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Malika Ayane, la serenità di sentirsi “irrilevanti nell’universo”: dentro il nuovo album “Cicale”

Malika Ayane racconta il percorso personale e artistico che l’ha portata a ritrovare equilibrio, tra il ritorno a Sanremo, la libertà di esprimere le proprie idee e i prossimi concerti dal vivo

di Redazione
18 Settembre 2026
in Musica
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(Adnkronos) – “La serenità passa soprattutto dall’accettare di essere irrilevanti nell’universo”. A 42 anni Malika Ayane sembra aver trovato proprio lì una parte della libertà che racconta in ‘Cicale’, il nuovo album in uscita il 18 settembre, arrivato a cinque anni dal precedente ‘Malifesto’ (2021). Eppure, appena ci vede posare la borsa a terra prima dell’intervista, strabuzza gli occhi: “Non si mette mai a terra. Porta sfortuna”. La borsa viene immediatamente spostata. Perché si può anche aver fatto pace con la propria irrilevanza nell’universo ma evidentemente con la sfortuna è meglio non scherzare. Nelle dieci tracce dell’album, il tempo, che torna come una delle sue ossessioni, è diventato anche quello necessario per cambiare prospettiva, alleggerire il peso del giudizio e capire quali battaglie meritino davvero di essere combattute. “Un artista deve poter scegliere di schierarsi se sente di farlo, e di non schierarsi se non vuole” dice all’AdnKronos, parlando di un tema molto attuale, quello degli artisti chiamati a esporsi sui grandi temi politici e sociali, dopo il caso Ed Sheeran-Macklemore. Dalla serenità conquistata alla voglia di tornare sul palco, passando per Sanremo, la libertà degli artisti di esporsi e il senso di quell’’ancora’ che attraversa il disco, (nel quale figura anche un feat. con Dargen D’Amico) Malika Ayane ci racconta un presente in cui, dice, si sente “perfettamente” nei suoi panni. 

Malika, in ‘Cicale’ torna spesso l’idea del tempo: il tempo che passa, il tempo che ricomincia, quello che cambia. È un disco che arriva a cinque anni da quello precedente. Marika, in questi cinque anni, oltre alla realizzazione dell’album, come sei cambiata e cosa hai fatto in questi anni?  

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“Ho fatto di tutto. A partire da ‘Cats’, impersonando la meravigliosa Grizabella. Poi ho fatto un altro spettacolo teatrale, un programma radio, ho scritto un libro di racconti, ho fatto un tanti concerti e attività di ogni tipo. Nel mentre ho scritto canzoni con amici vecchi, come Pacifico e Andrea Bonomo, e nuovi e straordinari collaboratori. Come sono cambiata? Penso che ci sia un modo di rimanere diversamente gli stessi. Per fortuna ho cercato di ammorbidire quelli dei miei difetti pesanti, ho iniziato a usare il ragionamento introspettivo come una forma di autoterapia. Inoltre, non avere una scadenza per il album e fare altre cose in cui non sei tu il centro della scena è un ottimo modo per poterlo realizzare. La mia ossessione per il tempo è cambiata proprio grazie a questo spostarsi dal centro della stanza”. 

La descrizione che fai del brano ‘Finalmente’ parte da una frase molto bella: dici che è troppo presto per scrivere una versione di My Way, ma anche troppo tardi per vivere con quella spensieratezza di Rossella O’Hara. Pensando al tuo percorso artistico, dove ti collochi?  

“Mi sento perfettamente a mio agio nei miei panni, e me ne sono resa conto proprio a Sanremo. Prima di entrare in scena la prima sera stavo tranquillamente mangiando una caramella: avevo controllato la scaletta e c’erano cinque minuti liberi che mi permettevano di finirla con calma. Poi, all’improvviso, hanno invertito alcuni blocchi e mi hanno mandata subito sul palco. Così mi sono ritrovata ad affrontare la mia prima discesa delle scale dell’Ariston dopo cinque anni di assenza, con uno spacco nell’abito, cosa già di per sé insolita per me, e con una caramella ancora in bocca. Una situazione con un livello di difficoltà decisamente superiore al normale. Eppure, invece di agitarmi o preoccuparmi, mi è venuto da ridere. Alla fine mi sono detta che ero semplicemente andata in televisione, in diretta, scendendo le scale di Sanremo con una caramella in bocca. Niente di grave. Era importante andare a cantare una canzone bella, divertente, suonata bene, con un’orchestra e il resto contava relativamente. Fossi entrata con una testa di bisonte in mano, sicuramente avrebbe avuto un suo senso performativo ma forse sarebbe stata un’altra cosa…sto molto bene nei miei panni”. 

Sei molto più consapevole e ti preoccupi meno di quello che pensa la gente. Riesci anche a lasciare andare di più tutta una serie di preoccupazioni?  

“In fondo, credo che tutto torni a questo. Anzi, più ne parlo nelle interviste, più mi accorgo che è un tema centrale. La serenità arriva soprattutto quando accetti di essere irrilevante nell’universo, e non lo dico in modo negativo: è una presa di coscienza liberatoria. Scrivere e cantare delle belle canzoni è una benedizione. Fare bene il proprio lavoro significa mettere dentro tutto quello che si ha. Poi, se quelle canzoni arriveranno a qualcuno, bene; se non arriveranno, non sarà comunque una tragedia. Penso a dieci anni fa, sempre restando in ambito sanremese. Portavo l’apparecchio ai denti e ricordo che facemmo perfino delle riunioni perché c’era la preoccupazione che si creasse un’attenzione intorno a quella cosa. Io, in realtà, ero serena. Se ci ripenso oggi, mi viene da sorridere per quanto tempo ed energie si possano sprecare domandandosi che cosa penseranno le persone. Per questo credo sia importante alleggerire. Capire che non tutte le battaglie meritano di essere combattute, che non tutto deve essere commentato e che non ogni cosa va vissuta come la più importante del mondo. Non sempre ci si riesce, certo, ma quando succede è una sensazione bellissima”. 

Ti sei ispirata anche a una frase molto bella di Paul Valéry per il brano ‘Probabile’: ‘l’amore consiste nel voler dire ancora’, e torni più volte sull’idea di ancora: ancora amore, ancora possibilità, ancora cambiamento. Quella ‘ancora’, oggi, che significato ha per te?  

“Per me ha esattamente il significato più bello che questa parola porta con sé. A 42 anni guardo il mondo e mi rendo conto che, nella sua natura profonda, non è diverso da come era dieci, venti o trent’anni fa, e probabilmente non lo sarà nemmeno tra dieci anni. Quello che cambia siamo noi. Aver attraversato qualche stagione in più, aver visto ripetersi certi cicli, ti regala una prospettiva diversa. L’esperienza non offre certezze e non permette di prevedere il futuro, ma ti aiuta a riconoscere situazioni, dinamiche e persone, intuendo già dove potrebbero portarti. Per questo, quando qualcuno oggi ti si avvicina dicendoti che sei speciale, unica o indispensabile, magari ti fai una risata. Credo che la vera lezione sia questa: non sopravvalutare gli arrivi ma nemmeno svalutare quello che si possiede già”. 

Sei tornata quest’anno in gara a Sanremo con ‘Animali Notturni’. Adesso abbiamo davanti un nuovo Festival con Stefano De Martino direttore artistico. Intanto, ti piacerebbe tornare, sia in gara sia come ospite? E poi, secondo te, cosa dovrebbe cambiare, se c’è qualcosa che dovrebbe cambiare, rispetto al Festival che siamo stati abituati a conoscere finora?  

“Tornare a Sanremo è sempre un’idea che mi diverte, ma in gara non credo. Ho appena pubblicato un album a cui voglio dedicare tutta la mia attenzione. Poi ci saranno i concerti, e spero ancora altri concerti. Mi auguro che questo sia l’inizio di un periodo in cui possa concentrarmi soltanto sulla musica. Come ospite, invece, ci tornerei domani. È la condizione ideale: vivi il bello del Festival senza lo stress della competizione, incontri gli amici, fai una cantata e poi torni a casa. Allo stesso tempo sono molto curiosa di vedere il lavoro del nuovo direttore artistico, Stefano De Martino. Mi piace il fatto che stia cercando di costruire un Festival che abbia una sua impronta personale. In fondo è quello che fanno tutti i direttori artistici, ma nel suo caso c’è un interesse particolare perché si tratta di un debutto. Anche perché Sanremo, per certi aspetti, è sempre uguale a se stesso. Cambia la narrazione, cambiano i volti, ma la sua natura resta la stessa. Io ne ho fatti sei, con cinque direttori artistici diversi: da Fazio a Clerici, da Bonolis ad Amadeus, fino a Carlo Conti. Personalità e visioni molto differenti tra loro, eppure gli effetti che il Festival ha sulle persone e sul Paese sono sempre gli stessi. Per questo mi auguro soprattutto che sia divertente per chi lo fa. Perché quando chi sale su quel palco si diverte davvero, il divertimento arriva anche a chi guarda da casa”. 

Il tour statunitense di Ed Sheeran si trova al centro di una dura bufera politica dopo che il rapper Macklemore è stato escluso dalle date a causa dei suoi messaggi pro-Palestina lanciati dal palco. Da noi anche Albano è stato criticato per essere andato a suonare in Israele. Visto che si parla spesso della libertà degli artisti di esprimere o schierarsi anche politicamente, come ti collochi su questo tema: cosa pensi di un artista che decide di schierarsi, anche rischiando magari la censura?

“Penso che un artista debba essere libero di schierarsi quando sente il bisogno di farlo, così come debba essere libero di non prendere posizione se non vuole. Dietro ogni artista c’è prima di tutto una persona. Chi decide di esporsi sa che dovrà accettare il peso delle reazioni, dei giudizi e delle critiche che inevitabilmente ne conseguono. Allo stesso modo, anche chi sceglie di non schierarsi, come nel caso di Ed Sheeran, si ritrova spesso al centro delle polemiche. E si potrebbe persino sostenere che non prendere posizione, in qualche modo, equivalga già a prenderne una. Quello che mi piacerebbe, però, è tornare a discutere soprattutto del contenuto delle cose, dei temi, delle questioni che stanno all’origine del dibattito, più che delle singole persone e delle loro reazioni. Ho l’impressione che troppo spesso, negli ultimi anni, ci siamo abituati a commentare il commento di qualcun altro, perdendo progressivamente di vista ciò da cui la discussione era partita. Un po’ come accade con le cicale: restiamo affascinati dal luccichio e smettiamo di guardare ciò che c’è sotto. Detto questo, sono felice che il confronto esista e che ci sia spazio per il dibattito. Per quanto mi riguarda, cercherò sempre di portarlo al livello più profondo che sono in grado di raggiungere”. 

Tornerai presto anche in tour. In questi anni abbiamo visto una crescita enorme dei grandi concerti, i grandi concerti negli stadi, sold out eccetera. Tu pensi che questo boom dei live, dei grandissimi live, riesca a trainare poi anche gli artisti che si trovano in realtà più piccole, medie, oppure rischia un po’ di offuscare questa realtà?  

“Non credo che un artista debba trainarne un altro. Anzi, penso che il fatto che in Italia ci siano sempre più grandi eventi e più concerti nelle stesse città sia una cosa positiva. Mi ricordo che una volta a Berlino, nella stessa sera, suonavano Lady Gaga ed Elvis Costello. Due artisti enormi, ciascuno nel contesto più adatto alla propria musica e al proprio pubblico. È giusto così: Elvis Costello, da solo con le sue chitarre, probabilmente perderebbe qualcosa in un’arena da 18mila persone, mentre uno show monumentale come quello di Lady Gaga avrebbe meno forza in uno spazio più raccolto. Per quanto mi riguarda, nei teatri sto benissimo. Preferirei fare cinquanta date nei teatri piuttosto che un palazzetto: il palazzetto mi stresserebbe da morire. Mi piace la dimensione più intima, il rapporto diretto con il pubblico. Allo stesso tempo, adoro andare a vedere i grandi show e restare a bocca aperta davanti a produzioni gigantesche. Anche se poi, scherzando, penso sempre che con il budget di due di quelle luci potrei finanziare altre quattro date della mia tournée”. 

Un’ultima cosa: in tour dobbiamo aspettarci qualche ospite speciale, senza magari scendere nei dettagli?  

“Adesso sto pensando al lancio e non è ruffianeria, anzi, io non so tenermi in cecio, quindi quando inizierò a pensare al tour, se tutto funzionerà giusto, è ovvio che chiamerò tutti gli amici. È un momento in cui ho voglia di condividere il palco, lo spazio, la musica, di stare insieme con questa forma. Quindi un giorno per volta, ma penso che qualcuno risponderà all’appello”. 

Tags: adnkronoscronacaItaliaMalika Ayanemusicaultimora
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