Può un abitante della Sardegna incontrare la New York underground degli anni ‘90, il gangsta rap, le sanguinose faide tra East Coast e West Coast americane, la lotta eterna tra i rapper Tupac e Notorious B.I.G., i ghetti afroamericani del Bronx e del Queens e lo sfogo di un’intera generazione in una musica che denuncia le discriminazioni sociali?

Antonio Solinas, sceneggiatore di fumetti sassarese già presente in queste pagine con il fumetto “Amazzoni”, attuale editor di Panini Comics, nonché esperto ed appassionato del mondo “Hip Hop” (scrittore specializzato per diverse riviste d’argomento e curatore dell’edizione italiana 2015 della graphic novel di Ed Piskor “Hip Hop Family Tree”) ci riesce egregiamente con il suo fumetto Tupac Shakur: solo Dio può giudicarmi.

Antonio Solinas alla scrittura e Paolo Gallina alla matita (disegnatore e illustratore, vincitore del concorso internazionale del Treviso Comic Book Festival 2013) ci regalano 120 pagine di intrattenimento fumettistico che illustrano e riassumono la complicata vita del noto rapper afroamericano Tupac Shakur (ai più conosciuto anche come “2Pac” o “Makaveli”) attraverso una narrazione in terza persona semplice, ma mai banale, intervallando a quest’ultima dialoghi “veri” che non scadono necessariamente nello “slang da strada” forzato, ove non sia prettamente necessario. Il narratore misterioso, attraverso le sue didascalie, ci conduce in un viaggio che ha origine proprio nel 1969, illustrando le lotte della madre del rapper newyorkese, Afeni Shakur Davis, attivista a fianco del movimento rivoluzionario afroamericano delle “Pantere Nere” in modo tale da calarci ed esporci un background chiaro e ben definito: i ghetti delle metropoli americane e la vita dei suoi abitanti alle prese con l’emarginazione sociale da parte dei bianchi, con la polizia violenta e razzista e con il degrado e la povertà che infestavano (e infestano) le periferie.

La graphic novel, che mescola sapientemente il carattere documentaristico a quello del racconto, anche grazie ai disegni che sfruttano un forte contrasto chiaro-scuro, dai tratti semplici, ma definiti che evidenziano i particolari e ad un’impaginazione delle vignette rigida e classica che aiuta la narrazione, approda ben presto violentemente nella vita del rapper.

Tupac Amaru Shakur (1971-1996) è stato più personaggio che musicista. Fortemente collegato all’attivismo politico, Tupac, amante di Shakespeare e moderno poeta maledetto, si scopre rapper grazie all’aiuto degli amici di sempre, il celebre gruppo hip hop “N.W.A”, divenendo ben presto quintessenza stessa del “gangsta rap”, elevando a life model il suo noto “Thug Life” (riferendosi alla vita di chi riesce a emergere partendo da zero) e denunciando al microfono e a colpi di rima le ingiustizie sociali della propria gente chiedendo disperatamente maggiori diritti civili verso le popolazioni di colore.

Ma la figura del cantante è immediatamente soppiantata da quella, se possibile ancor più famosa, del “soldato di strada”: amico dei più violenti gangster di New York, diversi arresti per spaccio e rapine a mano armata, in perenne lotta con la polizia, tanto che nell’ottobre del ’93 viene arrestato per aver sparato a due poliziotti fuori servizio, Tupac (assieme all’ex amico fraterno Notorious B.I.G.) è soprattutto celebre per aver dato vita alla più sanguinosa faida che la storia moderna americana ricordi. Due fazioni contrapposte di rapper provenienti delle due coste americane smisero di combattersi a colpi di testi, scendendo per le strade armati e riversando sangue nei ghetti; la rivalità tra West Coast ed East Coast (capitanata dallo stesso Amaru Shakur) si trasformò in una vera e propria guerra urbana.

La graphic novel del duo di artisti, che combina con consapevolezza leggende metropolitane e informazioni biografiche, giunge a noi a venti anni di distanza dalla misteriosa e forse inevitabilmente violenta morte del rapper, vittima a soli 25 anni di un omicidio mai chiarito da parte di un enigmatico carnefice a Las Vegas il 13 settembre 1996, lasciando al mondo il ricordo di un artista maledetto, simbolo della cultura nera, e che, comunque sia, ha donato a tutti la capacità di lottare e imporsi sempre contro le ingiustizie.