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Ue-Usa, Meloni ‘pontiera’ ad Addis Abeba: “Unire e non dividere”

di Redazione
15 Febbraio 2026
in Italia & Mondo
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(Adnkronos) – Ad Addis Abeba, dove l’Italia rilancia il suo ruolo di ponte con l’Africa, Giorgia Meloni è costretta anche a difendere quello – più fragile che mai – tra Europa e Stati Uniti. Le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla possibile “frattura” transatlantica, pronunciate alla Conferenza di Monaco (alla quale la premier ha scelto, ancora una volta, di non partecipare), fanno da sfondo alla tappa etiope e spingono la presidente del Consiglio a intervenire dopo il silenzio iniziale di ieri. 

“Siamo in una fase molto complessa delle relazioni internazionali”, riconosce Meloni a margine del summit dell’Unione Africana, ospitato nel moderno African Union Conference Center and Office Complex, quartier generale dell’Ua. La premier concede che Merz “fa una valutazione corretta”
, quando sostiene che l’Europa debba fare di più per sé stessa, a partire dalla sicurezza e dal potenziamento del pilastro europeo della Nato. Ma il messaggio politico va nella direzione opposta a quella di una rottura: “Lavorare a una maggiore integrazione tra Europa e Stati Uniti, valorizzare quello che ci unisce piuttosto che quello che può dividerci, è molto importante per tutti, particolarmente per i Paesi europei”. Italia in primis. 

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Parallelamente, la premier insiste sulla necessità che l’Europa rafforzi la propria postura strategica. L’Unione, afferma, deve tornare “effettivamente un attore geopolitico”, cambiando prospettiva: non interrogarsi su ciò che gli altri fanno o non fanno per noi, ma su “che cosa noi dobbiamo fare per essere autonomi, forti, capaci di rispondere a un’era della geopolitica nella quale di certezze non ce ne sono più moltissime”. L’autonomia europea, nella lettura di Palazzo Chigi, non è alternativa all’alleanza con Washington ma serve a renderla più equilibrata. Meloni prende invece le distanze dalle critiche di Merz alla cultura Maga: “Sono valutazioni politiche”, osserva, chiarendo che non si tratta di un terreno di competenza dell’Unione europea. Anche qui la linea è quella di evitare nuove crepe nel rapporto con gli Stati Uniti. 

Sul fronte mediorientale, la premier annuncia che l’Italia è stata invitata come Paese osservatore al Board per Gaza convocato dal presidente americano Donald Trump a Washington il 19 febbraio. Roma – sottolinea – è orientata a rispondere positivamente, ritenendo “necessaria” una presenza italiana ed europea per la stabilizzazione della regione. La partecipazione dell’Italia al Board in qualità di osservatore rappresenta, per Meloni, “una buona soluzione” alla luce dei vincoli costituzionali che, al momento, impediscono al Paese di entrare a pieno titolo nell’organismo voluto e creato dall’inquilino della Casa Bianca. 

È soprattutto il nodo migratorio, insieme alla parola chiave “cooperazione”, a dominare però il discorso con cui la presidente del Consiglio chiude la sua due giorni in Etiopia, intervenendo come ospite d’onore alla 39ª sessione ordinaria dell’Unione Africana, dopo aver co-presieduto il vertice Italia-Africa insieme al premier etiope Abiy Ahmed. Davanti ai leader africani la premier rivendica il ruolo dell’Italia come partner affidabile e mette subito in chiaro la sua visione: “La vera cooperazione non vede mai un soggetto attivo e uno passivo, esiste solo in una relazione tra pari”.  

È la cornice dentro cui Meloni inserisce il Piano Mattei per l’Africa, definito “uno dei risultati più concreti di questa idea di cooperazione” e presentato come “una piattaforma aperta” allineata con l’Agenda 2063 dell’Ua, con investimenti che spaziano dalle infrastrutture all’energia fino alla formazione e con progetti simbolo come il Corridoio di Lobito, su cui – rivendica – “l’Italia è in prima linea insieme agli Stati Uniti e all’Unione europea”. Ma è sul capitolo migrazioni che si concentra una buona fetta del discorso. La presidente del Consiglio insiste sulla necessità di affrontare le cause profonde delle partenze e rivendica l’obiettivo di “garantire agli uomini e alle donne di questo continente una libertà troppo spesso negata, la libertà di scegliere di restare nel proprio Paese”, collegando esplicitamente sviluppo economico e gestione dei flussi. Per Meloni la risposta passa da investimenti mirati: “Per garantire il diritto a non dover emigrare, è necessario offrire opportunità concrete di formazione e lavoro”, valorizzare il capitale umano e costruire “partenariati industriali e joint venture capaci di generare occupazione stabile e di qualità nei territori”. A rafforzare la linea anti-esodo la premier cita il cardinale Robert Sarah, ricordando che “se i giovani lasciano la propria terra e il proprio popolo alla ricerca della promessa di una vita migliore, che ne sarà della storia, della cultura e dell’esistenza del Paese che hanno abbandonato?”. 

In questo quadro Meloni sottolinea anche l’impegno italiano sul fronte del debito, indicato come passaggio “cruciale per costruire un’Africa veramente libera”, ricordando l'”ampio programma di conversione del debito dei Paesi africani” lanciato dall’Italia, con “la trasformazione completa del debito dei Paesi più fragili e vulnerabili in investimenti” e nuove clausole di sospensione per gli Stati colpiti da shock climatici. Nel mosaico della missione etiope si conferma così la linea del governo italiano: mentre a sud del Mediterraneo Roma cerca di costruire ponti di sviluppo con l’Africa, a ovest lavora per evitare che il legame transatlantico si incrini. Per Palazzo Chigi, la vera sfida geopolitica resta sempre la stessa: unire e non dividere. (dall’inviato Antonio Atte) 

Tags: adnkronoscronacaItaliapoliticaultimora
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