Il fascino del nouveau cirque con “Coppelia – Un ballet mécanique” , una creazione di Caterina Mochi Sismondi per la compagnia blucinQue, in cartellone – in prima regionale – sabato 13 dicembre alle 21 al Teatro Civico “Oriana Fallaci” di Ozieri, e domenica 14 dicembre alle 20:30 all’Auditorium Comunale di Dorgali; la tournée nell’Isola continua martedì 16 dicembre alle 21 al Teatro “Tonio Dei” di Lanusei, mercoledì 17 dicembre alle 21 al Teatro del Carmine di Tempio Pausania, giovedì 18 dicembre alle 20:30 al Teatro “Antonio Garau” di Oristano e venerdì 19 dicembre alle 20:30 al Teatro Centrale di Carbonia, sempre sotto le insegne della Stagione di Circo Contemporaneo 2025-2026 organizzata dal CeDAC Sardegna.
Una moderna favola nera, tra sogno e realtà con l’affascinante “Coppelia – Un ballet mécanique” con ideazione, coreografia e regia di Caterina Mochi Sismondi sulle musiche di Léo Delibes, rielaborate e eseguite dal vivo da Beatrice Zanin con “interferenze” di elettronica e violoncello, con disegno luci di Massimo Vesco (produzione Centro Nazionale di Produzione blucinQue Nice, in collaborazione con Fondazione Cirko Vertigo).
Arti circensi e danza s’intrecciano nello spettacolo ispirato a “Coppélia, ou La fille aux yeux d’émail” (Coppélia, o La ragazza dagli occhi di smalto), il celebre balletto tratto da “Der Sandmann” (L’uomo della sabbia), un racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann in cui appare una splendida bambola, una creatura artificiale capace di sedurre gli uomini, pericolosa e “innocente” femme fatale. Sul palco Elisa Mutto, Michelangelo Merlanti, Vladimir Ježić, Carlos Rodrigo Parra Zavala, Simone Menichini / Alexandre Duarte, Jonnathan Lemos Rigging e Michelangelo Merlanti interpretano i protagonisti di un visionario racconto per quadri dove Caterina Mochi Sismondi affronta «il tema dell’identità», celata dietro «la maschera che ciascuno di noi indossa» e traccia il ritratto sfaccettato di «una donna vista nella sua fragilità, ma anche nella sua forza, grazie ai differenti ruoli che è in grado di rivestire».
Nella sua “Coppelia”, la coreografa trae spunto anche dal “Ballet Mécanique” di Fernand Léger, un’opera del primo cinema cubista su musiche di George Antheil, per costruire una rigorosa partitura di corpi e oggetti in movimento, in chiave onirica e poetica.
“Coppelia – Un ballet mécanique” rappresenta un ideale viaggio nell’universo attraverso la figura emblematica ma anche enigmatica della “bambola meccanica”, che diventa il simbolo della molteplicità di ruoli che ciascuna donna è capace di rivestire in seno alla società e dunque della versatilità, della fragilità e della forza, oltre che dell’intelligenza e della creatività, della sensibilità e del talento – ma anche della bellezza muliebre.
Nella pièce la natura artificiale della bambola si rivela in un «corpo fuori asse, appeso e inerme, come una marionetta che cerca il modo di immedesimarsi e allo stesso tempo di liberarsi»: una moderna rilettura del balletto tratto dal racconto di ETA Hoffmann, in cui si fondono le tecniche della danza classica e contemporanea e le arti circensi, tra contorsioni, acrobazie e sospensione capillare, con una «commistione tra oggetto, suono e immagine, per mettere l’accento sempre sul corpo e la sua frammentazione». Coppelia, la “bambola meccanica” costruita da uno scienziato si rivela come un’illusione, riflesso dei sogni e dei desideri degli uomini, maliziosa e inafferrabile incantatrice: nell’era della robotica e dell’intelligenza artificiale, ma anche della realtà virtuale e “aumentata”, l’invenzione letteraria assume una valenza quasi profetica (e non meno inquietante).
Oltre alle suggestioni del capolavoro della storia della danza, per la sua “Coppelia”, Caterina Mochi Sismondi trae spunto dal “Ballet Mécanique” di Fernand Léger, emblema del cinema cubista: il film mostra infatti «un balletto dove dettagli di corpo e oggetti in movimento – su un ritmo sempre spezzato e integrato delle note del compositore George Antheil – prendono vita con continue ripetizioni, ralenti e accelerazioni»; in una atmosfera onirica, appaiono personaggi, oggetti e giochi di luci e ombre mentre una stessa inquadratura, ripetuta, ribaltata e alternata ad altre, secondo tutte le diverse prospettive, suggerisce così l’idea del movimento di cose altrimenti immobili.
“Coppelia – Un ballet mécanique” è un poetico e surreale racconto per quadri, per una riflessione sulla complessità dell’animo femminile e sulla ricerca dell’identità oltre i modelli e gli stereotipi della tradizione patriarcale e le regole e le convenzioni della società, una favola poetica e crudele sulla differenza tra essere e apparire, sulla fine delle illusioni… in chiave metaforica… come in un sogno ad occhi aperti per il divertimento di grandi e piccini.






































