“When will it be tomorrow?” (Quando sarà domani?) era quello che chiedevo ogni notte, prima che mia madre mi baciasse e spegnesse la luce. Non c’era risposta – solo una bambina, una brezza che passava attraverso una finestra aperta e il cielo celeste”.

Evocando le parole dell’artista, la mostra Sylvia Plachy. When will it be tomorrow, al Museo di Roma in Trastevere dal 23 giugno al 2 settembre 2018, presenta sessant’anni di lavoro della fotografa, dal 1958 al 2018. La mostra fa parte di FOTOLEGGENDO il festival di fotografia che quest’anno è alla sua XIV edizione.

Comunicando i vari livelli d’emozione che accompagnano l’inevitabilità dell’attesa con compassione e senso dell’umorismo, Sylvia conduce lo spettatore in un viaggio attraverso la sua capacità unica di creare immagini in cui percepisce ciò che sta accadendo e attraverso il suo obiettivo disegna un mondo su carta che prende vita e racconta storie senza parole.

La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è prodotta da Robert Capa Contemporary Photography Center, Budapest, Ungheria, con il supporto dell’Accademia d’Ungheria in Roma. A cura di Gabriella Csizek. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La maniera di fotografare di Sylvia può essere letta come una ribellione contro la tirannia della progressione del tempo. È una lotta eroica per riconquistare l’incanto di un’esperienza diretta, non mediata, che nasce dal legame diretto tra la fotografa e ciò che vede. Nei suoi lavori migliori, non c’è sguardo, non c’è posa, non c’è composizione premeditata: il soggetto non si accorge dello scatto e, come spesso accade nella grande pittura, lo scatto non è la registrazione del visibile e neanche l’esperienza dell’autrice, ma piuttosto la magica connessione tra la fotografa e il suo oggetto. Sono incontri non programmati in cui la verità viene visceralmente percepita prima ancora che se ne scorga il significato. Infatti, è quel momento, prima della nascita del suo significato, prima dell’arrivo al suo posto stabilito nella nostra coscienza, che posiziona queste immagini al di fuori del tempo. Queste fotografie, che trasudano calore, immediatezza e fascino, sono di fatto profondamente sovversive della razionalità strumentale del nostro tempo. Parlano di amore profondo e incondizionato.

André Kertész, amico e mentore di Sylvia fin dagli anni del college, riguardo alle sue fotografie ha detto: “Non ho mai visto il momento percepito e intrappolato nella pellicola con maggiore intimità e umanità”.

 

Adrien Brody as Richie Rude (1998) © Sylvia Plachy

 

Sylvia Plachy è nata a Budapest durante la seconda guerra mondiale. In fuga dall’Ungheria con i suoi genitori dopo la Rivoluzione del 1956, ha vissuto a New York per la maggior parte della sua vita adulta. Fotografa pluripremiata, le sue fotografie fanno parte di numerose collezioni e musei privati, come il MoMA di New York, il Minneapolis Institute of Art, il San Francisco Museum of Modern Art, l’Houston Museum of Fine Arts, l’High Museum di Atlanta e la Bibliotheque nationale de France. È conosciuta a New York per i suoi 30 anni di lavoro come fotografa per il Village Voice. La sua rubrica settimanale, UNGUIDED TOUR, è diventata il titolo del suo primo libro, che ha vinto l’Infinity Award di ICP nel 1990. Tra gli altri premi ricevuti: il John Simon Guggenheim Memorial Fellowship, una borsa di studio CAPS, il Dr.-Erich-Salomon-Preis per il fotogiornalismo e il Lucie Award. Ha avuto una personale al Whitney Museum at Phillip Morris, al Queens Museum, al Boca Raton Museum of Art e al Minneapolis Institute of Art, e presso gallerie di Berlino, Parigi, Budapest, Berlino, Manchester, Atlanta, Lubiana, Tokyo, Cluj-Napoca, Charlottesville, Los Angeles e New York. Ha pubblicato servizi e saggi fotografici su riviste e giornali di tutto il mondo, tra cui Vogue, The New York Times, Metropolis Magazine e The New Yorker. Tra i libri pubblicati: Unguided Tour, Red Light, Out of the Corner of My Eye, Goings on About Town, Signs & Relics e Self Portrait with Cows Going Home. Sylvia è sposata con Elliot Brody, insegnante di storia in pensione ed è la madre dell’attore Adrien Brody.

 

Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1/b, Roma
Orario: Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00, La biglietteria chiude alle 19.00; Chiuso lunedì
Biglietti: Tariffe non residenti: Intero: € 7,50 Ridotto: € 6,50, Tariffe residenti: Intero: € 6,50 Ridotto: € 5,50, gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Info Mostra: 060608 (tutti i giorni ore 9:00 – 19:00), www.museodiromaintrastevere.it; www.museiincomune.it;