Quanti adattamenti cinematografici del romanzo “Frankenstein o il moderno Prometeo” di Mary Wollstonecraft Shelley sono stati realizzati dagli albori della settima arte? Troppi per poterli contare, a dimostrazione del fatto che quest’opera, pubblicata per la prima volta nel 1818, ha segnato l’immaginario dei lettori ben oltre il 19° secolo.
È trascorsa appena una manciata di mesi dall’uscita del “Frankenstein” firmato da Guillermo del Toro, tra i protagonisti dell’attuale stagione internazionale dei premi di settore, ma ecco che la Creatura nata dalla penna della poco meno che ventenne Mary Shelley torna sul grande schermo in una nuova interpretazione, che vede alla regia Maggie Gyllenhaal, anche autrice della sceneggiatura: “La Sposa!” arriva nelle sale italiane il 5 marzo e compie un passo avanti rivoluzionario nella narrazione del personaggio della compagna desiderata dalla Creatura, che nel romanzo non prenderà mai davvero vita, ma che nel 1935 ha ispirato la famosa pellicola “La sposa di Frankenstein” di James Whale.
Seguito dell’iconico “Frankenstein” del 1931, il film vede ancora una volta Boris Karloff nel ruolo della Creatura e propone Elsa Lanchester in quello della sposa: la pettinatura e, in generale, l’aspetto di questo personaggio hanno lasciato il segno nella storia del cinema, ben più della sua indole. All’epoca, infatti, le contraddizioni insite nei concetti di “creazione” e “mostro” vennero risolte in una modalità piuttosto semplificata, con una distinzione alquanto manichea tra bene e male; con la sua Sposa, Gyllenhaal apre a una riflessione problematica e contemporanea, femminile, appassionata e controversa sui temi universali che già Shelley è stata capace di cogliere oltre 200 anni fa nel suo romanzo.
La vicenda si svolge nella Chicago degli anni ‘30 del Novecento e vede la Creatura Frankenstein (Christian Bale) alla ricerca di una compagna; venuto a conoscenza delle geniali capacità del Dott. Euphronious (Annette Bening) e dei suoi pionieristici esperimenti, le chiede di creare per lui la tanto desiderata sposa. Quando una donna muore assassinata, spinta mentre scende delle scale dopo una festa, Frankenstein e Euphronious ne recuperano il corpo e la riportano in vita, creando così “la Sposa” (Jessie Buckley): una creatura selvaggia e indomita, che esplora il mondo che la circonda e si pone delle domande fondamentali, sul suo passato e sul significato della propria esistenza.
Il rapporto d’amore che la lega a Frankenstein si sviluppa con delle dinamiche inattese; ben lontana dall’essere una creatura passiva, infatti, la Sposa possiede una personalità ribelle e autonoma: i due protagonisti, dunque, diventano “compagni” così come lo erano i famosi criminali Bonnie e Clyde -attivi in America proprio negli anni ‘30- spesso citati da Gyllenhaal come fonte d’ispirazione, e vivono un rapporto ai confini tra luce e ombra. Si comprende, dunque, il punto esclamativo che accompagna il titolo del film, ad evocare il desiderio di rottura delle convenzioni che la Sposa ben rappresenta; i due amanti fuorilegge danno vita ad un vero e proprio movimento culturale che mira a scardinare l’ipocrisia della società, non senza creare un certo disordine tra le strade di Chicago.
Non è un caso che Gyllenhaal abbia scelto “The passenger” di Iggy Pop, nella versione di Siouxsie and the Banshees, come brano ideale per rappresentare l’immaginario evocato dal film: le atmosfere rock e post-punk dominano la storia d’amore e possesso de “La Sposa!”, la cui colonna sonora è affidata a Hildur Guðnadóttir, già Premio Oscar per “Joker”; oltre alla musica -nel film sono presenti dei veri e propri inserti da musical, con coreografie ad hoc, per esempio sul brano “Everybody Scream” di Florence + The machine-, risultano fondamentali per definire l’estetica della pellicola i costumi di Sandy Powell, pluripremiata costumista britannica che ha reinterpretato la moda anni ‘30 del Novecento con influenze punk.
Dopo il fortunato esordio alla regia con “La figlia oscura”, tratto dal romanzo di Elena Ferrante, Gyllenhaal si confronta con un mito letterario scardinandolo dall’interno in senso femminile: il percorso di autodeterminazione della Sposa sembra ricordare quello di Bella Baxter in “Povere Creature!” (e forse non è un caso che anche in questo titolo sia presente un punto esclamativo), ma la Sposa, con le sue contraddizioni, sembra incarnare con maggiore autenticità le sfaccettature dell’universo femminile contemporaneo in cerca di una vera rivoluzione.


































