Sono sempre “eroi per caso” i protagonisti delle storie scritte da Andy Weir, tra gli autori di fantascienza più acclamati degli ultimi anni: dopo il romanzo d’esordio del 2014 ,”The Martian”, in cui il botanico Mark Watney -abbandonato per errore su Marte dalla sua squadra perché ritenuto morto- deve trovare il modo di sopravvivere alle insidie del pianeta rosso, tocca a Ryland Grace -insegnante di scuola media fornito di dottorato in biologia molecolare- uscire dalla sua “comfort zone” e affrontare una sfida sovrumana nello spazio, come si racconta tra le pagine del più recente romanzo di Weir, “Project Hail Mary”, uscito nel 2024.
E proprio come “The Martian” è stato portato sul grande schermo da Ridley Scott, in un coinvolgente film con Matt Damon nel ruolo principale, anche “Project Hail Mary” arriva al cinema in un sontuoso adattamento prodotto da Amazon MGM Studios, tra i più attesi di inizio 2026; la scorsa estate, l’uscita del primo trailer ha realizzato oltre 400 milioni di visualizzazioni in una settimana, aggiudicandosi una serie di record che dimostrano quanto le storie scritte da Weir siano capaci di interessare diverse fasce di pubblico, non solo gli appassionati di fantascienza.
In Italia, il film, che vede alla regia Phil Lord e Christopher Miller, esordisce nelle sale il prossimo 19 marzo; a vestire i panni del protagonista Ryland Grace è Ryan Gosling, che nel corso del panel del San Diego Comic-Con dedicato alla pellicola ha sottolineato quanto la storia raccontata nel film, pur nella sua drammaticità, sia attraversata dalla speranza, oltre che da un senso di leggerezza che rende il film emozionante e, allo stesso tempo, divertente.
Si racconta, dunque, la storia di Ryland Grace, insegnante di scienze che si risveglia sull’astronave Hail Mary (“Ave Maria”) diretta verso il sistema Tau Ceti; gli altri membri dell’equipaggio sono morti e Ryland non ricorda quale sia la ragione della sua presenza nello spazio. Insieme a lui, il pubblico si ritrova a scoprire la ragione del viaggio: la Terra rischia l’annientamento perché il Sole sta morendo, infettato da una sorta di virus, così come altri corpi celesti. Solo una stella, a oltre 12 anni luce di distanza dalla Terra, sembra essere immune alla misteriosa minaccia e la Hail Mary è partita con la speranza di raggiungerla e di trovare una sorta di “cura” per la malattia delle stelle.
In passato Ryland, geniale biologo molecolare, è stato rifiutato dal mondo scientifico per le sue teorie rivoluzionarie e si è rifugiato nell’insegnamento; quando il rischio di catastrofe globale a cui è sottoposta la Terra diventa drammaticamente reale, la tranquilla esistenza del protagonista viene sconvolta dal supervisore della missione “Hail Mary” Eva Strautt (Sandra Hüller, candidata al Premio Oscar per “Anatomia di una caduta”), che lo coinvolge nell’ultimo disperato tentativo dell’umanità di salvare il pianeta. Il viaggio -ormai solitario- del biologo sembra destinato al fallimento, ma l’incontro con un essere alieno (James Ortiz), soprannominato Rocky per il suo particolare aspetto, riaccende le speranze di Ryland; anche Rocky sta cercando una cura per il suo mondo, colpito dallo stesso virus che sta spegnendo il Sole, e i due iniziano a collaborare per trovare una soluzione.
Il film vede alla sceneggiatura Drew Goddard, che, come per lo script di “The Martian”, ha collaborato a stretto contatto con Andy Weir per l’adattamento del romanzo; anche in questo film, del resto, il protagonista deve affrontare la solitudine ed è chiamato a elaborare una strategia di salvezza -per se stesso e per la Terra-, trovando infine un sostegno fondamentale nell’amicizia. Rocky, l’alieno, è certamente un compagno d’avventura inaspettato, ma forse, proprio per questa ragione, capace di ispirare Ryland in un modo che non avrebbe mai potuto immaginare.
Realizzato con una combinazione di CGI, motion capture e animatronic, oltre che con l’ausilio di 5 burattinai guidati da James Ortiz, Rocky rappresenta la spalla perfetta di Ryan Gosling, capace di incarnare -anche in questo film- un eroe fragile e improvvisato a cui è impossibile non voler bene.
Del resto, lo stesso Andy Weir potrebbe essere definito uno “scrittore per caso”: programmatore di computer classe 1972, inizia a pubblicare a puntate sul suo sito personale il romanzo “The Martian”, per poi renderlo disponibile su Kindle a meno di un dollaro di costo; il successo è tale che il libro nel 2014 viene pubblicato in formato cartaceo, divenendo ben presto un best seller del New York Times. Ecco spiegata, forse, la velata di ironia che sempre attraversa le storie di questo scrittore.








































