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Groenlandia e Artico, l’Italia prepara la strategia: da terre rare a petrolio, le opportunità

di Redazione
17 Gennaio 2026
in Italia & Mondo
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(Adnkronos) – Dalle infrastrutture alle rinnovabili, dall’industria della difesa e delle navi alle terre rare, l’Artico – mentre Donald Trump punta ad annettere la Groenlandia agli Stati Uniti per motivi di ‘sicurezza nazionale’ – è una possibilità economica che apre nuovi scenari di sviluppo per il tessuto delle aziende italiane. 

È uno dei pilastri su cui poggia il Piano per l’Artico presentato dal governo, che infatti, ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sta approntando un “tavolo imprenditoriale artico” a cui siederanno “tutti i nostri principali gruppi industriali e piccole e medie imprese in settori chiave” per lanciare una “missione imprenditoriale” per la regione. I settori di interesse sono numerosi, a partire da quello energetico.  

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L’area, infatti, è particolarmente ricca di risorse naturali: idrocarburi come gas naturale e petrolio, ma anche terre rare, oltre ad altri minerali strategici fondamentali per la transizione energetica globale. La Us Geological Survey, nel 2008, calcolava che circa il 30% del gas naturale e il 13% del petrolio ancora non scoperti a livello globale si troverebbero sepolti sotto i ghiacci artici. 

Non si tratta solo di prospettive future: l’import italiano di idrocarburi dalla regione artica ha subito una decisiva spinta negli ultimi sei anni, a partire, cioè, dall’invasione russa dell’Ucraina, con l’azzeramento delle importazioni le importazioni da Mosca e cercando, quindi, una diversificazione delle fonti.  

In questo nuovo scenario il ruolo della Norvegia è diventato centrale: le esportazioni verso l’Italia sono arrivate a coprire il 6,5% del totale delle importazioni di gas naturale nel 2023. Non a caso, Eni è tra le aziende italiane che rientra nel novero dei soggetti già attivi nella regione: la sua società controllata norvegese Vår Energi è presente con importanti operazioni offshore nel Mare del Nord, nel Mar di Norvegia e nel Mare di Barents. Lo evidenzia anche il piano del governo: Eni “ha maturato una vasta conoscenza di contesti ad alta complessità come quello artico mostrandosi molto sensibile all’impatto dei cambiamenti climatici e alla conservazione degli ecosistemi”, si legge nel piano Italiano, che ricorda la più ampia collaborazione della società guidata da Claudio Descalzi con il Cnr, centrata sulle ricerche sulle trasformazioni ambientali in Artico attraverso l’istituzione e lo sviluppo del Centro di Ricerca ‘Aldo Pontremoli’.  

Ma i riflettori sono tutti puntati sulle terre rare, cruciali nella transizione energetica europea. Il progressivo assottigliamento della coltre ghiacciata aumenterà, nel tempo, l’accessibilità di queste risorse ed il loro sfruttamento, in condizioni ambientali che però rimangono difficili; sia in ragione della natura selvatica e inospitale di molte aree artiche, sia per la sostanziale mancanza di infrastrutture, sia per la necessaria attenzione alla conservazione degli ecosistemi ambientali. Questo quindi “richiederà importanti investimenti ed un ampio ricorso a tecnologie di frontiera”, si legge nel dossier elaborato dalla Farnesina, che ‘schiera’ Enel Green Power. 

“Le competenze nel settore geotermico possono essere messe direttamente a servizio dell’Artico per contribuire allo sviluppo di soluzioni energetiche pulite a livello locale ma dalle ricadute più ampie, guardando in particolare alle collaborazioni per la valorizzazione energetica della forza del vento e del mare nel rispetto dell’ecosistema artico”. 

L’Italia ha dalla sua un solido know-how nel campo della geotermia (attualmente rappresenta il primo Paese geo-termoelettrico europeo, seguito dall’Islanda) e propone, in questo campo, “di sviluppare sinergie con i Paesi artici per l’applicazione di tecnologie che contribuiscano alla riduzione delle emissioni climalteranti”, come fatto nel 2024 con il memorandum d’Intesa italo-islandese in materia di cooperazione nel settore dell’energia geotermica. 

In questo quadro, la Groenlandia gioca un ruolo chiave: la mappatura delle risorse minerarie deve, in molti casi, ancora passare dalle stime dei geologi all’esplorazione sul terreno e gli investimenti nel settore estrattivo nell’Isola Verde avranno inizialmente uno “sviluppo lento per i costi elevati e le considerazioni di impatto ambientale”, ma “sono destinati a crescere in una prospettiva di medio periodo proprio per le grandi ricchezze disponibili e quelle ancora da scoprire”, viene evidenziato nel piano. 

C’è poi il capitolo centrale della difesa, la cui attualità è tornata di forza alla ribalta sulla scia dei teatri geopolitici che vanno aprendosi su più fronti. Dal 2019 Leonardo è coinvolta attivamente nella regione partecipando al progetto ‘Artic Security and Emergency Preparedness Network’ (Arcsar), che riunisce forze di sicurezza, autorità civili, centri di ricerca e attori industriali dei Paesi artici e atlantici con l’obiettivo di “fronteggiare emergenze, catastrofi naturali e rischi legati alla crescente attività marittima nell’Artico”. 

Legato a doppio filo, c’è tutto il dossier spazio, soprattutto le attività di osservazione satellitare, centrale per “le svariate implicazioni di sicurezza”, ma anche per il monitoraggio delle attività marittime, la lotta all’inquinamento, il controllo del movimento del ghiaccio marino, le applicazioni metereologiche e le soluzioni di risposta alle emergenze. In questo campo opera attivamente e-Geos, una joint venture tra l’Agenzia Spaziale Italiana e Telespazio, che si occupa di gestire ed estrarre preziose informazioni dai dati raccolti dal sistema satellitare Cosmo-SkyMed. Inoltre, il dialogo operativo costante tra Agenzie Spaziali, finalizzato anche tramite la conclusione di specifiche intese, ha favorito la collaborazione istituzionale e l’impegno finanziario in un settore che si presenta in rapida espansione a livello globale. 

Infine, il fronte industriale: lo sviluppo delle rotte marittime artiche apre “notevoli prospettive” nel campo della cantieristica. Questo è particolarmente vero per l’Italia che vanta una lunga tradizione che la rende competitiva, come dimostrato dall’attività di Fincantieri in Norvegia, attraverso la sua controllata Vard, attiva nella costruzione di navi dedicate proprio all’ambiente artico, con applicazioni nelle navi da ricerca, da lavoro e per la sicurezza delle infrastrutture. 

Tra gli investimenti della società guidata da Pierroberto Folgiero, salta all’occhio l’intero segmento dell’Underwater; si tratta di un mercato in espansione, che – secondo le stime di Fincantieri – è previsto raddoppiare già solo nel periodo 2026-2030 da circa euro 22 miliardi a euro 43 miliardi, trainato sia dalla difesa, con la crescita del business ‘convenzionale’ (sottomarini, effettori e sistemi sonar) ma anche della richiesta di soluzioni per missioni di Mine Warfare, Isr (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) e Asw (AntiSubmarine Warfare), in risposta a minacce sempre più ibride e asimmetriche. 

E ora, anche nell’oceano artico il settore, sottolinea la Farnesina, “sta conoscendo un significativo sviluppo ed attira l’interesse di diverse altre imprese italiane, con riguardo in particolare alla subacquea, ai sistemi di immersione ed alla stessa connettività digitale per la produzione di cavi sottomarini ad alta capacità e la realizzazione di infrastrutture resilienti lungo le nuove rotte artiche”. 

Non ci sono però solo le navi: anche le telecomunicazioni saranno “sempre più strategiche per mettere in connessione le persone in aree tanto remote”, e i trasporti, entrambi “fondamentali per aumentare mobilità e connettività”; ancora “le costruzioni ad altissima efficienza energetica, dell’eco-design e del recupero dei materiali di scarto in un’ottica di economia circolare”; tutti settori in cui, insomma, “si potranno creare spazi di opportunità per le eccellenze italiane”. (di Martina Regis) 

Tags: adnkronoscronacamondoultimora
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