo dichiara che un poliziotto, Mario Uda, gli avrebbe mostrato una fotografia di Zuncheddu, spingendolo a cambiare la propria iniziale testimonianza e a riconoscerlo come responsabile degli omicidi: nel 2024 si conclude dunque l’epopea giudiziaria del protagonista, assolto e liberato dopo 33 anni di detenzione.
Al racconto dell’inchiesta giudiziaria, che si evolve in un appassionante crescendo, si intreccia dunque una vicenda umana che rappresenta un esempio di resilienza e di fiducia, segnata dall’instaurarsi di un rapporto d’amicizia che resiste nel tempo; Zuncheddu e Trogu hanno infatti partecipato alla produzione del film, non solo cedendo i diritti del loro libro, ma anche dialogando con il regista, gli sceneggiatori e gli interpreti del film, in modo da garantire accuratezza al racconto, ma anche -e forse soprattutto- un’attenzione particolare alla narrazione del senso di dignità, empatia, impegno civile che traspare da questa vicenda giudiziaria, i cui esiti processuali sono forse ben noti al grande pubblico, diversamente dalle loro implicazioni più intime, umane.
L’uscita del film, girato quasi interamente in Sardegna -tra Cagliari e il Sarrabus-, rappresenta inoltre un’occasione per amplificare l’attività di sensibilizzazione già portata avanti da Zuncheddu e Trogu rispetto a temi delicati come la riforma della giustizia e, più in generale, l’errore giudiziario; la vicenda di Beniamino Zuncheddu è maturata certamente in un contesto molto specifico, ma il rischio che possa ripetersi va scongiurato. In questo senso verte l’attività di Trogu, che continua a esercitare come avvocato penalista, così come quella di Zuncheddu, che, tornato in Sardegna, è impegnato a testimoniare la sua esperienza su fronti diversi.


Si può vivere una vita piena, serena e in pace col mondo, dopo essere stati vittime di un errore giudiziario a causa del quale si sono ingiustamente trascorsi oltre 30 anni in carcere?
La domanda non ha una risposta semplice, anzi probabilmente non ha una sola risposta: è questo il senso profondo della vicenda umana e giudiziaria di Beniamino Zuncheddu, la cui complessità sembra trasparire sia dal libro in cui ha raccontato la sua storia – “Io sono innocente”- scritto insieme al suo avvocato difensore, Mauro Trogu, sia dal film che si ispira a questa toccante autobiografia e, insieme, ricostruzione processuale, “Zustissia”, in uscita il prossimo 15 ottobre (dall’8 ottobre in anteprima nelle sale della Sardegna).
Per il suo primo lungometraggio Francesco Piras, già affermato direttore della fotografia e regista di apprezzati documentari e cortometraggi, si affida alla sceneggiatura di Niccolò Gentili e Lisa Nur Sultan, che ricalca proprio la struttura a due voci del libro di Zuncheddu e Trogu; il racconto si sviluppa infatti su binari differenti, ma destinati a incrociarsi in nome della giustizia e della verità. È il 1991 e nelle campagne di Sinnai, in provincia di Cagliari, si consuma l’omicidio dei pastori Gesuino Fadda, suo figlio Giuseppe e Ignazio Pusceddu, freddati a colpi di fucile; l’unico superstite, Luigi Pinna, rimane gravemente ferito, ma sopravvive e racconta che l’omicida aveva il volto nascosto da una calza, salvo poi ritrattare e accusare il ventisettenne Beniamino Zuncheddu (Fabrizio Ferracane), anch’egli pastore, della strage.
Inizia così il lungo percorso di Zuncheddu finalizzato a provare la propria innocenza: viene condannato all’ergastolo, ma non si rassegna e continua a lottare per dimostrare l’estraneità ai fatti, perseguendo con forza la ricerca della verità. Il racconto del carcere duro è, tuttavia, drammatico, le condizioni di vita quasi insopportabili per un giovane uomo abituato alla vita di campagna: a questa logorante battaglia in carcere, lunga oltre tre decenni, si affianca quella nelle aule dei tribunali dell’avvocato Mauro Trogu (Michele Riondino), che analizza le incongruenze e le anomalie procedurali del processo, fino a far emergere il tentativo di depistaggio e le pesanti pressioni subite dal testimone chiave, Luigi Pinna. Nel processo di revisione alla corte d’appello di Roma, infatti, l’uomo dichiara che un poliziotto, Mario Uda, gli avrebbe mostrato una fotografia di Zuncheddu, spingendolo a cambiare la propria iniziale testimonianza e a riconoscerlo come responsabile degli omicidi: nel 2024 si conclude dunque l’epopea giudiziaria del protagonista, assolto e liberato dopo 33 anni di detenzione.
Al racconto dell’inchiesta giudiziaria, che si evolve in un appassionante crescendo, si intreccia dunque una vicenda umana che rappresenta un esempio di resilienza e di fiducia, segnata dall’instaurarsi di un rapporto d’amicizia che resiste nel tempo; Zuncheddu e Trogu hanno infatti partecipato alla produzione del film, non solo cedendo i diritti del loro libro, ma anche dialogando con il regista, gli sceneggiatori e gli interpreti del film, in modo da garantire accuratezza al racconto, ma anche -e forse soprattutto- un’attenzione particolare alla narrazione del senso di dignità, empatia, impegno civile che traspare da questa vicenda giudiziaria, i cui esiti processuali sono forse ben noti al grande pubblico, diversamente dalle loro implicazioni più intime, umane.
L’uscita del film, girato quasi interamente in Sardegna -tra Cagliari e il Sarrabus-, rappresenta inoltre un’occasione per amplificare l’attività di sensibilizzazione già portata avanti da Zuncheddu e Trogu rispetto a temi delicati come la riforma della giustizia e, più in generale, l’errore giudiziario; la vicenda di Beniamino Zuncheddu è maturata certamente in un contesto molto specifico, ma il rischio che possa ripetersi va scongiurato. In questo senso verte l’attività di Trogu, che continua a esercitare come avvocato penalista, così come quella di Zuncheddu, che, tornato in Sardegna, è impegnato a testimoniare la sua esperienza su fronti diversi.


































