Chi ha superato già da qualche anno l’adolescenza ricorderà il manga Touch, del giapponese Mitsuru Adachi, o magari il romanzo Calico Joe, dello scrittore John Grisham. Questi successi editoriali hanno un elemento comune, uno sport che fa da sfondo alle storie profonde narrate dai due autori: il baseball.

Questo mese abbiamo incontrato Antonio Filosa che, nel parlare di baseball, gioca praticamente in casa. Amante di questo sport da quasi trent’anni, coach dal 2003 e, a livelli professionali, dal 2009/2010, Antonio ha maturato in quel di Nettuno (Roma) buona parte della sua esperienza. Due brevi parentesi tra Porto Torres e Alghero, e attualmente è head coach della Yellow Team a Sassari, dove allena i ragazzi nel campo di Li Punti nell’ambito di un progetto con la scuola da lui proposto.

«Quando sono arrivato io il numero dei tesserati non ci permetteva di mettere in campo tutte le squadre di categoria», racconta. «Adesso, da quando è partito il progetto scolastico, è nata anche una realtà ulteriore che è quella delle Pink Ladies: dapprima squadra scolastica e ora attiva regolarmente in campionato».

Yellow Team Sassari. Foto Claudio Atzori

Ma come funziona, più nello specifico, la realtà del baseball? Quali sono le categorie nelle quali si suddivide questo sport? «Beh, le categorie sono: il minibaseball, che prevede l’introduzione al gioco dei bambini che hanno dai sei fino agli otto anni, e il mini softball, al femminile, che prevede la stessa fascia di età. A partire dal nono anno di età esistono l’under dodici, poi l’under quindici e ancora l’under diciotto. Sopra l’under diciotto esistono le squadre senior». Naturalmente esistono alcune piccole differenze tra il gioco al maschile e quello al femminile. «Cambiano leggermente le regole, la dimensione della palla e la forma delle mazze. Diciamo pure che le regole si somigliano finché si entra nell’under quindici. Dopodiché si comincia a giocare il baseball vero, quindi su un campo più grande e con regole diverse, che sono poi quelle del baseball fino alla categoria senior. Il campo stesso varia a seconda degli sport e della fascia di età. Come Yellow Team softball abbiamo una squadra under tredici che l’anno scorso ha svolto il campionato, ottenendo anche buoni risultati, e la squadra under 16, che ci sta dando veramente tante soddisfazioni».

Sì, perché gli ultimi tempi hanno visto arrivare, ai giovani giocatori, diverse vittorie. «Con le varie categorie, la soddisfazione più grande che ci siamo tolti è stata quella del 2017. La squadra under quindici era in difficoltà di costituzione, nel senso che avevamo i numeri per farla giocare ma non abbastanza giocatori esperti, mentre le altre società li avevano, potevano contare su un gruppo rodato già da diversi anni. Con il mio collega e amico Mauro Meloni di Olbia abbiamo incominciato a lavorare su questa squadra, contando su quattro giocatori di ruolo e cercando di far crescere anche gli altri». Antonio fa una piccola pausa e sorride ricordando. «Abbiamo vinto il titolo regionale. In aggiunta a questo ci siamo anche qualificati ai playoff nazionali. Abbiamo superato i sedicesimi e, di conseguenza, siamo entrati tra le prime quindici squadre d’Italia. In pratica siamo arrivati agli ottavi di finale. È stato il record societario: la Yellow Team non aveva mai raggiunto, nei livelli giovanili, questo risultato da quando è stata creata, dal 1983. Questo ci ha regalato veramente parecchie soddisfazioni».

Lo spazio è tiranno ma vogliamo ancora capire quale sia il segreto per avere successo e generare passione in questo come in tutti gli sport. «Dipende da come lo si propone», è l’idea di Antonio Filosa. «Il nostro è uno sport non troppo conosciuto perché non abbiamo gli stessi canali, anche televisivi, che danno spazio ad altre discipline. È importante, poi, avere un buon rapporto empatico con i ragazzi e, soprattutto, trasmettere dei valori, perché un genitore porta il figlio dove ci sono valori da imparare ma attenzione: ciò non vuol dire vincere a tutti i costi. Vuol dire essere onesti. Lo si è programmando, proponendo e realizzando.

Antonio Filosa. Foto Claudio Atzori