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Riccardo Iacona torna su Rai3 con PresaDiretta: “Basta ‘panini’ e polarizzazione, viva il racconto lungo!”

di Redazione
11 Settembre 2026
in Televisione
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(Adnkronos) – Riccardo Iacona torna da domenica 13 settembre in prima serata su Rai3 con ‘PresaDiretta’, il programma che da quasi due decenni porta in tv inchieste, reportage e analisi capaci di raccontare il Paese con profondità ma con un linguaggio accessibile a tutti, che rifugge dalla trappola della “polarizzazione” delle opinioni, che “è funzionale solo alla riduzione della democrazia”, spiega il conduttore in un’intervista all’Adnkronos alla vigilia del debutto della diciottesima stagione. Dove si confessa anche “stufo di questa narrazione della Rai come un luogo dove si esercita solo censura: non corrisponde alla realtà”. Come non è vero che fosse in lizza per la guida di ‘Report’: “Un’ipotesi mai stata praticabile. L’importante è che il programma torni in onda”, dice. Il nuovo ciclo di sette puntate di ‘PresaDiretta’ (“altre sette arriveranno a febbraio, ma per i tagli ne abbiamo perse due, che spero di recuperare”) accende le luci sui nodi cruciali per l’Italia e sulle grandi questioni internazionali che ne condizionano il futuro: energia, clima, economia, sanità, social network, riarmo, intelligence, democrazia digitale. 

Questa è la diciottesima edizione, diventate maggiorenni: che cosa dobbiamo aspettarci? 

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“Un bel viaggio immersivo nel nostro Paese. Faremo dei riferimenti internazionali, certo, ma queste sette puntate le abbiamo orientate davvero ad attraversare l’Italia, con l’intenzione di far sì che il Paese possa parlarsi. Le storie importanti che stiamo vivendo devono diventare le storie di tutti. È anche un modo per raccontare le partite politiche, economiche, sociali e le grandi sfide”. 

Da dove partirete? 

“La prima puntata, dove ci sarà anche un’intervista al ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è dedicata agli effetti del cambiamento climatico: cosa comportano, cosa dovremmo mettere in campo per ridurre l’effetto serra, le politiche energetiche, il costo che paghiamo per la dipendenza da petrolio e gas. Tutto attraverso delle storie, per restituire complessità e togliere l’informazione dalla terribile forbice della polarizzazione”.  

‘PresaDiretta rivendica il “racconto lungo” proprio come antidoto alla polarizzazione che domina tv e social. 

“Sì. Ma tutti noi potremmo fare un lavoro migliore di informazione dappertutto, non solo nei reportage lunghi. Chiunque può porsi il problema di raccontare il contesto prima di dare voce per esempio alle posizioni antitetiche dei partiti. Bisognerebbe ridurre lo spazio che l’informazione quotidiana subappalta alle posizioni politiche, il famoso ‘panino’ dei tg ad esempio, e recuperare tempo per raccontare il Paese. La polarizzazione è funzionale solo alla riduzione della democrazia. Le fake news, le campagne mirate, le paure che non corrispondono alla verità: abbiamo una responsabilità enorme nel fare informazione onesta, soprattutto in una stagione che ci porta alle elezioni”.  

Quali sono i temi principali che approfondirete in questo ciclo? 

“Come dicevo, l’energia è centrale, non ne parleremo solo nella prima puntata. Lavoriamo su questi temi da dieci anni, abbiamo attraversato il mondo per mostrare gli effetti del cambiamento climatico. Ora i nodi vengono al pettine perché si è aggiunta la variabile guerra, dall’Ucraina alle tensioni sullo stretto di Hormuz. È chiaro che siamo appesi a un filo che ci porta all’autodistruzione. Nella prima puntata avremo in collegamento il ministro Pichetto Fratin: sarà un’intervista lunga, con domande concrete. Perché siamo in ritardo sulle rinnovabili? Perché gli obiettivi che l’Italia si era data non vengono raggiunti? L’energia tornerà anche nella seconda puntata, dove faremo un fact‑checking degli ultimi quattro anni di governo su industria, crisi economica, Pil. E faremo un paragone con la Spagna, che è cresciuta molto grazie proprio grazie alle rinnovabili che hanno abbassato il costo dell’energia attraendo più facilmente investimenti dall’estero”.  

Parlerete anche di nucleare? 

“Sì. È una domanda che farò sicuramente al ministro, perché il governo sta puntando molto sul nucleare di nuova generazione”.  

Quali sono gli altri temi portanti di questa stagione? 

“Una puntata a cui tengo molto si intitola ‘Democrazia vigilata’: riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per spostare il dibattito pubblico e le questioni della cybersicurezza. Poi dedichiamo una puntata all’escalation nucleare. Dopo che è saltato ogni tabù, sempre più spesso i leader mondiali non escludono l’uso di armi atomiche tattiche, e noi abbiamo bombe atomiche americane sul nostro territorio. A cosa servono? A cosa ci espongono? Parleremo anche degli Epstein files: non solo lo scandalo della pedofilia, ma la rete di ricatti, servizi segreti, cybersicurezza. Oggi chi possiede la tecnologia per la cybersicurezza comanda il mondo. E, come sappiamo, leader mondiale di questo tipo di tecnologie è Israele”.  

Il tuo nome è stato citato a più riprese nei rumors sulla successione a Sigfrido Ranucci a ‘Report’. C’è mai stata una trattativa? 

“No e direi che la vicenda ora è chiusa e bene. Non era possibile, questa ipotesi non è mai stata praticabile: conduco e sono autore di una trasmissione importante per la Rai. Non posso fare due programmi così complessi contemporaneamente. Quando mi è stato chiesto un parere, ho sempre consigliato di trovare una soluzione interna e di fare tutto il possibile per andare in onda. Dopo un confronto anche duro, hanno trovato un compromesso che salvaguarda il prodotto, che è la cosa più importante. Non siamo importanti noi conduttori: è importante quello che va in onda”.  

La soluzione individuata (la conduzione doppia Daniele Piervicenzi – Claudia Di Pasquale, ndr.) ti convince? 

“Mi convince il fatto che Report torni in onda. Sarebbe stato un disastro fermarlo o ritardarlo. La Rai non può permettersi di chiudere finestre sul racconto della realtà, soprattutto in momento come questo così critico nello scenario internazionale e con le elezioni politiche alle porte”.  

Questa estate si è parlato molto di Rai e dei movimenti nei programmi informativi: oltre a ‘Report’, ‘Chi l’ha visto?’ e il passaggio a Mediaset di Milo Infante. Che Rai quella dove torni in onda domenica? 

“Una Rai dove torniamo con i nostri reportage e le nostre inchieste, appunto. Posso dire che sono stufo di questa narrazione della Rai come un luogo dove si esercita solo la censura? Non corrisponde alla verità. Noi ci siamo, torniamo in onda, tornano in onda gli altri”. 

Hai mai subito pressioni? 

“No. Questo programma non esisterebbe se fosse successo. A volte si possono fare con l’azienda valutazioni sull’inattaccabilità di alcuni servizi. Ma scegliamo in piena autonomia e indipendenza cosa mandare in onda. Il pubblico se ne accorgerebbe subito se così non fosse”.  

Dopo questo ciclo, tornerete nel 2027? 

“Sì, a febbraio con altre sette puntate. Prima ne facevamo otto più otto, poi ci sono stati i famosi ‘tagli orizzontali’. A noi hanno tolto due puntate, ma spero di recuperarle: siamo in grado di farne di più e penso che siano utili al racconto del Paese”. (di Antonella Nesi) 

Tags: adnkronosItaliaRai 3televisioneultimora
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