Luogo di incontro e di scambio culturale, colonna portante a livello territoriale per la tutela del mare e per la trasmissione delle notizie che lo riguardano. A luglio è stato inaugurato a Santa Teresa di Gallura il Centro Didattico Informativo del WWF Italia. Il progetto prevede la costruzione di una rete di centri territoriali che costituiscano un punto di riferimento per il pubblico, che attraverso di essi potrà avere accesso a mostre e laboratori sulla biodiversità, sulla flora, sulla fauna e sulla protezione degli oceani dall’inquinamento.

Con la grande eco mediatica scatenata dagli scioperi del venerdì della sedicenne svedese Greta Thunberg, anche il tema del cambiamento climatico è entrato a far parte delle conversazioni quotidiane. Le tematiche ambientali hanno fatto breccia nei “piani alti”, ma anche nei cuori dei comuni cittadini che si sentono in dovere di tutelare il pianeta da tali sconvolgimenti. Il mare, si sa, è al centro delle polemiche sulla tutela dell’ambiente non solo per la quantità di plastica che ogni anno finisce in acqua, ma anche per il surriscaldamento e il conseguente innalzamento del livello marino. Tutti questi cambiamenti, causati dalle attività antropiche, mettono a rischio gran parte della fauna acquatica poiché hanno un’influenza negativa sugli ecosistemi, che si alterano irreparabilmente.

Sala Immersiva dei Mari Profondi

La Sardegna, come isola, porta il mare nella sua essenza. La costruzione del Centro WWF a Santa Teresa di Gallura si inserisce nel percorso già tracciato a Milano con Oasi 2030, un progetto realizzato in collaborazione con l’Università di Pavia, il BioMA, il Biodiversitario marino nella Riserva marina di Miramare a Trieste, il Casale Giannella (Casa del Mare) a Orbetello, il Museo della Biodiversità di Monticiano ed il Centro Ambiente di Morigerati – Oasi Grotte del Bussento. Per la ristrutturazione è stato fondamentale il contributo della Fondazione di Sardegna.

La scelta di Santa Teresa di Gallura non è certo casuale. Il World Wide Fund for Nature è l’organizzazione internazionale di protezione ambientale per eccellenza. Conosciuto in tutto il mondo, il WWF – reso ancor più iconico dal famoso logo del Panda – aveva scelto Santa Teresa come simbolo delle sue battaglie per la protezione del mare. La speranza, infatti, è tuttora quella che il Santuario dei Cetacei Pelagos esca dalla carta per diventare realmente l’area marina protetta più grande del Mediterraneo. Al centro dell’idea sono le Bocche di Bonifacio (stretto di mare che separa Santa Teresa dalla Corsica), il cui attraversamento – nonostante le prescrizioni internazionali – continua ad essere una fonte di rischi per veri e propri paradisi marini, compreso l’Arcipelago della Maddalena. Questa zona presenta infatti un elevato traffico di navi di ogni genere, incluse quelle adibite al trasporto di carichi pericolosi (petroliere, chimichiere e gasiere).

Micro e macro plastiche nei nostri mari

Anche l’edificio scelto per la costruzione del Centro non è certo casuale. Infatti, è stato donato nel non lontano 1997 al WWF da Andrea Quiliquini, leader ecologista e cittadino di Santa Teresa, che aveva utilizzato quel cortile per mantenere e valorizzare specie di piante autoctone che correvano il rischio di estinzione. La ristrutturazione dell’edificio è stata fatta nel rispetto dell’architettura del paese e delle caratteristiche dell’edificio stesso. L’intonaco dei muri perimetrali è stato completamente restaurato lasciando a vista ampie porzioni delle pietre originali. Il recupero di due murales sulla parte esterna del muro perimetrale testimonia, invece, la presenza storica del WWF in Gallura. All’interno della corte sono stati anche messi a dimora alberi e piante tipici della macchia mediterranea. L’edificio può accogliere facilmente le scolaresche: i bambini, d’altronde, sono il nostro futuro. Una targa – posta sotto la bandiera del Panda – è stata ovviamente dedicata a Quiliquini, scomparso nel 2008. La dedica riporta una frase scritta dal fondatore del WWF Italia Fulco Pratesi «Ad Andrea Quiliquini che ha difeso con passione e generosità la sua Gallura e la natura della Sardegna. Con imperitura stima e riconoscenza».

La creazione del Centro WWF di Santa Teresa di Gallura e di altri centri informativi e di tutela nel territorio nazionale e internazionale ha come obiettivo il favorire la sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi che affliggono i nostri mari. Fa sempre discutere in modo acceso il ruolo che i rifiuti e, in particolare, la plastica killer giocano nell’inquinamento della Terra. Nove milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri oceani ogni anno, ben 0,5 milioni di tonnellate solo nel Mediterraneo. L’incapacità nella gestione dei rifiuti e una ancora insufficiente apertura nei confronti dell’economia circolare, fanno sì che piatti, bicchieri, sacchetti usa e getta vengano riversati nel mare, minacciando la sopravvivenza di oltre 800 specie animali (numeri forniti da un rapporto pubblicato nel 2016 dalle Nazioni Unite). Particolarmente a rischio i cetacei, balene e delfini in testa, e le tartarughe, che scambiano spesso la plastica per cibo e la ingeriscono.

Sardegna e mare sono una cosa sola. Le previsioni sul nostro destino sono poco confortanti: si stima che nel 2050 ci saranno più rifiuti plastici nei mari che pesci. Il Centro WWF di Santa Teresa di Gallura è un piccolo passo per diffondere consapevolezza ed evitare che la situazione degeneri. Il futuro dipende dalle scelte di oggi.