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A Ferrara nel multiverso dei Bring Me The Horizon

di Redazione
3 Luglio 2026
in Musica
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(Adnkronos) – Per capire i Bring Me The Horizon basta una domanda: chi decide cos’è davvero heavy metal? È una provocazione che la band britannica si porta dietro da anni, da quando le svolte di ‘amo’ accesero il dibattito tra chi li accusava di essersi allontanati dal metal e chi, invece, vedeva in quella libertà il loro punto di forza. Al Ferrara Summer Festival, nell’unica tappa italiana del tour, arriva la risposta: i Bring Me The Horizon non hanno mai smesso di essere una band estrema. Hanno semplicemente dimostrato che l’estremo può avere infinite forme. Nati nel 2004 nei sobborghi di Sheffield come una band deathcore destinata a un pubblico di nicchia, la formazione è diventata, album dopo album, uno dei fenomeni più influenti della musica contemporanea. Dagli esordi alle contaminazioni con elettronica, pop, alternative rock e nu metal, la formazione guidata da Oli Sykes ha costruito una carriera fondata sulla continua evoluzione, facendo del cambiamento il suo marchio di fabbrica. Un esperimento decisamente riuscito a giudicare dal successo che continua ad avere. 

Il gruppo arriva a Ferrara reduce dall’uscita di ‘L.I.V.E. in São Paulo (Live Immersive Virtual Experiment)’, il film-concerto che immortala il più grande show da headliner della loro carriera davanti a 50mila spettatori nello stadio di San Paolo, distribuito anche come album live. E in attesa di ‘Count Your Blessings – Repented’, la nuova rilettura del loro album d’esordio del 2006, registrato nuovamente e in uscita il 10 luglio. Un progetto anticipato dal nuovo singolo ‘Dehumanized’, che testimonia come la band abbia finalmente fatto pace anche con il proprio passato deathcore, regalando ai fan della prima ora una nuova versione del disco che diede inizio alla loro storia. Prima dei protagonisti della serata salgono sul palco di Piazza Ariostea tre delle realtà più interessanti in circolazione: Dying Wish, Thornhill e Malevolence. La scenografia è composta da una struttura su più livelli che ricorda l’altare di una chiesa, con lunghi drappi rossi che scendono ai lati e la batteria sopraelevata. Sul fondale domina una cattedrale gotica con imponenti vetrate, che cambiano continuamente aspetto nel corso dello show, grazie ai visual e ai giochi di luce, mentre fasci laser attraversano il palco.  

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Gli schermi laterali ricordano invece la schermata iniziale di un videogioco ispirato agli anime. ‘Press Start’ compare sotto il logo Post Human: NeX GEn, introducendo un mondo distopico dove il post-umanesimo diventa metafora della società. Pantaloni neri e giacca con una grossa croce bianca disegnata sul petto, Oli Sykes entra in scena con ‘Darkside’, prima di attaccare la sequenza tiratissima di ‘The House of Wolves,’ ‘Mantra’, ‘Happy Song’ e soprattutto ‘Shadow Moses’. Tutte parte di una scaletta che alterna i brani di gran parte della produzione più recente, da ‘Sempiternal’, a quelli di ‘That’s The Spirit’, passando per ‘amo’, fino ai capitoli della saga ‘Post Human’, com tanto di snippet di ‘Pray for plagues’ durante ‘Teardrops’ dal loro primo album. Sykes è perfetto come direttore d’orchestra. Alterna scream devastanti a momenti più melodici, scherza con il pubblico senza rinunciare al suo sarcasmo tipicamente Brit e mantiene costante il contatto con la platea. Il suo carisma è innegabile. Del resto, il frontman, oggi anche padre di due gemelli, sembra vivere uno dei momenti più sereni e creativamente fertili della sua carriera.  

Fiamme, visual cinematografici, continui cambi di scena e giochi di laser sono la ciliegina sulla torta del concerto. Durante ‘Antivist’ un fan sale sul palco e canta il brano insieme a Sykes, prendendosi il palco. Poco dopo, sulle note di ‘Drown’, è invece il cantante a scendere dal palco con una telecamera in mano e a esibirsi circondato dai fan. Durante la serata trovano spazio anche momenti più intimi con ‘Follow You’, ‘Doomed’ e la ballata metalcore ‘Can You Feel My Heart?’. Sugli schermi scorrono le immagini della loro storia. Un montaggio ripercorre vent’anni di carriera, dai piccoli club fino ai palazzetti e agli stadi di oggi. Se qualcuno avesse pronosticato tutto questo nel 2004, probabilmente gli avrebbero dato del visionario. Forse gli unici a crederci davvero erano proprio loro. Da ‘Sempiternal’, che nel 2013 ha cambiato il linguaggio del metalcore moderno, fino agli ultimi lavori di ‘Post Human’, i Bring Me The Horizon hanno continuato a reinventarsi, avendo il coraggio di affrontare le critiche senza fare marcia indietro.  

L’uscita di ‘amo’, nel 2019 divise profondamente i fan: l’apertura verso pop, elettronica e sonorità alternative fu accolta da molti come un tradimento delle radici metal della band. Ma, ancora una volta, Sykes e soci preferirono seguire la propria visione. Prima di attaccare ‘Throne’, affidata come gran finale, Sykes si concede un ultimo momento con i fan: “Spero che abbiate trascorso una serata grandiosa. Il tempo vola quando ci si diverte” dice sorridendo. Se l’ultimo passaggio italiano, agli I-Days di Milano nel 2024, aveva già mostrato il volto del loro post-umanesimo rock, a Ferrara quel concetto evolve ancora.  

Il filo conduttore dello spettacolo è una narrazione cyber-distopica che si sviluppa attraverso visual ispirati al mondo dei videogiochi, interludi cinematografici e scenografie digitali. Un viaggio che esplora gli angoli più oscuri e affascinanti della cultura del web, dell’intelligenza artificiale e dell’estetica cyberpunk in modo immersivo. Un multiverso nel quale i Bring Me The Horizon riescono a mettere d’accordo i fan del deathcore degli inizi e chi li ha scoperti con i brani più ‘accessibili’. Vent’anni dopo, l’esperimento continua. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. (di Federica Mochi) 

Tags: adnkronosconcerticronacaFerraraItaliamusicaultimora
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