Un anno intenso, ricco di appuntamenti nel segno della contaminazione tra linguaggi artistici: per “The Social Gallery”, presidio culturale di via Eligio Porcu 43 a Quartu Sant’Elena, il 2025 ha rappresentato una tappa particolarmente significativa, caratterizzata dal consolidamento come spazio espositivo permanente, laboratorio di idee e luogo di relazioni sociali e culturali.
“Il palinsesto della programmazione si è sviluppato come un percorso unitario, in cui le mostre e gli eventi hanno dialogato intorno a temi centrali quali il corpo, l’identità, il conflitto, la memoria, la comunicazione visiva e il rapporto tra cultura, territorio e responsabilità sociale” ci ha raccontato il direttore artistico della Social Gallery Giovanni Coda, “Ogni progetto ha contribuito a definire una narrazione coerente, sostenuta da un rigoroso impianto curatoriale e da un costante lavoro di mediazione culturale”.
La pluralità dei temi sviluppati nei primi mesi dell’anno ha portato al coinvolgimento di un pubblico eterogeneo, che ha trovato spazio per la riflessione e l’incontro: da Charlotte Lindkvist con la mostra Quello che gli altri non dicono, dedicata al tema della responsabilità dello sguardo, a Daniele Serra con Danse Macabre, a cura di Roberta Vanali, che ha reinterpretato l’immaginario horror della danza macabra come metafora del presente; da Angelo Liberati, protagonista della personale curata da Mariolina Cosseddu, in cui la pittura si è fatta topografia dell’inconscio, alla mostra Dubbio di Vittorio Boi, a cura di Antonio Piras, in cui il tema del corpo è stato indagato come campo di tensioni personali e collettive.
Con Invece di amore di Primo Pantoli, ancora a cura di Roberta Vanali, la Social Gallery si è aperta a una riflessione che ha intrecciato storia e affetti, desiderio e memoria, con la pittura intesa come linguaggio relazionale; Neo Local Design – Design della Diversità di Valentina Follo, ha offerto un focus sul design come pratica culturale e sociale, capace di costruire connessioni tra comunità, linguaggi e contesti produttivi, mentre la mostra Fight HIV Stigma – 30 anni di campagne di comunicazione LILA, in collaborazione con LILA Cagliari, ha ribadito il ruolo politico dell’immagine nella lotta allo stigma del HIV e nella costruzione di una consapevolezza collettiva, attraverso i materiali grafici prodotti in anni di campagne di sensibilizzazione.
“L’autunno ha segnato un’intensificazione del palinsesto, in relazione con il trentennale del Festival V-Art” ha continuato Coda; nato come spazio di sperimentazione e libertà espressiva, il Festival ha accompagnato generazioni di autrici e autori, che hanno riconosciuto nella pratica artistica uno strumento di conoscenza, di riflessione e di impegno civile. “In ottobre, all’interno del programma del Festival, si è tenuto l’incontro promosso con Farmacisti nel Mondo ODV, per la presentazione di un nuovo progetto umanitario diffuso sul territorio sardo, dedicato alla cultura e alla cooperazione” ha raccontato ancora il direttore della Social Gallery. Nell’occasione, è stato presentato in anteprima il documentario “Disamparados”, girato in Bangladesh durante la missione umanitaria del 2024: diretto dallo stesso Coda con la collaborazione della regista Rai Serena Schiffini, il film restituisce un racconto fatto di voci, immagini e testimonianze, attraversando i temi della dignità, della fiducia e della cooperazione internazionale. Il film è attualmente disponibile su Ray Play.







Evento centrale del trentennale di V-Art è stato il Forum sul Cinema Indipendente “FuoriNorma. La via neo-sperimentale del cinema italiano”, con l’omaggio ad Adriano Aprà. La prima giornata, il 28 novembre, è stata dedicata al cinema di ricerca, con un panel di relatori e relatrici provenienti da Sardegna, Italia e Stati Uniti moderato da Duilio Caocci; la seconda giornata, il 29 novembre, ha visto la presentazione del romanzo di Vincenzo Patanè e la proiezione del film di Damiano Andresano. In continuità con la storia del Festival e con la sua attenzione ai linguaggi “fuori norma”, il Forum ha riaffermato l’indipendenza come scelta culturale e politica.
Tra novembre e dicembre, la collettiva Fading Faces dedicata alla fluidità del ritratto contemporaneo -con gli artisti Silvia Argiolas, Silvia Mei, Giuliano Sale e Pastorello– e The Shapes of Bodies di Giuliano Sale, entrambe a cura di Ivo Serafino Fenu, hanno segnato una nuova fase nel percorso di ricerca della Social Gallery, rafforzandone il ruolo di presidio culturale capace di connettere esperienze, comunità e linguaggi. Le mostre, infatti, sono state realizzate con le opere inedite provenienti dalla vasta collezione privata di Giuseppe Demara: a “The Shape of Bodies”, una riflessione sulla corporeità come presenza instabile e frammentata, seguiranno nel 2026 le monografiche dedicate agli altri artisti che hanno esposto nella collettiva Fading Faces.
“Il 2025 ha rappresentato un anno di piena maturità per The Social Gallery” ha concluso Coda, “Uno spazio di ricerca e di relazione in cui l’immagine non è mai neutrale, ma sempre terreno di costruzione di senso, ponte tra comunità, linguaggi e responsabilità contemporanee”. Le attività ripartiranno nel gennaio 2026 con gli appuntamenti dedicati alla Giornata della Memoria, la personale del pittore Antonio Mallus a cura di Mariolina Cosseddu e un’esposizione fotografica di Cristian Castelnuovo curata da Roberta Vanali.



































