“Voci / ogni isola ha il suo labirinto” – il percorso teatrale a cura di Rossella Dassu inserito nel progetto “Pula-Nora: Archeologia nel Futuro” a cura del CeDAC (vincitore del Bando CultureLab – Progetto POR Sardegna F.E.R.S. 2014-2020) in programma sabato 31 ottobre a partire dalla Chiesa di Sant’Efisio a Nora (Pula) per un viaggio emozionale nello spazio e nel tempo fin nel cuore dall’antica città fenicio-punica e poi romana, andrà “in scena” in una versione senza pubblico che verrà ripresa e proposta online in streaming sul canale YouTube del CeDAC.

“Voci” – primo studio sul mito di Arianna – indaga sul concetto di “confine”, come «luogo della separazione, non solo del soggetto dall’altro da sé, ma anche di quell’insieme di soggetti che costituiscono una comunità, a sua volta differente da un’altra comunità» spiega l’attrice e regista Rossella Dassu. «Ogni popolo ha i suoi confini, ogni popolo ha le sue storie. È nella natura umana il desiderio di oltrepassare il limite. Così nel corso della storia i confini si sono spostati e insieme a loro si sono spostate le storie, in un movimento migratorio progressivo che ha prodotto non solo assetti politici ma anche narrazioni. Ed è in quelle narrazioni, che intrecciandosi si sono fatte trame fitte e difficili da districare, che risiedono gli archetipi nei quali ancora oggi ci troviamo ad identificarci, in uno spostamento oscillante tra dentro e fuori, tra interiorità e ciò che intorno a noi viene chiamato universale».

L’artista interroga la memoria dei luoghi, confrontandosi con la tradizione orale e con le fonti letterarie, per costruire una narrazione in cui si fondono realtà e invenzione, tra mito e storia: una ricerca che inizia dalla Sardegna e prosegue fino alla Grecia e all’Asia Minore, ripercorrendo le antiche rotte del Mediterraneo e attraversando deserti e città, per ritrovare le radici della civiltà tra Oriente e Occidente. Sulle tracce dell’immaginario – degli antichi e dei moderni – tra dimensione concreta e simbolica che scaturiscono dall’idea di “confine” – fino ad approdare al labirinto, splendida metafora della condizione umana, un luogo dove è possibile “perdersi” senza più ritrovare l’uscita, ma anche “salvarsi” seguendo il filo di un racconto.

«Sono partita dall’immagine di Arianna, eroina tragico/romantica abbandonata da Teseo nell’isola di Nasso, per poi tornare indietro nella sua genealogia, alla ricerca delle cause scatenanti di quella colpa che nella narrazione mitologica la vuole condannata ad amori tragici e infelici. Ma in questo viaggio a ritroso ho perduto i confini, in uno spostamento disorientante che da una storia mi ha rimandata a un’altra e poi a un’altra ancora, fino ad arrivare alle grandi narrazioni bibliche» rivela Rossella Dassu. «Allora sono ritornata al centro, alla mia storia. Anche io come Arianna sono nata in un’isola, anche io come Arianna sono cresciuta scrutando un orizzonte da cui ho aspettato che arrivasse il cambiamento, anche io come Arianna ho attraversato il mare lasciandomi alle spalle ciò che ero, alla ricerca di ciò che sarei stata. Non è il biografismo il centro di questa ricerca ma il rapporto tra le narrazioni individuali e universali, la migrazione continua che avviene in ogni vita tra quello spazio interno che si presume di essere e quell’infinito fuori che è il possibile. Arianna sono io. Arianna siamo noi. La storia di Creta è la storia di ogni isola. In un gioco narrativo fatto di piccoli espedienti ho cercato di trovare una relazione tra l’isola di Creta e quella di Sardegna».

“Voci” traccia un ponte ideale tra due Isole – la Creta di Minosse e del Minotauro e la Sardegna di ieri e di oggi – tra analogie e differenze: la figura di Arianna che insegna a Teseo come fuggire dal leggendario edificio costruito da Dedalo (la casa-prigione dell’uomo-toro), già diventata archetipo di un’intelligenza femminile e salvifica, capace di sciogliere i nodi e dipanare la matassa dei pensieri, rivive attraverso il racconto di una metamorfosi, un progetto di crescita e cambiamento individuale e sociale. La fanciulla-dea abbandona la sua terra d’origine per cercare altrove il suo destino e le sue peripezie e l’abbandono leggendario riflettono il percorso travagliato e prima ancora il balzo verso l’ignoto di ogni migrazione: si parte in cerca dell’avventura, in fuga verso la libertà e la salvezza, per (ri)trovare se stessi attraverso l’incontro – e il confronto – con l’altro.

“Voci” – pensato come un percorso “informale” di avvicinamento al pubblico – si trasforma e (in ottemperanza al DPCM del 24 ottobre 2020) diventa spettacolo “virtuale”: il mito di Arianna, cantato dagli antichi aedi e tramandato da poeti e drammaturghi, attraverso i secoli, dall’“Odissea” di Omero ai versi di Catullo e Ovidio alle tragedie di Euripide, approderà in streaming sul canale del CeDAC (link) per un’anteprima della mise en scène, frutto di «un’indagine sull’atto creativo attraverso la condivisione di temi e materiali», per un nuovo affascinante viaggio nel “labirinto” – tra le contraddizioni e gli enigmi della mente e del cuore.