Si alza il sipario su “I Am Hamlet” – originale pièce scritta, diretta e interpretata dall’attore e regista Andrea Tedde, in scena con Marta Proietti Orzella, Alessandro Fulvio Bordigoni e Floriana Ancis (produzione Batanea Teatro) in cartellone – in prima assoluta – DOMANI (sabato 16 marzo) alle 20.45 al Teatro Centrale di Carbonia sotto le insegne del CeDAC per la Stagione 2018-2019 de La Grande Prosa – nell’ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

Una moderna tragedia in cui ricorre il tema centrale dell’“Enrico IV” di Luigi Pirandello – ovvero l’identificazione di un attore con il suo personaggio, in seguito a un trauma, per cui teatro e vita si confondono finché diventa impossibile distinguere realtà e finzione: il protagonista, vittima di un incidente stradale alla vigilia della prima, si trasforma nell’Amleto shakespeariano, fino a ripensare la propria intera esistenza nei panni del Principe di Danimarca. In realtà le conseguenze sono ben più gravi di quel che egli si immagina, l’ipotetico risveglio è una proiezione della sua mente e tutto accade in una sorta di dimensione onirica, mentre si trova in stato di coma e sul suo letto d’ospedale si svolge la silenziosa lotta tra la vita e la morte: dalla memoria affiorano in una sorta di flashback momenti significativi del passato, in cui egli si vede come il malinconico eroe del dramma elisabettiano, prigioniero del dubbio e dell’incertezza, travolto da opposte passioni.

Il tempo sospeso il cui amici e parenti, medici e infermieri attendono ansiosamente un ritorno della coscienza e un segnale che egli possa ridestarsi da quel sonno troppo profondo diventa per il protagonista un viaggio a ritroso fra emozioni e ricordi, esperienze liete e dolorose, la riscoperta di antiche aspirazioni e dei suoi sogni d’artista – in crudele contrasto con la realtà.

“I Am Hamlet” realizza in chiave paradossale la perfetta immedesimazione tra interprete e personaggio, uno stato di grazia arduo da raggiungere e in questo caso forse irreversibile se l’aggravarsi delle condizioni del paziente lo condurrà suo malgrado a recitare con accenti di assoluta verità la scena della fine del nobile principe, tradito dagli amici e assassinato dai suoi nemici, grazie a un inganno e a un equivoco fatale. Questione cruciale – quella dell’interpretazione verosimile della morte sulla scena, quindi dell’aderenza al reale attraverso l’artificio, su cui si son confrontati grandi filosofi – e che porta all’estremo il dilemma dell’attore, quella necessità di rendere credibile nella finzione l’esistenza e la forma stessa del personaggio, trovando il giusto equilibrio tra l’adesione e il distacco, quella indispensabile capacità di guardarsi e dirigersi dall’esterno, in virtù delle convenzioni e della complicità del pubblico ma anche e soprattutto della propria arte e del proprio talento istrionico.

La pièce insomma affronta – attraverso una vicenda particolare – un argomento fondamentale nell’etica e nell’estetica teatrale, intorno a cui si gioca la seduzione del pubblico e in certo qual modo il valore e l’importanza della rappresentazione come del mestiere dell’attore: un interessante meccanismo già indagato da autori come Pirandello, ma che appartiene anche alla dimensione del quotidiano in cui tutti ci ritroviamo più o meno consapevolmente a recitare una parte agli occhi degli altri.

Sul filo della suspense l’evoluzione della malattia del protagonista conduce a due effetti opposti: tanto più si aggraverà tanto meglio egli riuscirà a raggiungere l’obiettivo di diventare fino in fondo Amleto – attingendo alle proprie sensazioni e emozioni, in una versione estrema del metodo elaborato da Lee Strasberg per l’Actors Studio, mentre la guarigione comporterebbe una regressione dei sintomi e dunque un ritorno all’iniziale dilemma interpretativo dell’immedesimazione con il personaggio e della possibilità di creare per il pubblico l’illusione della realtà.

In un letto d’ospedale l’attore ignaro lotta per sopravvivere, il suo presente è determinato dalle macchine e il futuro resta appeso alla sua capacità di reagire a stimoli e cure, per ripercorrere all’indietro il tragitto per uscire dal coma – due piani narrativi che s’intrecciano, come si fondono vita e arte. Al pubblico infine l’ultima parola e il compito di definire il confine tra realtà e finzione.

Biglietti: Dalla fila 1 alla fila 7: € 16; dalla fila 8 alla fila 11: € 14; dalla fila 12 alla fila 14: € 12; dalla fila 15 alla fila 17 e galleria: € 10 Palchetto: € 7
Info: Augusto Tolari – cell. 328 1719747 – augustotolari.51@gmail.com