Ci sono idee di teatro che nascono lontano dai riflettori, crescono nei margini e continuano a fiorire dove meno te l’aspetti. È il caso del Festival Cantiere, organizzato da Progetti Carpe Diem, che dal 27 al 29 dicembre 2025 torna a Baradili, il comune più piccolo della Sardegna, per celebrare la sua 30ª edizione. Il titolo scelto, “Scriteriati”, sintetizza l’identità del progetto: una riflessione sulla libertà creativa e sulla capacità di costruire senso al di fuori dei modelli imposti.
Sotto la direzione artistica di Aurora Aru e Franco Marzocchi, il Festival ha attraversato in trent’anni luoghi marginali o dimenticati – dal compendio minerario di Montevecchio alle campagne di Soleminis, dal borgo di Tratalias fino all’attuale sede di Baradili – confermando una scelta culturale e politica precisa: fare teatro dove non c’è come gesto di riattivazione dei territori. Il Cantiere rimane un laboratorio permanente, un luogo di studio, ricerca e incontro tra artisti e comunità, dove i processi creativi contano quanto i risultati.
L’apertura, sabato 27 dicembre, è affidata a “Novellando… diletto pigliare”, un reading musicale ideato e interpretato da Andrea Macaluso insieme alla voce narrante e alla chitarra di Francesco Morittu. L’omaggio al 650° anniversario di Giovanni Boccaccio trasforma tre novelle del Decameron in un dialogo vivo con il presente.
A seguire, Sergio Bustric, figura storica del teatro di immaginazione, presenta “Il Circo delle Pulci”, spettacolo che combina gioco scenico e illusionismo in una riflessione poetica sullo sguardo e sulla relazione tra attore e spettatore. La prima giornata si chiude con “A metà del sentiero”, progetto musicale di Ada Flocco con Saverio Zura alla chitarra, che fonde scrittura originale e sonorità jazz contemporanee.
Domenica 28 dicembre il festival entra nel vivo con una giornata dedicata al teatro e ai progetti in residenza. Si parte con “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway, restituito da Mario Pietramala e Stefano Casti, in una versione che mette in primo piano la resistenza umana e il rapporto con la natura.
Segue “The Shape of My Harp”, concerto di Francesca Corrias e Marcella Carboni, insieme a Filippo Mundula, che attraversa jazz, scrittura originale e tradizione brasiliana.
Il pomeriggio ospita due lavori di ricerca: “Play Otello”, con Bustric, Daniel Dwerryhouse e Mario Pietramala, che rilegge Shakespeare smontando i meccanismi della tragedia, e “Umanità – Epilogo” di Andrea Macaluso, un’indagine sulla parola come gesto politico e civico.
Parallelamente, “Via delle Ombre n. 3” di Agnese Fois propone un’esperienza di microteatro per piccoli gruppi di spettatori, mentre “Arrepicus” con Francesco Morittu, Stefano Colombelli e Carlo Pusceddu accompagna il pubblico in un viaggio musicale fluido tra linguaggi e forme.
La giornata del 29 dicembre è dedicata alla formazione e alla partecipazione. In “Almeno nevicasse”, Francesca Sarteanesi presenta il lavoro realizzato in residenza con gli allievi del Cantiere, centrato sul tempo lento del pensiero e sulla creazione come strumento di cambiamento.
A chiudere il festival, “Città d’Utopia”, progetto di Maria Vittoria Bellingeri e Simone Petrucci, coinvolge bambini e comunità in un atelier di immaginazione collettiva che fonde teatro, pedagogia e arte partecipativa, lasciando nel territorio segni concreti di esperienza condivisa.
A trent’anni dalla nascita, il Festival Cantiere si conferma uno spazio di resistenza culturale e creativa. Continua a scegliere i margini per dialogare con il centro, rifiutando le scorciatoie del consenso e restando fedele a un’idea di teatro come pratica viva, civile e profondamente umana. Dal 27 al 29 dicembre, a Baradili, il teatro torna non per occupare spazio, ma per crearne di nuovo.



































