A cinquant’anni da “Carrie – Lo sguardo di Satana”, il film di Brian De Palma che nel 1976 portò sullo schermo il romanzo d’esordio di Stephen King, Carrie White torna in una nuova serie di Prime Video. A guidare l’adattamento è Mike Flanagan, autore di “Hill House”, “Midnight Mass” e “La caduta della casa degli Usher”, qui sceneggiatore, showrunner e produttore esecutivo insieme allo stesso King.
L’uscita arriva nell’anno del cinquantesimo anniversario del film di De Palma, un passaggio che rende inevitabile il confronto con un’opera rimasta al centro della memoria horror. Interpretato da Sissy Spacek e Piper Laurie, “Carrie – Lo sguardo di Satana” raccontava il trauma di un’adolescente emarginata, oppressa dalla madre Margaret e bersaglio delle angherie delle compagne. Il ballo scolastico, dapprima occasione di riscatto, diventava il luogo in cui la violenza accumulata esplodeva attraverso i poteri telecinetici della ragazza. De Palma trasformò il materiale di King in una tragedia adolescenziale di forte impronta visiva, fissando nell’immaginario la sequenza del ballo di fine anno e il suo esito sanguinoso.
Il film arrivava appena due anni dopo la pubblicazione del romanzo “Carrie”, uscito nel 1974, e fu il primo adattamento cinematografico di Stephen King. La sua fortuna contribuì a rendere l’autore una presenza costante per il cinema e la televisione, mentre le candidature agli Oscar di Sissy Spacek e Piper Laurie dimostrarono come l’horror potesse intercettare anche il riconoscimento dell’industria. Nel 2026, la serie di Flanagan non sembra voler replicare quella struttura, ma tornare al nucleo sociale del racconto e svilupparlo nel presente.
La nuova Carrie è interpretata da Summer H. Howell, scelta per il ruolo dopo una lunga selezione. Al suo fianco Samantha Sloyan è Margaret White, madre fieramente protettiva e figura decisiva nel percorso della protagonista; Siena Agudong interpreta Sue Snell, Alison Thornton è Chris Hargensen e Joel Oulette veste i panni di Tommy Ross. Il cast include inoltre Josie Totah, Arthur Conti, Thalia Dudek, Amber Midthunder e Matthew Lillard nel ruolo del preside Grayle.
La premessa mantiene alcuni elementi fondamentali dell’opera di Stephen King, ma cambia l’orizzonte in cui agisce Carrie. Dopo la morte improvvisa del padre, la ragazza viene trascinata nel sistema della scuola pubblica e deve affrontare uno scandalo di bullismo che si diffonde nella sua comunità. La crudeltà dell’ambiente scolastico assume così una dimensione virale, con la pressione dei social media a rendere l’umiliazione più persistente e pubblica. Parallelamente, Carrie scopre poteri telecinetici che emergono insieme all’adolescenza e la conducono verso una notte destinata a spezzare gli equilibri di Chamberlain.
Il formato in otto episodi permette a Flanagan di ampliare personaggi, relazioni e conseguenze delle piccole scelte quotidiane che precedono la catastrofe. Nel film del 1976, tutto era costruito per convergere sull’esplosione del ballo di fine anno; la serie può invece osservare più da vicino la comunità che guarda, tace o partecipa alla violenza contro Carrie. È un passaggio coerente con il cinema e la serialità di Flanagan, spesso interessati a trasformare l’orrore in una lente per raccontare lutto, famiglia, colpa e isolamento.
Mike Flanagan dirige quattro episodi della stagione, mentre gli altri sono affidati a Kate Siegel (The Exorcist: Martyrs), Axelle Carolyn (Something Very Bad Is Going to Happen), Kyra Sedgwick (Family Movie) e Hiromi Kamata (Shōgun). La produzione è di Amazon MGM Studios e Stephen King figura tra i produttori esecutivi. L’appuntamento con “Carrie” è fissato per il 7 ottobre su Prime Video, con l’intera stagione subito disponibile.



































