Lo Stramonio è una pianta appartenente alla famiglia delle Solanacee. Questa pianta cresce sia nelle regioni tropicali, che in luoghi dai climi più temperati, ed è diffusa in America, in Asia ed in Europa. In Italia attecchisce, più o meno, in tutte le regioni e la si può trovare nei terreni incolti, nei pressi di ruderi o sui bordi delle strade.

Lo stramonio è una pianta dal fusto cilindrico, che si divide in due rami e può superare il metro e mezzo di altezza. Le sue foglie sono larghe e dai bordi frastagliati. I fiori, invece, sono di forma tubolare e dai petali di color bianco, a volte con sfumature violacee. Il fiore si presenta chiuso ed avvizzito di giorno, ma mette in mostra la sua bellezza aprendosi durante la notte, quando rilascia uno sgradevole odore che attira le farfalle che, posandosi di fiore in fiore, favoriscono l’impollinazione della pianta.

Il frutto si presenta come una capsula dalla forma ovale, simile ad una noce sia per forma che per dimensioni, totalmente ricoperta di spine. All’interno del guscio ci sono moltissimi semi di colore nero.

La pianta è estremamente velenosa a causa dell’elevata presenza di sostanze alcaloidi come scopolamina e atropina che sono presenti in concertazioni diverse nei fiori, nei semi, nelle foglie e nelle radici. Questo alto grado di tossicità accomuna lo stramonio alle altre piante della famiglia delle solanacee, come la mandragora e la belladonna. Queste sostanze agiscono sull’organismo andando ad inibire il sistema nervoso centrale, provocando, inoltre, delirio e allucinazioni.

Essendo un potente allucinogeno, in tempi antichi, lo stramonio viene utilizzato nell’esecuzione di riti sia religiosi che magici, per via delle intense visioni che produce in chi lo assume. Questa sua caratteristica è stata sfruttata da molte culture, nel corso della storia.

In Cina, lo stramonio veniva utilizzato come anestetico e allucinogeno; in India era considerato una pianta sacra alla dea Shiva; nel Buddismo era legato al concetto di estasi dell’illuminazione. Probabilmente gli oracoli che anticamente prevedevano il futuro, come quello di Delfi nell’antica Grecia e gli Inca dell’America del sud, ne facevano largo uso, per favorire lo stato di trance e pronunciare le loro profezie, interpretando le visioni secondo la necessità del momento.

Lo stramonio viene citato anche da Omero nell’Odissea e da Shakespeare in Romeo e Giulietta. Inoltre, non dimentichiamoci che documenti medioevali risalenti agli anni della caccia alle streghe, indicano stramonio, mandragora e belladonna, come alcune delle classiche piante utilizzate dalle streghe per produrre i propri incantesimi. Un esempio è il famoso caso delle streghe di Salem. In quegli anni, il solo fatto di possedere in casa propria una pianta di stramonio, era sufficiente per essere accusati di stregoneria. Proprio da questa superstiziosa associazione al mondo dell’occulto, deriva il soprannome di “erba delle streghe” (o erba del diavolo).

Lo stramonio è una pianta altamente tossica, al punto da diventare letale se assunta in dosi eccessive, provocando forti deliri, amnesie, convulsioni per giungere poi alla paralisi e, infine, alla morte. Nonostante questa sua alta tossicità, anticamente, questa pianta veniva usata come rimedio medico. In passato era una cura per l’asma e un anestetico durante gli interventi chirurgici. Attualmente, alcune sostanze ricavate dallo stramonio come l’atropina e la scopolamina, vengono utilizzate nelle terapie per lenire i sintomi del morbo di Parkinson, in oculistica o come rimedio per il mal d’auto.

Lo stramonio viene utilizzato, inoltre, nei trattamenti delle tossicodipendenze per attenuare gli effetti delle crisi d’astinenza. La pericolosità nell’utilizzo di questa pianta sta tutta nel ristretto intervallo terapeutico. Ciò vuol dire che le dosi efficaci, sono molto simili a quelle che possono risultare dannose per l’organismo. Lo stramonio ed i suoi effetti sono ormai noti eppure, la diffusione dell’uso di sostanze vegetali allucinogene o stupefacenti come svago alternativo, è sicuramente allarmante. Spesso, infatti, si sente parlare di casi di intossicazione per aver voluto sperimentare i pericolosi effetti della pianta, per mero scopo voluttuario.