Cosa succederebbe se un giorno, uscendo di casa, vi ritrovaste catapultati in una dimensione alternativa, selvaggia e ostile, popolata da dinosauri non troppo amichevoli?
A raccontare questa inquietante eventualità è il nuovo film scritto e diretto da David Robert Mitchell, che arriverà nelle sale italiane il prossimo 14 agosto; prodotto dalla Bad Robot di J. J. Abrams, “La fine di Oak Street” può vantare una trama ancora avvolta dal mistero, con un trailer ufficiale, rilasciato appena un mese fa, che ha finalmente contribuito a svelarne alcuni dettagli particolarmente intriganti.
Il progetto è rimasto blindato per quasi due anni: girato nel 2024, il film è stato annunciato con il titolo di “Flowervale Street”, sostituito senza alcuna spiegazione una volta stabilita la data d’uscita, e racconta l’esperienza “ai confini della realtà” della famiglia Platt, la cui esistenza apparentemente tranquilla in un tipico quartiere suburbano degli States nel pieno degli anni ‘80 viene sconvolta nell’arco di una sola notte. Una serie di bagliori inspiegabili nel cielo e il fedele cane Starbuck che abbaia nervosamente in giardino, infatti, sono i primi segnali di un evento cosmico soprannaturale che sembra coinvolgere l’intera strada -Oak Street appunto- in cui vivono i protagonisti.
A fare i conti con questa anomalia sono dunque Greg e Denise Platt, rispettivamente Ewan McGregor e Anne Hathaway, e i loro due figli, Audrey (Maisy Stella) e Brian (Christian Convery): una volta uscita di casa, è proprio Denise ad accorgersi che l’intero vicinato è stato catapultato in un’altra dimensione, con la strada che non termina più nel consueto e rassicurante boschetto del quartiere, ma si affaccia su uno strapiombo di cui è impossibile vedere il fondo.
Come se non bastasse, ben presto gli abitanti di Oak Street capiscono di essersi trasformati nelle ambite prede di creature degne di “Jurassic Park”: è impossibile, del resto, non riconoscere in alcune scene del trailer un omaggio a questa saga, ormai radicata nell’immaginario.
La famiglia Platt si ritrova dunque coinvolta in una doppia sfida: deve armarsi e combattere per la propria sopravvivenza, ma deve anche venire a capo del misterioso fenomeno che ha investito Oak Street, con la speranza di tirarsene fuori: al racconto d’avventura, tra fantascienza e thriller, si innesta dunque la narrazione delle dinamiche familiari dei Platt, chiamati a fare affidamento l’uno sull’altro in una situazione d’emergenza e ad affrontare con coraggio le proprie paure. Si assiste, dunque, a una trasformazione che ricalca quella di alcune famose famiglie “anni ‘80” già raccontate da cinema e serie tv, non ultima “Stranger Things”; così, mentre Denise non si fa scrupoli a imbracciare fucile e attizzatoio per difendere i figli, Greg si affida un po’ maldestramente alla mazza da baseball.
Per i loro figli adolescenti, d’altra parte, la vicenda assume i tratti tipici del racconto di formazione, con Audrey pronta a fronteggiare il pericolo con la sua tagliente ironia e Brian ben deciso a ricorrere al proprio immaginario supereroistico, irresistibilmente nerd, per trovare le giuste risorse contro la minaccia che incombe sul suo quartiere. Il tono di questa avventura familiare, che dunque pesca a piene mani nel cinema degli anni in cui è ambientata, non può tuttavia non risentire dello stile carico di tensione del regista David Robert Mitchell, noto agli amanti del genere horror soprattutto per il suo fulminante esordio con “It follows” nel 2014, raffinata e claustrofobica pellicola, capace di raccontare con originalità il tema della persecuzione e possessione da parte di una misteriosa entità.
In definitiva, dunque, cosa succede ad Oak Street? Difficile rispondere, visto il livello di segretezza che circonda la trama, ma secondo un buon numero di teorie che circolano in rete, questo film si inserirebbe nell’universo antologico nato dalla pellicola “Cloverfield”, tra i titoli di maggior successo prodotti da Bad Robot; gli eventi del terzo capitolo della serie -”The Cloverfield Paradox”- in cui si parla degli effetti dell’utilizzo di un potente acceleratore di particelle, potrebbero spiegare lo strano caso di Oak Street, dal momento che si fa riferimento a degli interi “quartieri” misteriosamente scomparsi in alcune località degli Stati Uniti. Altri indizi sarebbero legati al cognome Platt, già incontrato nel primo “Cloverfield”, e al fatto che vicino alla sede della Bad Robot a Santa Monica, in California, ci sia una vera “Oak Street” che termina proprio a Clover Park. Si tratta solo di fantasiosi, per quanto affascinanti, rumors, nutriti da un marketing molto efficace, o la saga di “Cloverfield” sta per arricchirsi di un nuovo capitolo? Lo scopriremo in agosto, mentre saremo in fuga dall’ennesimo, ma sempre spaventoso, Tyrannosaurus Rex.



































