Domenica 28 giugno a Ittiri è prevista una mobilitazione pubblica promossa da diversi comitati territoriali per richiamare l’attenzione sul futuro della Nurra, area della Sardegna al centro di un acceso dibattito sullo sviluppo energetico. L’appuntamento, fissato alle 10:30 presso il piazzale fronte bar L’Impero, nasce dalla preoccupazione per i numerosi progetti legati a impianti eolici e agrivoltaici attualmente in fase di valutazione.
Al centro della protesta c’è la presenza di circa 50 proposte per macro-impianti industriali sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale presso il MASE, passaggio necessario per ottenere l’autorizzazione alla realizzazione. Secondo il Comitadu pro sa Nurra, promotore dell’iniziativa, si tratterebbe di un processo non pianificato a livello territoriale: “non si tratta di una transizione ecologica pianificata nell’interesse delle nostre comunità […] ma di una vera e propria colonizzazione anarchica guidata dal profitto”.
Il tema si intreccia con le caratteristiche ambientali dell’area. Studi internazionali, tra cui il progetto europeo MEDALUS, classificano la Nurra come zona ad alta vulnerabilità alla desertificazione. In questo contesto, l’eventuale diffusione su larga scala di impianti industriali potrebbe incidere su diversi equilibri, dalla gestione della risorsa idrica fino alla stabilità dei suoli. La trasformazione del territorio, secondo il dossier inviato dal Comitato agli enti locali, rischierebbe di compromettere “il patrimonio agricolo, paesaggistico, identitario e archeologico” della regione.
Un ulteriore elemento riguarda il quadro energetico regionale. La Sardegna registra già oggi una produzione superiore al fabbisogno interno, con una quota significativa destinata all’esportazione. Questo surplus comporta, nelle ore diurne, una riduzione del prezzo dell’energia fino a valori negativi, mentre la rete elettrica incontra limiti strutturali che richiedono interventi di riduzione della produzione. Nonostante ciò, gli impianti continuano a operare grazie ai meccanismi incentivanti, generando un dibattito sull’impatto economico per i cittadini.
Nel documento si evidenzia anche la prosecuzione dell’attività delle centrali a carbone fino al 2038 e l’avvio di nuove infrastrutture energetiche, elementi che contribuiscono a delineare un sistema complesso. “Il meccanismo scarica le perdite e i costi di gestione della rete direttamente sulle bollette dei contribuenti”, si legge, sottolineando una percezione di squilibrio tra benefici e costi della transizione.
Sul piano istituzionale, il Comitato segnala la mancanza di risposte da parte degli enti locali, dopo una richiesta di audizione rimasta senza esito, e richiama l’attenzione sulle conseguenze della recente evoluzione normativa regionale. In particolare, la ridefinizione delle cosiddette “zone di accelerazione” e la sospensione di alcuni vincoli avrebbero riattivato l’iter autorizzativo dei progetti.
La manifestazione del 28 giugno si inserisce in questo scenario e viene presentata come un momento di partecipazione pubblica. “Consentire la realizzazione di un impianto come ‘Alas’ […] è un precedente che rischia di normalizzare l’industrializzazione selvaggia dei nostri luoghi più preziosi”, afferma il Comitato, che si chiude con un appello diretto: “Se non siamo liberi, nessuno ci rispetterà”.



































