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Il nuovo miliardario italiano Ghirelli: l’AI distruggerà molti lavori. L’Italia punti allo spazio

di Redazione
5 Marzo 2026
in Italia & Mondo
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(Adnkronos) – Filippo Ghirelli, ingegnere e imprenditore romano attivo nelle infrastrutture ad alta tecnologia, è da pochi giorni entrato nella lista dei miliardari italiani di “Forbes”. In questa conversazione con Adnkronos spiega la visione che guida Infracorp, la sua piattaforma di sviluppo infrastrutturale: riconversione industriale del tessuto produttivo italiano in chiave spaziale, trasporto aereo regionale, data center in Italia con forte attenzione forte su sovranità del dato, cybersecurity e posizionamento geografico. Entra anche nel tema più caldo di queste settimane: cosa succederà ai milioni di persone che rischiano di perdere il lavoro per l’irrompere dell’intelligenza artificiale.  

Partiamo dalla sua tesi più radicale: l’AI distruggerà una quota enorme di lavori e non tutti potranno essere riqualificati. Perché è così netto?  

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Perché guardo alla traiettoria tecnologica, non alla fotografia attuale. L’AI è un ottimo servo ma un pessimo padrone. Se la lasciamo crescere senza governarne gli impatti sistemici, l’effetto sul lavoro sarà profondo. Molte attività ripetitive, analitiche, amministrative e di supporto stanno diventando economicamente non sostenibili rispetto alla produttività delle macchine. Il tema è che il reskilling ha un limite strutturale. È poco realistico pensare di riqualificare milioni di persone in modo lineare e continuo mentre la soglia tecnologica continua ad alzarsi. Una parte della popolazione rischia di restare fuori dal mercato del lavoro tradizionale. 

Non si potrebbe adottare il reddito universale?  

Non è sostenibile in termini di scala né finanziari. Se già oggi è complesso sostenere misure di sostegno per numeri relativamente contenuti, immaginare un reddito universale su larga scala significa spostare il peso interamente sulla fiscalità generale, con effetti potenzialmente destabilizzanti. Ma c’è anche un tema culturale: il reddito universale è una misura passiva. Io credo invece che si debba attivare un circuito economico diverso. 

Qui entra in gioco la sua proposta dei token. Come funzionerebbe concretamente questa “economia parallela”?  

L’idea è spostare la remunerazione verso il valore sociale e umano che oggi il mercato non riconosce. . Se una persona perde il lavoro ma ha competenze relazionali, educative, organizzative, di cura, oppure un talento specifico, quel valore non può restare inutilizzato. Attraverso un sistema di certificazione e tracciabilità delle prestazioni, quel tempo e quelle competenze potrebbero generare token con un sottostante reale: attività utili alla comunità. Non token speculativi, ma strumenti di scambio utilizzabili per beni e servizi essenziali. In questo modo si crea un’economia parallela che sostiene il consumo di base e riduce il rischio di collasso della domanda interna. 

Non teme che un sistema del genere possa essere percepito come una forma alternativa di assistenzialismo?  

No, perché il presupposto è l’attivazione, non l’erogazione passiva. Il punto non è distribuire risorse, ma riconoscere valore a funzioni che oggi il mercato non remunera in modo adeguato. Se l’AI concentra produttività e ricchezza in pochi nodi, bisogna redistribuire opportunità, non solo reddito. 

Passiamo a Infracorp. Lei la descrive come una piattaforma infrastrutturale più che come un singolo progetto. Che cosa la distingue dal modello tradizionale delle infrastrutture?  

Il modello tradizionale riguarda asset regolati: autostrade, reti, acqua, energia. Rendimenti stabili, orizzonti lunghi, forte presenza pubblica. Oggi, accanto a queste, stanno emergendo infrastrutture value added, legate a tecnologie nuove, con un profilo più dinamico. Infracorp nasce per aggregare e sviluppare quattro direttrici strategiche: trasporto aereo regionale, AI decentralizzata e data center, energia e spazio. Non come progetti isolati, ma come ecosistema integrato. 

Partiamo dal trasporto aereo regionale. Che problema intende risolvere?  

L’Italia è ben collegata sulle grandi direttrici, ma è poco efficiente nei collegamenti trasversali. Ci sono tratte brevi che richiedono ore. L’idea è costruire una rete interregionale che valorizzi aeroporti secondari oggi sottoutilizzati. Significa ripensare l’aeroporto come polo di servizi: turismo, logistica, aviazione generale, manutenzione, perfino specializzazioni come il turismo sanitario. Mettendo in rete più scali e integrando una flotta mista, si può creare un’infrastruttura sistemica oggi assente. 

Qual è il ruolo del pubblico in questo schema?  

Il pubblico può avere l’intuizione e definire l’indirizzo strategico. Ma l’esecuzione industriale e finanziaria richiede competenze e velocità che tipicamente stanno nel privato. Il punto è costruire veicoli di investimento capaci di aggregare territori e capitali. 

Seconda direttrice: AI decentralizzata e data center. Lei parla di un protocollo proprietario. In cosa consiste la differenza rispetto ai modelli attuali?  

Il nodo non è solo dove si trova il dato, ma dove si genera il valore del learning. Anche rispettando le normative, il training produce conoscenza che può diventare un asset trasferibile. Noi lavoriamo su un modello che mantiene storage e apprendimento all’interno di un perimetro controllato, con un protocollo che protegge il dato e il suo processo di elaborazione. Questo è particolarmente rilevante per clienti sensibili, pubblici e privati. In questo contesto, siamo tra i più importanti sviluppatori di data center in Italia. 

Parla anche di una geografia precisa dei data center.  

Le reti fisiche contano. Nord Italia per le connessioni europee, Adriatico e Tirreno per esigenze operative e di latenza, Puglia come ponte verso Balcani e Medio Oriente, Sicilia come nodo naturale verso il Nord Africa. È una logica di resilienza e sovranità infrastrutturale. 

Terzo asse: energia. È molto chiaro sulla necessità di continuità.  

Un data center non può permettersi discontinuità. Per questo il turbogas resta centrale come fonte affidabile. E sempre più sarà necessaria un’integrazione pubblico-privato sulle scelte strategiche in materia di politiche energetiche. Parallelamente, stiamo studiando soluzioni più avanzate, incluso il nucleare offshore in prospettiva. Le rinnovabili restano un tassello, ma da sole non garantiscono continuità: occorre lavorare su fonti di energia enormemente più stabili e concentrate. A questo si affianca il waste to energy: trasformare rifiuti in energia e calore, riducendo l’impatto ambientale e integrando la filiera energetica con quella digitale. Siamo gli unici ad avere un permesso per un impianto di questo tipo, in Abruzzo. 

Quarta direttrice: spazio. Cosa significa per voi exploration e orbital data center?  

Significa lavorare su infrastrutture orbitanti e servizi in orbita: manutenzione satellitare, gestione dei detriti, prolungamento della vita operativa. Gli orbital data center rappresentano una frontiera in cui cambiano condizioni operative e opportunità tecnologiche. È un’estensione naturale della logica infrastrutturale: la rete non è più solo terrestre. 

Lei dice che, su questi temi, l’Italia può giocare un ruolo più forte dell’Europa nel suo complesso.  

La filiera italiana nell’aerospazio e nella manifattura avanzata è molto solida. Dalla meccanica di precisione alla componentistica, abbiamo competenze diffuse. Il tema è aggregarle. Penso anche alla Motor Valley e a migliaia di aziende oggi in difficoltà sull’automotive ma con competenze trasferibili. Se le aiuti a riconvertirsi verso aerospazio e spazio, crei valore e resilienza industriale. 

Che ruolo possono avere Mimit, fondi e capitale privato in questo processo?  

Il Mimit ha strumenti su innovazione e crediti d’imposta. Una parte delle risorse destinate allo spazio può sostenere ricerca e sviluppo. I fondi stanno diventando più specialistici, ma hanno bisogno di piattaforme industriali coerenti. Serve anche capitale paziente: investitori disposti a sostenere traiettorie lunghe, non solo operazioni di breve periodo. 

Insomma, qual è il filo che unisce token, infrastrutture, spazio ed energia?  

La capacità di reagire e adattarsi al cambiamento. Se l’AI rivoluziona il lavoro, bisogna ripensare una parte dell’economia. Se la competizione tecnologica si intensifica, bisogna costruire infrastrutture robuste e integrate. Non è più tempo di teorie astratte. È il momento di progettare sistemi che tengano insieme innovazione, coesione sociale e sovranità industriale. (di Giorgio Rutelli) 

Tags: adnkronoscronacaItaliaultimora
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  • 👹 Sos Colonganos, il respiro antico del Carnevale di Austis

Nel cuore della Sardegna, ad Austis, ogni anno il Carnevale si trasforma in qualcosa di ancestrale. Non ci sono coriandoli né allegria sfrenata: qui il tempo rallenta, e dalle vie del borgo emergono figure avvolte nel mistero. Sono Sos Colonganos, maschere silenziose vestite di pelli di pecora, pellami di volpe e martora, con ossa d’animale legate sulla schiena e volti coperti da maschere di sughero intrecciate a rami di corbezzolo. 🌿

⚫ Il loro nome deriva dal greco “kolos” — colui che veste di pelli — e la loro presenza comunica penitenza, sacrificio e legame profondo con la terra. A differenza di altre maschere sarde, Sos Colonganos non portano campanacci, ma ossa: simbolo potente di morte e resurrezione che attraversa i secoli. 

🐗 Il rito si arricchisce con l’apparizione di s’Urtzu, figura dal volto nero di carbone e una testa di cinghiale completa di zanne, che cerca disperatamente di sfuggire a Sos Bardianos, guardiani avvolti in cappotti neri di orbace che lo percuotono con bastoni fino a “ucciderlo”. È un dramma collettivo che racconta la ciclicità della vita, il sacrificio rituale, la rinascita comunitaria. 

📜 Le radici di questa tradizione affondano almeno nel 1700, come testimonia la poesia del neonelese Bonaventura Licheri. Grazie all’Associazione culturale Sos Colonganos e a testimonianze orali preziose — come quella di Franziscangela Meloni, classe 1907 — oggi il rito continua a vivere, custodendo memorie che parlano di identità, memoria e appartenenza. 

La storia completa, tra simboli antichi e voci del passato, la trovi nell’articolo di Chiara Medinas su SHmag.it 🔗

📸 ©Associazione Culturale Sos Colonganos
  • 🏔️ Nel cuore della Sardegna più autentica, a 750 metri di altitudine, Orune si erge come un libro di pietra aperto sul passato. Il suo nome potrebbe derivare dal greco oros, “montagna”, e già questo racconta molto: un paese che domina vallate, boschi e formazioni rocciose tra Barbagia, Baronia, Logudoro e Gallura. 🌿

📜 Ma Orune non è solo paesaggio. È memoria viva di un’epoca in cui il banditismo sardo segnava la cronaca: qui nacquero figure leggendarie come Dionigi Mariani e Giovanni Moni Goddi. Eppure, accanto a loro, il borgo ha dato i natali anche a Margherita Sanna, tra le prime donne sindaco d’Italia, e ad Antonio Pigliaru, filosofo e giurista di grande rilievo. 

⚡Oggi Orune custodisce tesori che vanno oltre i nuraghi: Casa Murgia, palazzotto signorile dei primi del Novecento con un antico mulino ancora visibile nel giardino, racconta la storia dell’energia che illuminò per prima il paese. 

🌳 E poi ci sono le sugherete secolari, maestose e silenziose, fonte di vita economica e meta di studiosi da tutta Europa. Il sughero estratto qui diventa tappi, pannelli isolanti, arte artigianale. 

In tavola, Orune regala sapori intensi: i maccarones de ordascia, pasta d’orzo lavorata a mano, e sas montecadas, dolci fritti a forma di alveare che accompagnano il Carnevale barbaricino di metà febbraio. 🍯🎭

Un borgo che non dimentica, che resiste, che continua a vivere.

👉 Un viaggio tra archeologia, tradizioni e identità, l’articolo di Raffaella Piras continua su SHmag.it

📷 Nuraghe Nunnale: ©️Regione Autonoma della Sardegna
📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
  • 🕯️ Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari si cela un passaggio che da secoli sussurra segreti. Via Alberto Lamarmora, antica ruga Mercatorum dei mercanti pisani, dimora di nobili e argentieri, nasconde tra i suoi vicoli stretti il Portico delle Anime.

🌙 Un tunnel angusto illuminato solo da una lampada fioca, dove l’effige della Madonna delle Grazie veglia su un mistero inquietante. Gli abitanti raccontano di aver udito lamenti di anime in pena davanti al quadro sacro. Ombre che si muovono, voci indistinte che emergono dal buio.

⚔️ Si narra che durante un Giovedì Santo, Sant’Efisio apparve minaccioso nel portico a un sabotatore intenzionato ad avvelenare le acquasantiere delle chiese cagliaritane. Il santo lo fermò sul nascere. Da allora, ogni anno, il suo simulacro sosta davanti alla Vergine in processione. Una tradizione che unisce fede e leggenda, viva ancora oggi.

🏛️ Tra palazzi segnati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e archi gotico-catalani, il Portico conserva un fascino che sfida il tempo. Cagliari di giorno è luce, ma di notte Castello rivela il suo volto enigmatico.

👉 La storia completa di Raffaella Piras, con tutti i dettagli delle leggende e della storia del luogo, ti aspetta su SHmag.it 📰
  • 👹 Maschere nere, corna di cervo, pelli di montone e campanacci: a Lula, il Carnevale rivive ogni anno nel rito arcaico di Su Battileddu, la vittima sacrificale che incarna il ciclo eterno di morte e rinascita. Una tradizione intensa, misteriosa e profondamente legata alla terra e alla comunità.

👩🏻‍🍼👶🏻 Accanto a lui, le lugubri Sos Battileddos Gattias intonano canti funebri e mettono in scena gesti rituali che mantengono viva una memoria collettiva radicata nel mito e nell’identità della Baronia.

🔗 Nell’articolo su SHmag.it, Chiara Medinas ci guida alla scoperta della storia, del simbolismo e del fascino di uno dei Carnevali più enigmatici della Sardegna.

📷 Silvia Dengo
  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola. 

🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.

🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.

👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.

Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟

Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.

🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️

🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
  • 🪨 Scolpita nella roccia di Capo Sant’Elia, la Grotta di San Bartolomeo racconta una pagina poco nota della preistoria cagliaritana.
 

Tra frane, scavi ottocenteschi e indizi sparsi nel terreno, qui sono emersi frammenti di vasi, punte di lancia, resti animali e tracce di antiche capanne: tasselli di una storia che va dal Neolitico all’età nuragica, passando per la misteriosa cultura di Monte Claro.

🌊 Accanto alla grotta, la Domus de Janas ancora visibile custodisce il silenzio di un passato in parte perduto, mentre gli archeologi cercano di ricostruire l’abitato che un tempo dialogava con il mare di Marina Piccola e il colle di Sant’Elia.
 
Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.

La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
  • 🎨 A Oliena nasce il Museo Diffuso Liliana Cano, un percorso che intreccia arte, memoria e comunità. Un progetto che trasforma il paese in un museo a cielo aperto, dove i murales, le sculture e i cicli pittorici dell’artista dialogano con le strade, le chiese e le piazze. 🏛️✨

Promosso dal Comune di Oliena, in collaborazione con l’Archivio Liliana Cano, il Presidio Turistico Oliena Galaveras e la Parrocchia di Oliena, il Museo Diffuso propone otto tappe e oltre cinquanta opere che raccontano quarant’anni di ricerca artistica e di dialogo con il territorio.

📍 Dal “Monumento alla donna” del 1985, una delle prime sculture pubbliche in Sardegna dedicate alla figura femminile, fino ai murales religiosi e civili che costellano il centro storico, ogni tappa rivela un frammento del rapporto profondo tra Liliana Cano e la comunità che l’ha accolta.

👣 Un itinerario da percorrere lentamente, tra arte, tecnologia e memoria collettiva.

Scopri tutti i dettagli e la storia completa del Museo Diffuso Liliana Cano su 👉 SHmag.it
  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹

🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍

🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.

👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it

📸 Attilio Cusani
  • 🌅🎤 Dopo il successo del tour europeo e l’annuncio della quarta edizione di “Tutti Per Uno”, Il Volo svela le nuove tappe del World Tour 2026-2027, prodotto da Friends & Partners. Tra le date attese c’è anche quella del 9 agosto 2026 ad Alghero, quando il trio si esibirà all’Alguer Summer Festival. 

🎫 Le prevendite per il fanclub sono già aperte, mentre da domani i biglietti saranno disponibili su Ticketone. 

🌎 Il nuovo anno porterà Il Volo oltreoceano: prima in America Latina, poi negli Stati Uniti, per un calendario di live che anticiperà i concerti estivi e la nuova edizione di “Tutti Per Uno”, in programma a settembre a Mantova. 

Un viaggio musicale che abbraccia continenti, pubblico e tradizione, confermando l’energia di un trio ormai simbolo della musica italiana nel mondo. 🇮🇹💫

👉 Leggi l’articolo completo su SHmag.it per scoprire tutte le date e i dettagli del tour!
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