Un viaggio nell’identità, è questo il tema principale della Collezione Sarda Luigi Piloni dell’Università degli Studi di Cagliari: una raccolta di circa 900 opere esposte a Cagliari, negli spazi dell’ex Seminario Tridentino, che racconta un “profumo di Sardegna”. Una fragranza ripresa anche nel catalogo della stessa collezione, edito da Ilisso, presentato a fine ottobre nell’Aula Magna del Rettorato dell’Ateneo del capoluogo della Sardegna, con l’obiettivo di fare un primo passo nel percorso verso la restituzione piena alla città e all’intera collettività di un vero gioiello di arte e di storia. Un’opera editoriale che vuole rendere conto dell’intera collezione attraverso una ricerca scientifica che descrive le opere più importanti e preziose presenti negli spazi ma che vuole implementare gli studi dello stesso Luigi Piloni confluiti in diverse pubblicazioni degli anni settanta e ottanta del secolo scorso.

“La collezione è stata un progetto di raccolta molto preciso, con un rigore filologico molto chiaro, portato avanti dal Cavaliere Luigi Piloni, studioso e appassionato di arte e storia della Sardegna, – ha detto la professoressa Rita Pamela Ladogana curatrice del volume e responsabile scientifico della Collezione – che spazia dalle mappe ai costumi, dalle opere pittoriche alle incisioni ai gioielli e ai tappeti. Un viaggio attraverso l’identità che parte dalla natura e finisce all’uomo passando dalla rappresentazione geografica della Sardegna fino al lavoro dell’uomo presente nei tappeti e nei gioielli”.

La collezione è stata donata il 12 dicembre 1980 da Luigi Piloni all’Università di Cagliari all’allora Magnifico Rettore Prof. Duilio Casula con lo scopo generale di costituire un “Museo” nei locali di proprietà dell’Università. Obiettivo realizzato nel 1984 quando è stata inaugurata la raccolta che da allora ad oggi ha avuto alterne vicende contraddistinte da una non piena fruibilità a cui l’ateneo oggi sta ponendo rimedio. Il primo significativo passo in questa direzione è stato la realizzazione del catalogo della Collezione Sarda Luigi Piloni.

L’opera è suddivisa in 8 capitoli che rappresentano i nuclei principali della raccolta. Si parte dalle carte geografiche che rappresentano un unicum nell’isola perché sono le uniche esposte al pubblico. “Una collezione ricca con un excursus che va dalla fine dal XVI secolo fino al XIX che non ripropone semplici immagini del passato ma veri documenti che rappresentano e testimoniano epoche, tecniche, culture e uomini – ha proseguito la responsabile della collezione –.” Dalle carte si passa alle vedute della Sardegna (acquerelli, disegni e tempere originali), in questo caso dal cinquecento all’ottocento, studiate nei minimi dettagli secondo le più avanzate tecniche di rilievo e di disegno dell’epoca con dati dedicati ai principali monumenti. Vedute interne della città di Cagliari, come la via Azuni durante la corsa di cavalli in onore di San Michele o il corso Vittorio Emanuele, della città di Sassari, come la Chiesa e il convento dei Cappuccini e San Pietro Convento dei Cappuccini minori. Inoltre nella collezione sono presenti vedute di Monastir, di Sanluri, di Oristano e di Porto Torres, solo per citare quelle più rappresentative. All’interno della Collezione esistono anche alcune incisioni legate all’episodio storico del tentativo, fallito, della Francia di impadronirsi della Sardegna, avvenuto nel 1793.

Uno spazio è dedicato a un percorso dell’arte in Sardegna. Si parte dall’età moderna (tra il XVI e XVIII secolo), con opere di Antioco Mainas, della bottega stampacina Cavaro, di Francesco Massa e di Antonio Caboni, fino ad arrivare alla pittura del novecento. Qui il Piloni ha voluto compiere un viaggio attraverso gli sviluppi della pittura del secolo scorso che rappresenta il suo viaggio in Sardegna, tra la gente, i luoghi, gli usi e le tradizioni dell’isola. Sono presenti le tele di Giovanni Marghinotti, di Carlo Contini, Antonio Ballero, Melis Marini, Giuseppe Biasi, Aligi Sassu, Foiso Fois e tanti altri.

“All’interno della collezione trovano spazio anche 132 stampe e dipinti rappresentanti i costumi isolani – prosegue la curatrice – che rivestono un interesse sia etnografico che storico culturale”. L’attenzione di Piloni spazia anche per i gioielli, quasi tutti riferibili a botteghe sarde. Rosari, medaglie religiose, croci e amuleti sono la volontà del collezionista di documentare la spiritualità dei sardi. Ma sono presenti anche oggetti di uso comune come bottoni, collane e medaglie. Chiudono il catalogo i prodotti tessili. All’interno della raccolta si possono trovare copricassa, coperte e bisacce ma sono presenti anche due rari tessuti funebri, chiamati tapinos de mortu, provenienti da Orgosolo, usati per adagiare sul pavimento la salma durante la veglia funebre, i cui motivi ricordano il passaggio verso l’aldilà.

Quello compiuto dal Piloni è un viaggio nell’identità del popolo sardo, dei suoi usi e costumi che non deve essere considerato come qualche cosa di fisso e di immutabile nel tempo ma come una realtà viva e vitale. Un percorso che si rinnova di giorno in giorno, ed assume forme diverse: un viaggio nell’identità del popolo sardo, un viaggio che è il viaggio di Piloni, il viaggio del visitatore.

La Collezione è visitabile gratuitamente su prenotazione, esclusivamente nelle mattinate dal lunedì al venerdì, al pomeriggio solo nelle giornate di martedì o giovedì. Per informazioni tel. 070/6752428 – 070/6752424 – email: gpili@amm.unica.itasorcine@amm.unica.it.