In Italia è l’epoca del trap. Dei testi arrabbiati, volgari, che esaltano l’apparire e il farsi strada in maniera violenta.

A questo presente storico fatto di confusione politica, incertezza lavorativa, mancanza di punti di riferimento, alcuni artisti scelgono di opporsi in maniera produttiva, pacifica, creativa.

Per fortuna ci si accorge che sono molte le voci ad uscire dal coro, e una di queste è quella di Elisabetta Mattia Usai, cantante sassarese che il 15 febbraio scorso ha finalmente pubblicato il suo primo disco.

La lingua scelta è un pastiche di italiano, sardo, francese, inglese; brani che nell’arco di dieci anni si sono trasformati fino a diventare la struttura dell’album (che esce “Senza Titolo”: non si può definire un decennio di vita e di esperienze). Il passaggio dalla creazione compositiva al serio impegno del raccogliere e incidere il materiale è arrivato passo dopo passo grazie alla vittoriosa partecipazione al Piccolo Festival del Cantautore di Sassari nel 2017 con il brano Amouse Toi (gioco di parole tra il francese “divertiti” – verbo se amuser – e la parola amour) che le ha consegnato il palco del Festival Abbabula 2018, dove si è esibita supportata da una stratosferica squadra di musicisti, dando vita al Veraproject: “Luca Usai al pianoforte, Paolo Laconi al violoncello, Samuel Peitas basso e synth, Federico Carbini batteria e clarinetto, Ermes Conforto, il nostro giovane pupillo, alla chitarra; un ensemble di musicisti polistrumentisti senza limiti di espressione che interpreta la musica in tutte le sue forme ispirandosi a tutti i generi musicali ma a nessuno in particolare, tanto da definire ciò che ne viene fuori: World Progressive” spiega Elisabetta. E la definizione sembra appropriata, visto che è davvero difficile citare i riferimenti musicali contenuti nell’album; c’è il jazz, ci sono i canti popolari italiani e le note degli chansonnier, c’è il bordone classico, ci sono le percussioni anni ’90… ma ci sono i bridge da spettacolo americano, le risoluzioni RnB, il flauto traverso che trascina via la coscienza, e la voce che come una vera Jana sarda con echi e rimbalzi sa attrarci raccontandoci storie lontane, dandoci consigli, abbracciandoci. E il grande abbraccio le è tornato enormemente indietro da tutti i fan che hanno contribuito alla realizzazione dell’album aderendo al crowdfunding messo in atto nell’autunno 2018 su Musicraiser.

La risposta degli artisti a tanto affetto è stata repentina: appena pubblicato, l’album è stato presentato nella Sala Concerti del Teatro Verdi di Sassari, e nei prossimi mesi verrà portato in altri festival e scenari cittadini, regionali, ed internazionali (date da definire in Francia, Inghilterra e Scozia. Le sedi auspicate sono i circoli sardi extraterritoriali).

Per sentire alcune tracce dell’album è sufficiente cercare Elisabetta Mattia Usai & Veraproject su Soundcloud, per acquistarlo si può trovare la copia fisica alle Messaggerie Sarde di Sassari oppure richiederlo scrivendo alla pagina ufficiale Facebook.