Dagli episodi di violenza tra gruppi di ragazzini nel quartiere della Marina a Cagliari, alla città di Milano sempre più ostaggio delle baby gang. Nelle città italiane sono in costante aumento gli episodi di microcriminalità che vedono come protagoniste bande di adolescenti.
Il fenomeno, di per sé, non è nuovo. Ogni epoca ha avuto i suoi giovani ribelli, dai “teddy boys” ai “punk”, fino ai “tamarri”. Oggi, questi ragazzi, spesso eccessivamente rumorosi e provocatori, vengono chiamati maranza. A differenza del passato, tuttavia, il problema risulta amplificato dalla presenza dei media e dei social network, che rendono ogni episodio immediatamente visibile, spesso distorcendone la percezione sociale.
Secondo l’Accademia della Crusca, si può definire maranza “quel ragazzo o, meno frequentemente, quella ragazza, che appartiene a gruppi di giovani che ostentano atteggiamenti da strada, particolari gusti musicali, capi d’abbigliamento e accessori appariscenti e un linguaggio frequentemente volgare”.
L’Osservatorio della lingua italiana Treccani ha pubblicato il libro del 2025 che, come ogni anno, dedica una sezione ai neologismi, ossia alle parole nuove che hanno lasciato un segno nella cronaca, nella politica, nella tecnologia e nell’economia. Tra questi termini, insieme a “occhi spaccanti”, “ingiocabile” e “pro Pal”, è stata inclusa anche la parola “maranza”.
In realtà, “maranza” non è affatto un neologismo. La sua prima attestazione risale al 1988, al brano di Jovanotti “Il capo della banda”, tratto dall’album “La mia moto”, in cui l’artista cantava:
“Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente
Di matti di maranza e di malati di mente
Fissati con le moto e coi vestiti americani
Facciamo tutto ora o al massimo domani”.
Negli anni Ottanta, il sostantivo era utilizzato nel lessico giovanile, soprattutto dell’Italia settentrionale, con il significato di tamarro che frequentava il mondo della musica dance e dei locali notturni. Oggi invece il maranza è un tipo un po’ diverso: è famoso soprattutto su TikTok, è protagonista delle cronache, ascolta musica trap, indossa vestiti spesso griffati ma perlopiù contraffatti e, soprattutto, ama essere definito così.
Sorge spontanea la domanda se essere maranza rappresenti uno stile di vita o piuttosto una moda. In realtà, oltre all’aspetto e alle preferenze musicali, spesso dietro questi ragazzi si nascondono storie di migrazione. Molti di loro, infatti, sono nati o cresciuti in Italia da famiglie di origine straniera, in particolare nordafricana, o mista. Ne deriva un mondo che comunica attraverso molte lingue, dove all’italiano si affiancano l’inglese, il francese o l’arabo, che si intrecciano tra loro. Non si tratta però solo di una classificazione su base etnica: è una realtà urbana presente nelle periferie, ai margini delle nostre città, dove la necessità di emergere dei giovani si scontra con l’assenza di spazi in cui possano realmente esprimersi. Per questo motivo, questi gruppi di ragazzi di strada, spesso violenti e chiassosi, hanno la tendenza ad attaccare briga sia con altri adolescenti che con persone adulte, e talvolta sono coinvolti in risse o rapine.
Il fenomeno dei maranza altro non è che lo specchio di un disagio adolescenziale che cerca attenzione. L’adolescenza, infatti, è la fase della vita in cui si costruisce e si ricerca la propria identità. Nel caso dei maranza c’è la convinzione che lo sviluppo di questa identità passi attraverso l’uso della forza, della prepotenza e dell’aggressività, oltre al mancato rispetto delle regole. Questi atteggiamenti nascondono spesso la paura di non essere accettati al di fuori del gruppo, mettendo in luce una profonda fragilità. Per questo motivo, spesso non pagano i biglietti del treno, disturbano e minacciano i passanti e, in alcuni casi, arrivano a usare armi, in particolare coltelli.
A questo punto è lecito chiedersi se questa realtà giovanile coincida con il bullismo. Si parla di bullismo quando, nelle relazioni tra ragazzi, esiste uno squilibrio di potere perché magari uno è più forte o più grande dell’altro, oppure un gruppo si accanisce contro una sola persona; quando gli atteggiamenti aggressivi si ripetono nel tempo, e quando c’è la volontà consapevole di fare del male, offendere o sminuire qualcuno. Certamente non tutti i bulli rientrano nella categoria dei maranza, ma tutti i maranza mettono in atto comportamenti da bulli.
Quello dei maranza non è un problema sociale da affrontare con discriminazioni o pregiudizi, né può essere semplicemente ignorato. Pattugliamenti e controlli delle forze dell’ordine da soli non bastano: è fondamentale la collaborazione dei cittadini e l’adozione di strategie di inclusione. Non bisogna voltarsi dall’altra parte davanti a segnali di disagio o comportamenti a rischio, perché solo lavorando sulla propria sensibilità ed empatia, e trasmettendola ai giovani, si può prevenire la diffusione della cultura della violenza.








































