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Lino Banfi, oggi spegne 90 candeline: chi è davvero Pasquale Zagaria

di Redazione
9 Luglio 2026
in Spettacolo
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(Adnkronos) – Novant’anni e una carriera che attraversa oltre sei decenni di spettacolo italiano. Oggi, giovedì 9 luglio, Lino Banfi festeggia un traguardo che appartiene non soltanto alla sua storia personale, ma anche a quella del cinema e della televisione.  

Dietro il nome d’arte che lo ha reso celebre c’è Pasquale Zagaria, nato ad Andria il 9 luglio 1936 – anche se venne registrato all’anagrafe soltanto l’11 luglio – e cresciuto a Canosa di Puglia, dove la famiglia si trasferì quando aveva appena tre anni. A novant’anni dalla sua nascita, l’attore resta uno degli interpreti più popolari e amati. Dall’avanspettacolo al cinema, dalla commedia sexy degli anni Settanta alla fiction televisiva, ha attraversato epoche, generi e pubblici diversi senza mai perdere la propria identità artistica. Personaggi come Oronzo Canà, il commissario Lo Gatto, il brigadiere Pasquale Zagaria e Nonno Libero sono entrati nell’immaginario collettivo, consacrando Lino Banfi a un posto di primo piano nella storia della cultura pop. 

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Figlio di Riccardo Zagaria e Nunzia Colia, cresce in un ambiente profondamente cattolico. I genitori immaginano per lui un futuro diverso da quello dello spettacolo e lo indirizzano perfino verso il seminario. Ma proprio nelle recite parrocchiali emerge quel talento naturale che cambierà la sua vita. Le sue interpretazioni di Giuda, San Pietro e San Giovanni fanno ridere e divertire l’intera comunità, tanto che il vescovo Giuseppe Di Donna gli suggerisce di seguire la strada della comicità. 

È l’inizio di un percorso tutt’altro che semplice. Contro il parere della famiglia decide di inseguire il sogno dello spettacolo e parte giovanissimo. Sono anni durissimi, segnati dalla povertà e dalla precarietà. La vigilia di Natale del 1954 viene soccorso a Napoli da un posteggiatore abusivo, Ciro, che gli offre da mangiare e gli paga un biglietto per Milano. Nel capoluogo lombardo dorme nelle stazioni ferroviarie e negli edifici in costruzione; in un’occasione arriva perfino a fingersi malato per essere ricoverato e passare qualche notte al caldo in ospedale. La sua università è l’avanspettacolo. Nel 1954 entra nella compagnia di Arturo Vetrani e impara il mestiere nei teatri di varietà, dove affina tempi comici, improvvisazione e rapporto diretto con il pubblico. Porta in scena i modi di dire, gli accenti e il patrimonio linguistico della sua terra, intuendo che proprio quella parlata così particolare può diventare il suo tratto distintivo. All’inizio si presenta come Lino Zaga, ma è Totò a suggerirgli di cambiare. Il Principe della risata gli spiega che nel mondo dello spettacolo è meglio non accorciare il cognome. Sarà così il suo impresario a trovargli un nuovo nome, scegliendo casualmente “Banfi” dal registro di una scuola elementare. Nasce così il personaggio destinato a entrare nella storia dello spettacolo italiano. 

Trasferitosi a Roma, Banfi debutta in televisione nel 1964 in “Biblioteca di Studio Uno” di Antonello Falqui. Sono apparizioni brevi ma significative, cui seguono la partecipazione a “Speciale per voi” di Renzo Arbore e gli spettacoli del Cabaret Sancarlino insieme ad Anna Mazzamauro, Carletto Sposito, Enrico Montesano e Lando Fiorini. 

Anche il cinema lo accoglie gradualmente. Dopo una fugace comparsa in “Urlatori alla sbarra” di Lucio Fulci, arrivano piccole parti nelle commedie con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e nei film di registi come Luciano Salce, Bruno Corbucci, Pasquale Festa Campanile e Steno. È un lungo apprendistato durante il quale costruisce un’identità artistica personale, lontana dalle imitazioni e fondata su una comicità popolare fatta di inflessioni dialettali, mimica e tempi perfetti. Un produttore come Dino De Laurentiis comprende presto il potenziale di quel giovane attore pugliese e gli offre l’opportunità di farsi conoscere dal grande pubblico. Ma la vera consacrazione arriva all’inizio degli anni Settanta. 

Nel 1971 Nanni Loy gli affida un ruolo completamente diverso in “Detenuto in attesa di giudizio”, interpretando il direttore del carcere. È una prova drammatica intensa e misurata, che sorprende critica e pubblico e dimostra come Banfi possieda qualità ben più ampie della sola comicità. Due anni dopo arriva il primo ruolo da protagonista con “Il brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia”, dove il cognome del personaggio richiama ironicamente quello dell’attore. Da quel momento la sua carriera prende definitivamente il volo. 

Tra la seconda metà degli anni Settanta e tutti gli anni Ottanta diventa uno dei protagonisti assoluti della commedia all’italiana tipica di quel periodo. Accanto a Edwige Fenech, Gloria Guida, Nadia Cassini, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani e Mario Carotenuto diventa uno dei volti simbolo della cosiddetta commedia sexy all’italiana. Film come “La liceale nella classe dei ripetenti”, “L’insegnante viene a casa”, “L’infermiera di notte”, “La soldatessa alle grandi manovre”, “L’onorevole con l’amante sotto il letto” e molti altri dominano i botteghini. 

In quelle pellicole Banfi costruisce uno stile personale. La sua comicità nasce dal linguaggio prima ancora che dalle situazioni. Le parole storpiate, il dialetto pugliese, gli equivoci lessicali, le espressioni inventate diventano una cifra inconfondibile che il pubblico riconosce immediatamente. Senza mai rinnegare le proprie origini, riesce a trasformare una parlata regionale in un linguaggio comprensibile e amato in tutta Italia. 

Gli anni Ottanta rappresentano probabilmente il vertice della sua popolarità cinematografica. Nel 1981 interpreta “Spaghetti a mezzanotte” di Sergio Martino, seguito da altri grandi successi come “Cornetti alla crema” e “Fracchia la belva umana””. Nel 1982 arriva “Vieni avanti cretino” di Luciano Salce, oggi considerato uno dei classici della commedia italiana, con sketch entrati nell’immaginario collettivo come il celebre prete pugliese davanti al Colosseo e la canzone “Filomena”. Due anni più tardi nasce il personaggio destinato a renderlo immortale: Oronzo Canà, l’allenatore della Longobarda ne “L’allenatore nel pallone”. Con il suo linguaggio improbabile, le intuizioni calcistiche surreali e la celebre “bi-zona”, Canà diventa uno dei personaggi più popolari della storia del cinema italiano, continuamente citato ancora oggi da allenatori, giornalisti sportivi e tifosi. 

Nel 1986 Dino Risi gli affida un’altra interpretazione memorabile con “Il commissario Lo Gatto”, confermando la capacità di Banfi di dare vita a personaggi popolari ma mai banali. Nello stesso periodo è protagonista di altri grandi successi commerciali come “I pompieri”, “Scuola di ladri”, “Grandi magazzini”, “Bellifreschi” e “Com’è dura l’avventura”. Il successo cinematografico è accompagnato da quello televisivo. Conduce “Risatissima”, “Domenica In”, “Stasera Lino” e numerosi programmi di intrattenimento, diventando uno dei volti più popolari del piccolo schermo. 

Negli anni Novanta sceglie di cambiare strada. Dopo alcuni film per la televisione, nel 1998 entra nel cast di “Un medico in famiglia”. Il personaggio di Libero Martini, per tutti Nonno Libero, segna una svolta decisiva nella sua carriera. Banfi abbandona quasi completamente i ruoli farseschi che lo avevano reso celebre e conquista un nuovo pubblico interpretando un nonno affettuoso, ironico e saggio. La serie ottiene ascolti straordinari e rimane in onda fino al 2016, facendo conoscere l’attore anche alle generazioni più giovani. 

Parallelamente continua a lavorare per cinema e televisione. Nel 2000 interpreta il film televisivo “Vola Sciusciù” e nel 2001 viene nominato ambasciatore dell’Unicef. Seguono fiction di successo come “Un posto tranquillo”, “Il mio amico Babbo Natale”, “Il padre delle spose” e “Scusate il disturbo”. Nel 2008 torna sul grande schermo nei panni di Oronzo Canà con “L’allenatore nel pallone 2”. Seguono “Focaccia Blues”, la produzione tedesca “Indovina chi sposa mia figlia?”, “Buona giornata” dei fratelli Vanzina e, nel 2016, “Quo vado?”, dove recita accanto a Checco Zalone. 

Negli ultimi anni Banfi continua a essere una presenza familiare per il pubblico italiano. Partecipa a programmi televisivi, prende parte a “Il cantante mascherato”, gareggia a “Ballando con le stelle”, presta la propria voce a iniziative benefiche e torna al cinema con “Viaggio a sorpresa” e “Oi vita mia”, il film diretto da Pio e Amedeo. Nel marzo 2026 il Bif&st di Bari gli rende omaggio con il Premio Arte del Cinema e presenta in anteprima il docufilm “Lino d’Italia: storia di un italieno”, dedicato alla sua lunga carriera. 

Anche la sua vita privata è sempre rimasta profondamente legata alla famiglia. Nel 1962 sposa Lucia Lagrasta, conosciuta da giovanissimo, con la quale condivide oltre sessant’anni di matrimonio fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2023. Dalla loro unione sono nati Rosanna, attrice, e Walter, regista e produttore. Negli ultimi anni è diventato anche bisnonno e continua a gestire con i figli l’Orecchietteria Banfi, il ristorante di famiglia a Roma. 

Nel 2024 Canosa di Puglia gli ha dedicato il foyer del Teatro Lembo, mentre tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 ha ricevuto le cittadinanze onorarie di Sala Consilina e San Severo. Sono riconoscimenti che si aggiungono a una lunga serie di premi ricevuti nel corso della carriera e testimoniano il legame mai interrotto con il Mezzogiorno e con le proprie radici. In vista dello speciale compleanno, la casa editrice HarperCollins Italia ha pubblicato il memoir di Lino Banfi “90, non mi fai paura!”, uno sguardo senza precedenti sull’uomo dietro il leggendario personaggio pubblico, che è stato presentato al Salone internazionale del Libro di Torino alla presenza di una folla di fan. Nel frattempo da novantenne Banfi non si ferma. Con il figlio Walter sta lavorando a un podcast dal titolo ‘Parlando con le stelle’. (di Paolo Martini) 

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