La città di Napoli diventa protagonista di un viaggio multisensoriale tra suoni e visioni con “Neapolis Mantra”, l’opera ideata e diretta da Mvula Sungani, in scena venerdì 17 aprile alle 20:30 al Teatro Comunale di Sassari, e sabato 18 aprile alle 20:30 (turno A) e domenica 19 aprile alle 19 (turno B) al Teatro Massimo di Cagliari, nell’ambito della Stagione 2025-2026 de La Grande Danza organizzata dal CeDAC Sardegna. La produzione è firmata da Arealive, con la collaborazione di Sorrento Incontra, MSPD Studios, Asi Nazionale, Calandra Institute – City University of New York e Ilica Usa.
Sul palco, l’étoile Emanuela Bianchini e il primo ballerino Damiano Grifoni guidano i Solisti della Mvula Sungani Physical Dance accompagnati da Enzo Gragnaniello (voce e chitarra), Pietro Gallo (mandolina), Erasmo Petringa (violoncello) e Marco Caligiuri (batteria), con la partecipazione dell’attrice Federica Totaro.
La partitura sonora intreccia alcuni tra i brani più intensi di Gragnaniello, come “Rom Spirit”, “Terra e Vento”, “L’Erba Cattiva”, “Cu’mme” e “Donna”, quest’ultima scritta per Mia Martini, in una tessitura che diventa materia viva per la danza e per la parola teatrale. Le musiche creano continui rimandi tra echo mediterranei e atmosfere blues, su cui si innesta la coreografia fisica ed evocativa di Sungani e Bianchini.
Con “Neapolis Mantra” – titolo che richiama un album dello stesso Gragnaniello – il coreografo italo-africano costruisce un’immersione nella dimensione più autentica e viscerale della città. La sua physical dance mescola rigore tecnico e libertà espressiva, tra assoli e duetti che alternano momenti di intimità e tensione simbolica. I corpi dei danzatori diventano strumento di narrazione e incarnano i personaggi evocati dalle canzoni, figure di donne che abitano la scena come divinità, madri, amanti o presenze sospese tra realtà e sogno. La performance di Emanuela Bianchini si muove fra grazia e intensità, attraversando emozioni che disegnano le sfaccettature dell’universo femminile. Accanto a lei, Damiano Grifoni affronta un percorso di inquietudine e rigore che trova equilibrio nella geometria collettiva dei Solisti, veri interpreti di una danza scultorea che reinventa lo spazio scenico.
Lo spettacolo si presenta come una trama di immagini e suoni che restituisce la complessità della città partenopea: una metropoli antica e contemporanea al tempo stesso, crocevia di culture, contraddizioni e passioni. Tra le luci dei vicoli, i drammi e gli amori, le ferite e la malinconia, Napoli emerge come creatura viva che raccoglie le storie dei suoi abitanti e le trasforma in arte. Attraverso l’alchimia fra musica dal vivo, danza e parola, “Neapolis Mantra” dà forma a una poesia visiva in cui il corpo si fa linguaggio e la scena diventa specchio di un’identità collettiva che si racconta senza nostalgie, ma con la forza della memoria.







































