Armature complete, chiamate tosei gusoku, elmi dalle raffinate forme, detti kabuto, micidiali katana e maschere, mempō, ricche di forza espressiva, sono questi alcuni degli oggetti presenti, fino al 21 luglio, al Museo Sa Corona Arrùbia, Località Spinarba strada Lunamatrona – Collinas, per la mostra La Via del Samurai. Bushidō. L’evento, patrocinato dalla Regione Autonoma della Sardegna e dall’Istituto Giapponese di Cultura, propone un’esposizione di opere appartenute ai guerrieri samurai, provenienti dalla prestigiosa collezione del Museo Stibbert di Firenze, con l’obiettivo di accompagnare i visitatori in un percorso dall’atmosfera rituale dentro la geografia, la mitologia, la filosofia, le arti e la gastronomia della cultura del Paese del Sol Levante.

“È stata opinione comune tra i sindaci dei venti comuni facenti parte del consorzio turistico Sa Corona Arrùbia – racconta Francesco Sanna, presidente del raggruppamento – che la figura del samurai e l’affascinante cultura giapponese potessero essere di grande interesse per il pubblico oltre ad essere una prima assoluta nell’isola. Una mostra che si contraddistingue per la sua raffinatezza, accuratezza e suggestività, oltre che rispondere a un gran bisogno di semplici arricchimenti nella vita di tutti i giorni”.

Un percorso che racconta in un modo stimolante e allo stesso tempo elegante la grande tradizione culturale e le curiosità di un paese che, da sempre, esercita un fascino particolare sul mondo occidentale. Al centro dell’allestimento c’è la Via del Samurai, detti anche bushi (guerrieri), che per sette secoli (dal 1185 al 1868) hanno governato il Giappone e sono stati di fatto gli amministratori con una organizzazione di stampo feudale al cui vertice vi era lo shōgun. Sono proprio loro

che hanno impresso un segno profondo nella cultura del paese orientale in contrasto con lo stereotipo del guerriero efferato e spietato che siamo abituati a vedere e che va totalmente ridimensionato e contestualizzato. È proprio durante gli anni della loro affermazione che nasce l’ideale della Via (o delle Vie) del Samurai, meglio nota come bushidō. Una concezione morale ed estetica che ha come obiettivo il raggiungimento della perfezione. Una visione che, nel caso dei samurai, si basava su valori fondamentali quali il dovere e la dedizione ad una causa (giri), la benevolenza verso i vassalli e il servizio verso il proprio signore (goon to hōkō) e la conciliazione tra arti militari e letterarie (bunbu ryōdō). “È infatti proprio con i samurai al potere – precisa Sanna – che fioriscono il buddhismo Zen e il Neo Confucianesimo, l’arte del tè e dei giardini, la poesia haiku e il teatro Nō, fino alle stampe Ukiyo-e che hanno influenzato profondamente artisti quali Manet, Monet, Van Gogh e Gauguin”. Una società quella Giapponese molto diversa dalla nostra che mostra come sia possibile coniugare, con le armature, il senso del pratico, delle funzioni militari, con quello estetico e la cura nei dettagli.

Un racconto a 360 gradi della vita del samurai, all’interno della mostra sono presenti anche oggetti di uso quotidiano poco conosciuti, che si pone anche l’obiettivo di proporre una riflessione più attenta sul tema dell’incontro, unito alla ricerca di comuni denominatori, con una civiltà spesso percepita come “esotica”, se non addirittura estranea alla nostra. Un confronto con la diversità che vuole mettere in evidenza come le comunanze e le diversità facciano nascere una maggiore conoscenza di sé stessi e una riscoperta del valore irrinunciabile delle proprie radici culturali.

“È proprio la fermezza del gesto – prosegue il presidente – quale esteriorizzazione della fermezza del pensiero, tanto nelle discipline marziali quanto in quelle artistiche e filosofiche, ciò che possiamo imparare da questa cultura. Ma ciascun sardo, che ami nel profondo la propria terra e la sua identità culturale, ha già qualcosa del samurai: mani ferme e pensiero deciso questa è la via. Ma più delle comunanze o delle diversità sotto un profilo socio-antropologico è curioso osservare come culture tra loro diversissime abbiano poi trovato soluzioni similari. L’esaltazione del guerriero, dell’eroe in forma di gigante o di bronzetto ricorda molto l’armatura rituale dei samurai e la loro trasfigurazione in giganti robot dei cartoni animati”. Il finale della mostra è dedicato ai modelli di Goldrake, Mazinga e di altri celebri personaggi dei cartoni animati giapponesi che non solo altro che una lettura in chiave moderna degli antichi samurai.

Una mostra che non soltanto si limita alle opere esposte ma che vuole essere volano per l’intero territorio circostante, la Marmilla, tra il cagliaritano e l’oristanese, ricco di cultura e storia con gli oltre 200 nuraghi presenti, i borghi medievali, le chiese cinquecentesche oltre che percorsi naturalistici e ciclabili.

La mostra è visitabile dal lunedì alla domenica, dalle ore 9:00 alle 19:00 (la biglietteria chiude alle 18:00). Il costo del biglietto intero è di € 12,00 per gli adulti, € 10 per i bambini tra i 6 e i 12 anni e gli adulti con più di 65 anni, biglietto omaggio per i bambini con meno di 6 anni, portatori di handicap e i loro accompagnatori. Il biglietto consente l’ingresso alla mostra temporanea “La Via del Samurai. Bushidō” e alle sezioni permanenti del Museo (faunistica, botanica e antropica). Chi acquisterà il biglietto potrà usufruire di un ingresso gratuito al Museo entro la fine della mostra. È presente il servizio di accompagnamento culturale offerto gratuitamente previa prenotazione obbligatoria alla biglietteria del Museo.