Ritratto di famiglia con “Benvenuti a casa Morandi”, una commedia scritta da Marianna e Marco Morandi con Pino Quartullo ed Elisabetta Tulli che rievoca l’infanzia e la prima giovinezza di due figli d’arte, tra i successi e gli impegni professionali del celebre padre e della madre, l’attrice Laura Efrikian (produzione Marioletta Bideri per Bis Tremila Srl – distribuzione Diego Ruiz per MenteComica).
Una pièce originale e divertente, in cartellone giovedì 12 marzo alle 20:30 al Teatro Costantino di Macomer, venerdì 13 marzo alle 20:30 al Teatro “Antonio Garau” di Oristano, sabato 14 marzo alle 21 al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo e infine domenica 15 marzo alle 20:30 al Teatro Comunale “Akinu Congia” di Sanluri sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 del CeDAC Sardegna.
Sul palco Marianna e Marco Morandi, accanto a Marcello Sindici, per la regia di Pino Quartullo, interpretano se stessi, alle prese con un trasloco, dopo la scomparsa della Tata Marta: tra mobili e vecchi giocattoli riaffiorano i ricordi di una vita sotto i riflettori, tra set cinematografici e studi televisivi, film e canzoni, che hanno caratterizzato l’esistenza dei due protagonisti, abituati fin da bambini a apparire sotto gli occhi del pubblico, come piccoli divi tra i flash dei fotografi.
“Benvenuti a casa Morandi” – con musiche originali di Marco Morandi and Sons, scene di Mauro Paradiso, disegno luci di Stefano Glielmi e sound design di Luca Faustinella, coreografie di Marcello Sindici, aiuto regista Giorgio Melone, rappresenta un viaggio tra le emozioni, in cui ormai adulti fratello e sorella si confrontano con il passato, con l’allegria e la tristezza, la serenità dell’età dei giochi e la presenza rassicurante della tata.
Tra incursioni telefoniche di mamma e papà e dei rispettivi figli, e l’arrivo inaspettato di un traslocatore invadente e innamorato, Marianna e Marco Morandi si raccontano con ironia, leggerezza e una punta di malinconia. Una commedia delicata e tenera, sull’importanza degli affetti, in cui Marianna, attrice, diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, una carriera fra teatro, cinema e televisione e Marco, cantante, attore e compositore, rivelano i loro pensieri e i loro sentimenti, insieme a frammenti significativi della loro storia familiare, con disarmante sincerità. Come sottolinea il regista Pino Quartullo: «la commedia mi ha divertito ed intenerito molto, perché Marianna e Marco riescono a mettersi a nudo come raramente succede di vedere».
“Benvenuti a casa Morandi” propone uno spaccato di vita quotidiana, attraverso un episodio apparentemente banale come un trasloco, in cui però, mentre ci si aggira tra oggetti e arredi che riflettono il passato, riaffiorano inevitabilmente frammenti di memoria: Marianna e Marco Morandi hanno scelto di condividere con il pubblico, che è stato testimone della loro infanzia, e pure delle loro carriere artistiche, a dagli esordi da enfant prodige, come cantante, della stessa Marianna nel brano “Sei forte papà” insieme al padre e al piccolo Andrea Zambrini. La figura della Tata Marta – presenza costante e punto di riferimento nell’esistenza dei due bambini, anche dopo la separazione dei genitori – riporta alle atmosfere degli Anni Settanta e Ottanta, il periodo della scuola e delle amicizie, ma anche dei continui trasferimenti da una casa all’altra per trascorrere del tempo alternativamente con il padre e con la madre, in uno dei primi casi di affidamento congiunto in Italia.
Il divo della musica leggera, Gianni Morandi e la moglie Laura Efrikian, nonostante gli impegni e il grande successo, sono stati genitori attenti e severi, un rigore che sia Marianna che Marco, ormai adulti e genitori a loro volta, hanno imparato ad apprezzare con la consapevolezza della difficoltà di conciliare affetto e tenerezza con il desiderio di proteggere le proprie creature, garantendo loro sicurezza e serenità, senza isolarle né privarle dell’esperienza del mondo.
“Benvenuti a casa Morandi” trasporta sulla scena con la leggerezza e l’ironia della commedia un vivido affresco familiare, in cui si coglie la dimensione degli affetti e la spontaneità del quotidiano, trasfigurata in forma di spettacolo, per far sorridere e pensare, rivivere il passato e il tempo dell’infanzia e dell’adolescenza, forse con un pizzico di nostalgia, ma con una lucida consapevolezza del presente e con uno sguardo al futuro.






































