C’è magia sin da subito ma nessun mistero su quello che ci accingiamo a leggere, perché Jay Manari ci dice subito cosa dovremmo aspettarci: “Nonna Felix si siede sugli spalti di una scuola di teatro per bambini. Mentre aspetta l’arrivo di Ilda, la sua nipotina di dodici anni, assiste alle prove per la recita di fine anno: Peter Pan, o il bambino che non voleva crescere”.

Così inizia questo libro, che ci porta in un mondo lontano, che però c’è o c’è stato – a differenza dell’Isola – dove fantasia, ricordi e passato si mescolano per dare il giusto valore a un’opera che ha segnato tutti noi. Ci sono i ricordi di una nonna, coeva al testo teatrale originale, una nonna che all’epoca aveva “i capelli corti, scarmigliati e un viso sbarazzino…” e per questo aveva avuto la parte di Peter.

Una nonna che si chiama Felix, e certamente il nome non può essere casuale, prima di tutto per l’ambiguità – solo nominale – di genere; avrebbe potuto chiamarsi Felicity e invece l’autrice sceglie qualcosa di universale che rimanda al senso generale della sua ispirazione. Perché il libro, tra voli e giravolte, vuole dare degli strumenti per riscoprire la Felicità “come strada da percorrere”, ci dice la nota introduttiva, e continua: “La giovinezza diviene un modo di guardare e una passione da espletare attraverso cui riconoscere la luce inesauribile della propria identità, contribuendo infine a rischiarare e liberare il mondo dal buio circostante”. La giovinezza di cui parla ha a che fare con Peter Pan è il simbolo universale della capacità di fuggire, personificazione stessa della fuga, in senso buono; il filo robusto che lega questo libro a lui fa sì che in ognuno di noi si “risvegli” quell’infanzia forse perduta, e questo si può fare abbandonando ogni resistenza e aprendosi ai ricordi, vividi come elementi materici, e non semplici sogni ad occhi aperti. Un’abilità che va allenata, per lasciar trapelare l’emotività “sempreverde” che alberga in ognuno di noi, che supera (in un volo perpetuo, appunto) l’età effettiva, per poi planare in una terra – o meglio un’isola che non c’è – forse immaginifica, ma certamente salvifica. Scontrarsi con il proprio mondo interiore però non assicura solo una salvezza: delle volte può far paura; così succede che mentre si vola, una corrente più forte delle altre ci fa perdere quota: siamo sballottolati da noi stessi e dalla nostra immaginazione.

Per questo definirlo un libro “dedicato a tutti quei bambini maggiorenni che conoscono la differenza fra crescere e invecchiare” è più che giusto, perché acquisire esperienze – anche fantastiche o fantasiose – non significa diventare decrepiti. C’è tutto questo, forse, in quell’ombra perduta dall’eterno fanciullo ed è questo forse il suo senso.

Titolo: Il senso di un’ombra
Autore: Jay Manari
Genere: Narrativa
Casa Editrice: Gruppo Albatros Editore
Pagine: 102
Prezzo: €13,90
ISBN: 978-88-306-1155-9