Ci sono parole che squarciano il cuore e arrivano dritte alla mente del lettore, si fanno messaggere d’amore elevando la donna in ogni suo istante. Sono le parole di Fabrizio Raccis nelle quali la donna si trasforma in felino, seduce e ammalia diventando colei che fa annaspare il cuore, come un faro nella notte senza il quale si è destinati a vagare nel buio. La donna è poesia, è inno a quell’amore che, come successe a Re Davide di Gerusalemme – personaggio biblico a cui l’autore si ispira – fa perdere la testa come travolti da un turbine.

Scritto dopo tre anni di lontananza dalla poesia, Carne di Betzabea (Catartica edizioni 2019) è la trasposizione in versi delle esperienze personali dell’autore, del suo rapporto con la donna quasi in una forma di devozione. Il giovane autore cagliaritano, alla sua sesta raccolta di poesie, ritorna all’amore puro, vero e penetrante pur rimanendo lontano dai classici componimenti contemporanei.

Le sue parole sono crude come lame affilate che fendono e squarciano mettendo a nudo l’autenticità della passione carnale, senza fronzoli né orpelli. Come il sale sulle ferite, bruciano e purificano nel dolore e nella schiettezza della verità. La vita quotidiana diventa il mezzo per narrare senza inibizioni l’amore carnale fatto di corpi che si cercano, che si desiderano, che si sfiorano con naturalezza e semplicità e non si può fare a meno di sentirsi coinvolti. È una lirica nella quale ci riconosciamo, un amore e un rispetto al quale aneliamo.

Fabrizio, con questa raccolta poetica, è alla sua decima pubblicazione. Nato nel 1983 a Cagliari, ha collaborato fin da giovanissimo con riviste locali e si è dedicato alla poesia sin dagli anni del liceo. Ha esordito come autore nel 2005 con La farfalla e altre poesie e ha proseguito alternando la poetica alla narrativa e ricevendo diversi premi come il prestigioso Premio Lauretum di Poesia nel 2011. Si è spesso dedicato al mistero seguendo la sua passione per il filone della letteratura americana fatta di gatti neri, crimini efferati e corvi famelici alla Edgar Allan Poe come nella raccolta Racconti del mistero e del grottesco.

I suoi racconti narrano una Cagliari particolare, intrisa di suspense e tinte cupe, i cui abitanti si muovono nei vicoli bui e umidi del quartiere storico di Castello dove si celano misteri tra il gotico e il grottesco. Sono storie da brivido raccontate con finezza di dettagli che accompagnano il lettore con delicatezza sino ai momenti più truci e sanguinosi. La sua scrittura trasforma l’horror in poesia affrontando anche tematiche sensibili come il suicidio di un giovane, la violenza sugli animali randagi, frammisti alla presenza di creature grottesche e eventi paranormali.