Tutto ha inizio con una relazione malata, sbagliata, ma la storia scritta da Erika Carta è tutt’altro che triste: è carica di gioia e speranza. È «uno stralcio di vita» ci svela l’autrice, che, con il suo racconto autobiografico, si è aggiudicata il premio “Donna al Traguardo 2017” indetto dall’Associazione Donne al Traguardo Onlus, costituitasi a Cagliari nel 2001 con lo scopo di aiutare le donne in difficoltà a ritrovare la loro strada, dal punto di vista lavorativo e non solo.

Originaria di Iglesias, Erika ha 32 anni e sogna di lavorare nell’editoria, come ci racconta ancora emozionata per la vittoria «del tutto inaspettata» che l’ha vista trionfare (il 17 dicembre) sul palco del Teatro del Segno (Cagliari). Ma prima di iniziare, precisa: «Non voglio parlare di tragicità ma di luce».

Hai sempre avuto la passione per la scrittura?
Sin da piccola, dalle scuole elementari. Ho avuto una maestra che mi ha fatto appassionare alla lettura e alla scrittura, e da lì è partito tutto. Ho fatto altri concorsi ma questo è il primo che ho vinto.

Parliamo del racconto, allora. Come è nato?
Quando ho saputo il tema, “Donne al Traguardo”, ho pensato subito a mia madre. Lei si è sposata giovanissima, ha avuto me e mia sorella, ma il suo matrimonio era un po’ a senso unico. Nel racconto parlo di violenza ma ci tengo a precisare che si tratta di una violenza verbale, psicologica non fisica: mio padre aveva un carattere dominante e mia mamma si era praticamente annullata per lui. Una volta cresciute (io e mia sorella), abbiamo deciso con lei che era tempo di liberarci di questa situazione. Da lì mia madre è rinata e ha preso in mano la sua vita (i miei genitori non stanno più insieme). Il racconto parla di questo: di luce e di rinascita.

Dalla tua storia emergono due temi importanti: solidarietà ed emancipazione. Tua madre è “arrivata al traguardo” grazie anche a te e a tua sorella. Con il vostro sostegno è riuscita a riappropriarsi della sua vita. Sei d’accordo?
Assolutamente. Noi l’abbiamo spinta a riconoscere se stessa. Lei si è sempre concentrata sul ruolo di madre e alla fine le abbiamo reso il bene che ci ha fatto. Nel racconto infatti scrivo di come mia madre inizi a lavorare, a uscire con le amiche.

Come è stato essere eletta “Donna al Traguardo 2017”?
È un grande traguardo anche per me. Ho realizzato solo due giorni dopo cosa fosse accaduto. Alla premiazione ero davvero emozionata, lo sono anche ora.

E tua madre come l’ha presa?
Lei è felicissima. Siamo tutte molto contente.

Come hai detto, la tua storia parla di violenza verbale non fisica, ed è bene distinguere le due cose, nonostante rimane sempre un atto di prevaricazione. Nel 2017 si è parlato tanto di violenza di genere e di abusi di potere. Che cosa ti ha colpito di più di queste vicende?
Non credo di essere femminista ma credo fermamente nella forza delle donne, nel coraggio di aprirsi e parlarne con gli altri. È molto importante non rimanere soli. E quando una donna prende coscienza di cosa è giusto e sbagliato, allora deve lanciarsi verso la vita. Ognuno ha il diritto di vivere e di non essere giudicato, di fare le proprie scelte senza paura di subire una prevaricazione. Per questo trovo molto importante il ruolo di queste associazioni come Donne al Traguardo e non solo.

Ritornando alla tua passione per la scrittura, dopo questo premio proseguirai dunque su questa strada?
Decisamente. Ora frequento un corso di Editing ed Editoria e faccio parte dell’Associazione culturale ArgoNautilus di Portoscuso, che tra le altre cose organizza la Fiera del Libro a Iglesias. Ovviamente, il concorso mi ha ispirato tantissimo e quindi continuerò a scrivere o comunque a fare la redattrice. È questo il mio mondo.

Magari scriverai anche un romanzo…
Lo spero, magari! Ma, a dir la verità, per il momento mi piace molto la dimensione del racconto.