Un capolavoro della storia della danza con “Coppelia” del Balletto di Roma – Junior Company (con la direzione artistica di Francesca Magnini e la direzione generale di Luciano Carratoni), con drammaturgia, coreografia e regia di Fabrizio Monteverde e musiche di Léo Delibes, costumi di Santi Rinciari e disegno luci di Emanuele De Maria: in scena dodici giovani interpreti per una rilettura in chiave contemporanea, «in un contesto giovanile, quasi adolescenziale», in cui l’amore autentico si contrappone al mondo delle apparenze.
Un’intrigante rilettura del celebre balletto, in chiave contemporanea, in cartellone giovedì 19 marzo alle 21 al Teatro Civico “Gavì Ballero” di Alghero, venerdì 20 marzo alle 21 al Teatro del Carmine di Tempio Pausania, sabato 21 marzo alle 20:30 al Teatro Centrale di Carbonia e domenica 22 marzo alle 20:30 al Teatro Costantino di Macomer sotto le insegne della Stagione di Danza 2025-2026 del CeDAC Sardegna.
“Coppélia, ou La fille aux yeux d’émail” (Coppélia, o La ragazza dagli occhi di smalto), da un racconto di ETA Hoffmann, narra le avventure di una bambola meccanica: la coreografia originale di Arthur Saint-Léon si distacca dalla tradizione dei balletti romantici, inserendo una vivace pantomima, per trasformare la favola nera in una storia a lieto fine.
Nella versione di Fabrizio Monteverde affiora l’inquietudine presente in “Der Sandmann” (L’uomo della sabbia) di Hoffmann: «C’è un angolo della mente – afferma il coreografo – che non riesce a razionalizzare la paura del diverso e di ciò che non conosciamo, mettendo in evidenza tutte le nostre paure, anche le più infantili. Il terrore di rimanere soli fa compiere tortuosi percorsi come in un racconto dell’orrore. “Coppelia” non è altro che il punto di partenza per un viaggio che ha come meta la ricerca dell’altro, ovvero, l’Amore».
La creazione di Monteverde mette in risalto la forza salvifica di un sentimento puro, che sconfigge le angosce e fuga le ombre, capace di dare un senso all’esistenza: «la ricerca disperata di voler donare la vita – sostiene il coreografo – è semplicemente la necessità di amare».


































