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Il basket mondiale C21 contagia la Sardegna. Accrescono le richieste dei ragazzi con sindrome di Down per fare squadra

di Redazione
21 Gennaio 2020
in Basket, Sardegna
🕓 6 MINUTI DI LETTURA
47 1
in basso la delegata Sardegna FISDIR Carmen Mura con i suoi campioni

in basso la delegata Sardegna FISDIR Carmen Mura con i suoi campioni

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Una lettera e due numeri pronunciati gradualmente da più persone. C21, la categoria sportiva riservata agli atleti con sindrome di Down, annovera sempre più affiliati perché la FISDIR (Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo relazionali) lavora alacremente per fare opere di convincimento.

E il lavoro svolto dalla federazione sarda, capeggiata da Carmen Mura è lodevole perché un 2019 di intensa attività su più fronti si è chiuso all’insegna proprio del basket con l’AIPD Atletico Oristano che ha conquistato il titolo italiano C21 di Pallacanestro con Alessio Melis, Antonello Spiga, Cristiano Merella, Enrico Manunta, Fulvio Silesu, Lorenzo Puliga, Davide Paulis, Gabriel Lotta, Gioele Accalai. E ciliegina sulla torta, due suoi affiliati, Antonello Spiga (in versione capitano) e il tiratore scelto Davide Paulis sono stati protagonisti nel team della nazionale italiana che si è laureato per la seconda volta consecutiva campione del mondo in Portogallo. Con loro c’era anche il coach oristanese Mauro Dessì che assieme al collega Giuliano Bufacchi hanno accompagnato i ragazzi verso il podio più alto.

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L’eco della vittoria si è propagato in tutto lo stivale, al punto che città come Latina, Formia e regioni come Abruzzo e Sicilia estrinsecano la volontà, non solo più teorica, di formare dei team attrezzati per la pratica con la palla a spicchi tra le persone down.

E sotto questo aspetto anche la Sardegna non scherza, perché grazie alla FISDIR e ai monumentali ragazzi dell’AIPD Atletico Oristano che stanno girando la Sardegna attraverso i progetti OSO e Agitamus, si sono registrate nuove adesioni. Ma si è appena all’inizio perché il progetto finanziato dalla Fondazione Vodafone chiamato “Abbiamo fatto squadra, facciamo 21” dopo aver toccato le piazze di Terralba, Villaurbana, San Gavino e imminenti, quelle di Cabras e Bonarcado, è atteso in altre dieci località (ma c’è già chi azzarda che saranno molte di più).

Sicuramente un altro evento utile a sviluppare movimenti atletici sarà costituito dalla seconda edizione dei Trisome Games, la più grande manifestazione internazionale riservata ad atleti con sindrome di Down. Dopo l’esordio ufficiale di Firenze 2016, dal 31 marzo al 7 aprile 2020 sarà la città turca di Antalya ad ospitare la rassegna che contempla le seguenti discipline: Atletica, Pallacanestro, Calcio a 5, Ginnastica, Judo, Nuoto, Nuoto Sincronizzato, Tennis e Tennis Tavolo. La speranza di tutto il movimento FISDIR isolano è che atleti della nostra regione meritevoli, e all’altezza ce ne sono sicuramente, possano rappresentare con fierezza il nostro Tricolore.

L’inno nazionale cantato da Mauro, Antonello e Davide

Credere fermamente nello spirito di squadra, scaturito da soli atleti con sindrome di Down è stata per lui una grande scommessa. A distanza di anni Mauro Dessì, tecnico dell’AIPD Atletico Oristano, può andare fiero dei risultati che sono venuti fuori dopo anni e anni di fatiche incentrate su possessi di palla, passaggi, tiri e rimbalzi.

Ma grazie ai sacrifici arriva il bello.
Si coltiva sempre la speranza e la fiducia di un movimento che ora vedo lanciatissimo. Sappiamo che diverse nazioni si stanno preparando all’importante evento dei Trisome game. Quindi il movimento è in crescendo e in fermento.

Sotto questo aspetto, dai mondiali in Portogallo, forse vi aspettavate di più.
Purtroppo, all’ultimo momento, per cause di forza maggiore le rappresentative del Messico e del Kuwait hanno rinunciato. Ma questo significa pure che la prima edizione del mondiale (2018), sempre in Portogallo, non è stata fine a stessa ma ha avuto un prosieguo. Quando queste cose nascono non sai mai se continueranno. Invece il movimento ha avuto uno slancio con il formarsi di nuove nazionali, che sul modello dell’Italia e del Portogallo hanno costruito un gioco di squadra anche nelle proprie nazioni.

Comunque avete meritato il secondo titolo iridato consecutivo.
Siamo cresciuti in qualità, esprimiamo un basket di ottimo livello. Dalla prima esperienza, con la quale siamo andati in giro per l’Italia con un gruppo sperimentale, ne è venuto fuori un team ancora più forte, aspetto che i portoghesi hanno subito notato. Al di là del risultato è stato il gioco espresso, molto bello da vedere, che ha fatto la differenza. Una vetrina che ha inorgoglito l’intero movimento del basket nazionale.

La Sardegna era ben rappresentata col capitan Antonello Spiga e con il miglior realizzatore della manifestazione Davide Paulis.
Indubbiamente. Antonello Spiga è una presenza storica, fa parte del gruppo originario. Si rivela una persona carismatica, fa un po’ da padre nel gruppo. È molto importante in campo, ma soprattutto fuori perché una trasferta ci coinvolge a 360°, dallo spostamento, all’albergo, alla quotidianità extrasportiva. Antonello è importantissimo per la vita e la coesione della squadra. Davide Paulis è stato il miglior realizzatore del mondiale con ben 28 punti all’attivo nella sola finale: vuol dire che stiamo parlando di un talento.

I campioni del mondo Davide Paulis e Antonello Spiga

State dando un ottimo esempio.
Questi eventi sono belli non solo per la valenza del titolo acquisito, ma anche perché danno speranze ai ragazzi. Si trasmette il messaggio che chiunque possa riuscire a realizzare qualcosa di importante e quindi ci si allena con la speranza di essere protagonisti in qualche modo.

Trasferiamoci in Sardegna. Per l’AIPD Atletico Oristano è stato un dicembre da incorniciare.
Lo definirei un mese fantastico. Siamo diventati campioni italiani, poi sono stati selezionati in Azzurro Antonello e Davide, ma potevano avere le stesse chances i loro compagni Fulvio Silesu e Lorenzo Puliga. Tutti quanti sanno che chi viene chiamato sta rappresentando l’intero Atletico. Chi partecipa a queste manifestazioni beneficia di un privilegio, ma è come se ci stessero andando tutti.

Quindi al loro rientro festa grande tra i componenti del collettivo isolano.
Certamente. E quando andiamo in giro per le scuole con i progetti OSO e Agitamus un pochino tutti si sentono campioni del mondo perché i compagni lo sono diventati grazie anche al loro contributo.

Come si sta sviluppando concretamente il progetto “Abbiamo fatto squadra, facciamo 21”?
È imperniato su due momenti principali. La mattina è più costruttiva e al lavoro si dà un’impronta educativa. I nostri atleti dialogano con gli studenti delle scuole medie facendo capire che la diversità è un valore importante che arricchisce culturalmente. E devo dire che gli insegnanti stanno apprezzando molto questo tipo di lavoro perché anche nei gruppi di persone non disabili si generano delle dinamiche che tendono ad estraniare chi non la pensa con la maggioranza.

Poi arriva la spensieratezza pomeridiana.
Dopo pranzo si monta un campo mobile di basket, acquistato grazie ad una campagna di crowdfunding e si gioca con tutti quelli che si avvicinano nello spazio messoci a disposizione dal comune. Una situazione ludica a cui si associa la promozione del C21.

Cose impensabili fino a qualche anno fa.
Agli albori mi sentivo un extraterrestre. Quando proposi di riservare un campionato ai soli atleti con sindrome di Down come risposta mi venne detto “dove vuoi andare?” Alla fine, anche questa scelta è stata premiata, e credo fermamente nel futuro della categoria tutta per loro. Non si tratta di ghettizzarli, ma è un modo di giocare alla pari, è un loro diritto e ritengo sia importante valorizzarlo sempre di più.

Grazie anche alla FISDIR.
L’apporto della FISDIR è fondamentale, sia sotto l’apporto organizzativo, sia sotto quello formativo. E poi per qualsiasi cosa ci si relaziona con essa che ha sempre risposte pronte e puntuali. Penso per esempio al campionato italiano di basket FISDIR organizzato a Villacidro: è stata una tappa molto importante. Non riesco a immaginare i nostri movimenti slegati dalla FISDIR. E poi a livello nazionale hanno avuto l’ottima intuizione di sganciare gli atleti con sindrome di Down dalla categoria della disabilità intellettiva in genere, e di formare la nazionale. Poi spetta a noi della base lavorare per creare il gioco di squadra.

Formare un collettivo porta tanti vantaggi.
Io che lavoro con i ragazzi da anni posso dire che fare squadra è utile anche per l’autonomia, l’autostima, le relazioni. I mondi nuovi da scoprire fanno bene a chiunque, figuriamoci ai nostri paralimpici. Lo spogliatoio fa tantissimo.

Chi ha creduto fermamente nel tuo lavoro?
Sicuramente la mia presidente dell’Associazione Italiana Persone Down Clara Doni. Lei dice sempre: Questi ragazzi non solo li ho visti crescere come atleti, ma anche come uomini. E poi Francesco Redaelli presidente dell’AIPD Oristano. Quotidianamente mi manifestano la loro contentezza. E di questo non posso non essere contento anche io.

Tags: basketFISDIRSardegnasindrome di Down
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