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Groenlandia, Trump pronto a comprarla: la mossa del presidente Usa e gli scenari

di Redazione
8 Gennaio 2026
in Italia & Mondo
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(Adnkronos) – Donald Trump vuole la Groenlandia e non molla, al punto che è anche disposto a comprarla. Il presidente Usa “sta attivamente discutendo” l’acquisto con il suo team, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sottolineando che Trump preferisce la via diplomatica ma non esclude l’azione militare per acquisire l’isola artica, territorio autonomo della Danimarca. 

“Tutte le opzioni sono sempre sul tavolo per il presidente Trump”, ha poi aggiunto, evidenziando che “la prima opzione per il presidente è la diplomazia”. L’obiettivo finale rimane controllare un territorio ritenuto fondamentale per la sicurezza nazionale in una regione condizionata dalla presenza dilagante di Russia e Cina. 

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La ‘trattativa’ potrebbe iniziare la prossima settimana, quando Marco Rubio sarà in Danimarca per un incontro con i leader danesi. Lo ha annunciato lo stesso segretario di Stato americano, dopo che da Copenaghen e dal territorio autonomo danese sono arrivate richieste di un incontro per provare a rendere più fluidi i rapporti attraverso l’Atlantico. “Li vedrò la prossima settimana”, ha detto Rubio, passepartout diplomatico chiamato ad allentare le tensioni tra Washington e Ue/Nato. 

Intanto possibili mosse e scenari si susseguono nelle valutazioni di esperti e analisti. Trump “sembra essere già a buon punto” nel “percorso ben definito”, di stampo putiniano, per impossessarsi della Groenlandia e lo farebbe “in quattro facili mosse”. A delineare il quadro è Politico: il contesto ‘venezuelano’ (un’operazione militare nella capitale per prenderne il controllo) sembra comunque “fantasioso” anche al netto degli avvenimenti recenti. 

“Fatto preoccupante per gli europei, la strategia assomiglia terribilmente al manuale espansionista di Vladimir Putin”, scrive la testata, che ha parlato con nove funzionari Ue, addetti ai lavori della Nato, esperti di difesa e diplomatici per tratteggiare come potrebbe muoversi la Casa Bianca per conquistare Nuuk. 

In questo scenario, il primo passo dell’amministrazione Trump sarebbe avviare una campagna di influenza per promuovere il movimento indipendentista della Groenlandia. Sebbene un recente sondaggio abbia mostrato che l’85% dei groenlandesi si opponga a diventare parte degli Stati Uniti, la testata sottolinea che il 56% di essi voterebbe per l’indipendenza del territorio autonomo dalla Danimarca, con il 28% contro. E secondo quanto riportato più volte nel corso del 2025 dai media danesi, diversi cittadini Usa legati a Trump avrebbero condotto operazioni di influenza segrete: il servizio di sicurezza e intelligence di Copenaghen ha avvertito che il territorio “è l’obiettivo di campagne di influenza di vario genere”. 

Secondo Felix Kartte, esperto di politiche digitali e già consigliere delle istituzioni Ue e di diversi governi, le tattiche ricordano il copione russo in Paesi come Moldova, Romania e Ucraina, con operazioni offline (“partiti estremisti, reti della diaspora, oligarchi filo-russi” e pagare persone per la partecipazione alle proteste anti-Ue o anti-Usa) e online (“grandi reti di account falsi e pseudo-organi di informazione per amplificare queste attività online e promuovere candidati o posizioni selezionate”), con l’obiettivo di amplificare la presenza dell’opzione favorita dal Cremlino. Sulla Groenlandia, gli Usa sembrano stiano dispiegando almeno alcuni di questi metodi: il vice-capo di gabinetto di Trump, Stephen Miller, recentemente ha detto che “nessuno combatterà militarmente contro gli Usa per il futuro della Groenlandia”, che il presidente ha nominato un inviato speciale per il territorio con l’obiettivo di renderlo “parte degli Usa”, e che il vicepresidente JD Vance, visitando l’isola a marzo, ha promesso che “il popolo della Groenlandia avrà l’autodeterminazione”.  

Se questi sforzi per accelerare il referendum sull’indipendenza della Groenlandia andassero a buon fine, il secondo passo sarebbe portarla sotto l’influenza statunitense, prosegue Politico. Oltre all’annessione diretta in qualità di Stato Usa, ipotesi ventilata dalla moglie di Miller, Katie Miller, in un recente e controverso post sui social, “ci sono altre opzioni. 

Circolano notizie dallo scorso maggio secondo cui l’amministrazione Trump vuole che la Groenlandia firmi un Accordo di libera associazione, come quelli che ha attualmente con la Micronesia, le Isole Marshall e Palau”, per cui Washington fornisce servizi essenziali, protezione e libero scambio in cambio dell’operatività militare senza restrizioni sul territorio di quei Paesi. Kuno Fencker, un deputato dell’opposizione groenlandese pro-indipendenza che ha partecipato all’insediamento di Trump e ha incontrato il deputato repubblicano Andy Ogles l’anno scorso, ha parlato di quest’idea in termini favorevoli. 

Il terzo passo di Washington sarebbe quello di coinvolgere l’Europa, specie l’Ue, giocando la carta del supporto all’Ucraina per rafforzare la propria posizione e mettere pressione sugli alleati. “Un potenziale scenario ipotizzato da un diplomatico dell’Ue sarebbe un pacchetto di scambio sicurezza-per-sicurezza, in base al quale l’Europa ottiene assicurazioni più ferme dall’amministrazione Trump per l’Ucraina in cambio di un ruolo più ampio per gli Usa in Groenlandia. Sebbene sembri un boccone amaro, potrebbe essere più facile da ingoiare rispetto all’alternativa: infastidire Trump, che potrebbe reagire imponendo sanzioni, ritirandosi dai negoziati di pace, o sostenendo Putin nei negoziati con l’Ucraina”, scrive Politico. 

Infine, se Nuuk finisse comunque per dire “no” a Trump, “un’acquisizione militare statunitense potrebbe essere ottenuta senza troppe difficoltà”, prosegue la testata, citando un politico danese secondo cui si tratterebbe di un affare da “cinque elicotteri” data la ristretta capacità groenlandese di far fronte a una minaccia militare. Thomas Crosbie, professore associato di operazioni militari presso il Collegio reale danese di difesa, ha descritto gli scenari, a partire da una semplice “strategia di fatto compiuto”, vale a dire una presa di terreno simile a quanto fatto da Putin in Ucraina. Lin Mortensgaard, ricercatrice presso l’Istituto danese per gli studi internazionali ed esperta di sicurezza groenlandese, ha sottolineato che Washington dispone già di circa 600 militari dispiegati in Groenlandia nella base di Pituffik e a supporto delle missioni di ricerca, mentre Nuuk non ha un esercito territoriale e il Comando Congiunto Artico danese, residente nella capitale, “include risorse militari scarse e obsolete, limitate in gran parte a quattro navi di ispezione e della marina, una pattuglia su slitta trainata da cani, diversi elicotteri e un aereo da pattugliamento marittimo”. 

Di conseguenza, se Trump dovesse mobilitare truppe sul terreno o inviare forze speciali, gli Usa potrebbero prendere il controllo di Nuuk “in mezz’ora o meno”, stando alla ricercatrice. Scenario che dovrebbe generare preoccupazione nei 60.000 groenlandesi, ha detto l’europarlamentare danese Stine Bosse. 

Senza parlare del fatto che qualsiasi incursione non avrebbe “alcuna base legale” secondo il diritto statunitense e internazionale e un’occupazione oltre i 60 giorni richiederebbe anche l’approvazione del Congresso degli Usa, come ha spiegato Romain Chuffart, che dirige l’Arctic Institute con sede a Washington. In più, un’invasione “significherebbe la fine della Nato”, e per gli Usa questo equivarrebbe a “spararsi sui piedi e dire addio a un’alleanza che hanno contribuito a creare”, ha aggiunto. Tra gli altri effetti, spiega il generale Ben Hodges, ex comandante delle truppe Usa in Europa, includono la perdita di fiducia di alleati cruciali e una riduzione dei flussi di intelligence e accesso alle basi europee, a detrimento della sicurezza Usa. 

Secondo Ed Arnold, ricercatore senior presso il Royal United Services Institute, la Nato “rimarrebbe incapace di rispondere, dato che l’azione militare deve essere approvata all’unanimità e gli Usa sono il membro chiave dell’alleanza, ma gli alleati europei potrebbero dispiegare truppe in Groenlandia tramite altri raggruppamenti come la Forza di spedizione congiunta Regno Unito-Scandinavia o il formato di Cooperazione di Difesa Nordica”. Per ora, tuttavia, gli alleati Nato rimangono calmi riguardo a un attacco, conclude Politico, citando un diplomatico senior secondo cui si è “ancora lontani da quello scenario […] Potrebbero esserci negoziati difficili, ma non credo che siamo vicini ad alcuna acquisizione ostile”. 

Tags: adnkronoscronacaDonald TrumpGroenlandiamondoultimoraUSA
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