La tradizione è il suo valore primario, il velluto è il suo tessuto di punta, l’ago e il filo e il “sudore della fronte” di ben 60 anni di attività sono i suoi strumenti. Stiamo parlando della Sartoria Modolo. Ci troviamo ad Orani, un paesino dell’entroterra sardo in cui la ruota dell’artigianato e dell’arte non ha mai smesso di girare, tra la tradizionale produzione di cassapanche e la preziosa tecnica della tessitura. D’altronde è proprio qui, in questo piccolo mondo antico, tra viuzze e chiesette che sanno di autentica Sardegna, che nacque il famoso artista sardo Costantino Nivola. Ed è ancora qui che la Sartoria Modolo continua a cucire i suoi abiti tradizionali, maschili e femminili, senza indietreggiare davanti al tempo che passa. Abbiamo avuto il piacere di parlare con Francesco Modolo e suo padre Pietro Paolo Modolo, che ci hanno guidato in un viaggio alla scoperta della moda agropastorale, degli abiti su misura, dei tessuti pregiati e di un mondo, quello della tessitura, che costantemente si rinnova senza perdere di vista il presente, nutrendosi degli acquisti dei pastori e dei contadini ma anche dei grandi personaggi della politica italiana.

Foto Luca Mureddu

Buongiorno Francesco, raccontaci come e quando è nata la Sartoria Modolo. Quanti anni ha la vostra attività e chi è stato il suo creatore?
Forse questa domanda dovreste farla a mio padre Paolo, sono sicuro che saprà rispondervi meglio di me!

Salve Signor Modolo, allora la facciamo a lei questa domanda. Come e quando è nata la vostra sartoria?
La Sartoria è nata nel lontano 1960 e sono stato io a fondarla. Ho fatto tutto da solo ovviamente. Francesco non era ancora nato!

Come è iniziata la sua attività?
Erano tempi in cui bisognava fare l’apprendistato, che durava circa 5/6 anni. Retribuzione zero ovviamente. Poi ho iniziato per conto mio e piano piano la sartoria ha ottenuto un certo successo.Ho lavorato in miniera per ventidue anni, e ogni sera, dopo il turno in galleria, mi mettevo a cucire. Piccone e ago, insomma. Negli anni ’60 ancora il confezionato non esisteva. Non c’era paese che non avesse una propria sartoria. Per questo, una volta finito l’apprendistato, ne aprii una nuova che confezionava abiti maschili, nel mio paese, Orani. Inizialmente, i clienti del velluto erano pastori e contadini. Poi la clientela si è ampliata, va dall’impiegato al politico, fino allo sposo. Negli ultimi anni sono stati tantissimi gli sposi che si sono fatti confezionare l’abito in velluto.

Foto Luca Mureddu

Come lavorate nella vostra sartoria? Quanta importanza ha il “fatto a mano” e quali tipologie di macchinari usate?
Io uso ancora la stessa macchina da cucire del 1960. Una vecchia Singer. Ovviamente abbiamo anche macchine più moderne.

Quanti siete nell’azienda?
Siamo tre. Io, mio figlio e mio nipote. È un’azienda a conduzione familiare.

Vi è capitato negli anni di confezionare abiti per personaggi importanti?
Per anni abbiamo seguito Cossiga e Vittorio Sgarbi. Cantanti come Piero Pelù, Dori Ghezzi. Anche lo scrittore di Orani Salvatore Niffoi si rivolge spesso a noi per i suoi abiti. Ma il primo cliente celebre è stato Costantino Nivola, famoso scultore oranese. Voleva un abito tradizionale sardo e in cambio mi diede un suo quadro, con una bellissima dedica in dialetto “s’arte tua pro s’arte mea”. All’epoca non ne capivo il valore. Avrei preferito le 5 mila lire!

Ci racconti qualche esperienza più recente
5/6 anni fa siamo stati a Tokyo. Per questa occasione abbiamo realizzato dei kimono in velluto. Ogni volta che andiamo in un posto cerchiamo di confezionare abiti di quella regione o che comunque rispettino le caratteristiche e gli interessi di quel paese. Per esempio, quando siamo stati a Londra, abbiamo realizzato abiti da fantino.

Passiamo di nuovo a te Francesco. Dicci anche tu qualche curiosità storica sulla vostra sartoria
Quando mio padre iniziò, negli anni ’60, le donne non andavano mai a farsi confezionare un abito in una sartoria maschile. Farsi prendere le misure da un sarto uomo creava imbarazzo d’altronde. Da allora le cose sono decisamente cambiate. Ora realizziamo sia abiti maschili che femminili.

Foto Luca Mureddu

Qual è lo stile dei vostri abiti?
Noi siamo partiti dagli abiti agro-pastorali, ma nel tempo ci siamo ammodernati senza perdere mai di vista la tradizione. Usiamo principalmente tessuti come il velluto e il broccato, ma nell’ultima sfilata al Museo Nivola, per esempio, abbiamo usato anche il jeans.

Come unite tradizione e innovazione?
Ci siamo aperti all’uso di nuovi tessuti. Prima usavamo solo il velluto Duca Visconti di Modrone, sia liscio che rigato. Ora usiamo anche i tessuti Ermenegildo Zegna, dal cotone al cashmere. Su alcuni di questi tessuti, per esempio, abbiamo l’esclusiva in Sardegna. Si trovano solo qua. Il nostro abito di punta è quello tipico sardo, con quattro tasconi davanti e le spalle fatte con gli archi, a una punta, due punte o tre punte, e la martingala in mezzo, ossia la cintura, e lo spacco centrale. Chi viene da Milano o da Roma fino a qui cerca generalmente questo tipo di abito, non quello che può vedere esposto nei negozi. Il nostro abito da sposo ha anche vinto di recente un premio agli Oscar dei matrimoni italiani. A parte i modelli tipici sardi, in verità, non abbiamo modelli. Facciamo quello che ci chiede il cliente. Da poco ho realizzato un cappottino per una cliente molto speciale, mia figlia. Il disegno lo aveva fatto da lei.