Tra le discipline che trattano la difesa personale, ce n’è una che deriva dall’addestramento militare israeliano e che tutt’ora viene sfruttata in ambito militare e security.

È il Krav Maga, il cui esponente italiano nel mondo è il cagliaritano Massimo Fenu.

Quasi 46enne, divenne istruttore di Krav Maga nel 2011 dopo anni di esperienza nel campo delle arti marziali, iniziata, un po’ controvoglia, all’età di 12 anni. Si aggiorna costantemente allenandosi almeno una volta all’anno in Israele e dal 2018 insegna anche all’estero.

Ha investito molto sulla formazione, meritando di entrare nell’International Team, del quale fanno parte i professionisti che formano gli istruttori, e attualmente ricopre la carica di direttore di Krav Maga Global Italia.

Una figura di riferimento per coloro che desiderano appropriarsi del metodo Krav Maga Global, il quale ha inevitabilmente subito un adattamento all’uso civile per conformarsi alle leggi e alle reali situazioni di pericolo che si possono verificare nella vita quotidiana.

Fu Imre Emerich Lichtenfeld, militare israeliano e talentuoso lottatore, a fondare una scuola di Krav Maga dopo il pensionamento, nel 1964. Tra i suoi allievi, il brillante Eyal Yanilov, colui che sviluppò il sistema dotandolo di un metodo e che lo esportò in tutto il mondo.

Oggi il Krav Maga si serve dell’arte marziale per delineare una difesa personale focalizzata principalmente sulla prevenzione e sull’equilibrio mentale della persona nel gestire in sicurezza e con lucidità le circostanze in cui venga minata l’incolumità propria o altrui.

Massimo è anche Mental Coach certificato dal 2003 e spiega che, quando decise di partecipare al corso istruttori di Krav Maga, ebbe una folgorazione: scoprì, infatti, una disciplina che coniuga indissolubilmente la parte atletica con quella psicologica, in cui è necessario possedere la determinazione giusta per portare a termine l’azione richiesta, nel minor tempo possibile. Era proprio quello che stava cercando.

Perché l’aspetto psicologico è così importante?
Perché migliora la persona. Il nostro obiettivo non è formare degli spartani, ma creare cittadini migliori, ed era anche l’obiettivo del fondatore del sistema, infatti uno dei suoi motti era “Sii così abile da non aver bisogno di uccidere”. Ci sono persone che si approcciano, anche al combattimento, con l’idea di avere potere sugli altri, ma il punto è avere potere su se stessi.
Tu pensa a cosa succede nella tua mente quando una persona ti aggredisce: un caos totale. Se non sei in grado di controllare per primo te stesso, come pensi di poter gestire una situazione? Il combattimento è il modo, spesso molto efficace, per gestire l’ansia. Affrontare un aspetto così connesso con la nostra natura più intima, quindi col fatto che se noi siamo qua è perché l’uomo ha imparato a sopravvivere, a combattere in qualche modo, dà un rafforzamento enorme a se stessi.

In cosa differiscono i programmi pensati per donne e bambini?
Per quanto riguarda le donne, quello che si fa è aiutarle a disinnescare alcuni presupposti culturali e educativi che nella nostra società vengono dati per scontati.Ad esempio, “le donne non combattono”, o “le donne non hanno nessuna speranza contro un uomo”. In termini biomeccanici, è ovvio che un fisico di 50 chili non parte in vantaggio contro un fisico di 80 chili, ma l’obiettivo è far capire quali sono le dinamiche con cui si sviluppa un’aggressione, che tipologie di aggressioni esistono, quali sono i loro vantaggi rispetto a un uomo se parliamo di aggressione uomo-donna e quali sono le meccaniche di aggressione in termini di mentalità.
Inoltre, le donne hanno bisogno non solo di capire, ma anche di discutere tra di loro, elaborare le informazioni e portare le esperienze personali.
Con i bambini, innanzitutto si facilita il range di movimento, secondariamente si sviluppano gli schemi naturali: correre e nascondersi, due skill estremamente importanti, in particolare se parliamo della sproporzione che ci può essere tra un adulto e un bambino; inoltre il bambino deve imparare a non fidarsi di tutti gli adulti e a comunicare ai genitori qualsiasi cosa che sia fuori dall’ordinario. Questo meccanismo spesso salta, nel senso che il bambino non sempre ha la capacità di discernere quello che è giusto da quello che non lo è, ma se insegniamo al bambino a raccontare, sarà poi il genitore a decidere se la situazione andava bene oppure no.
La lezione è un enorme gioco e ha un ritmo molto più accelerato rispetto a quello di una lezione per adulti.

Che clima si respira agli incontri di formazione in Israele?
Ci sono i migliori maestri e si riuniscono i migliori istruttori e praticanti del mondo, quindi mi alleno con persone valide, scambio conoscenze, esperienze… Il viaggio è lungo e costoso, i controlli alla frontiera sono pesanti, però il grosso vantaggio consiste nel fatto che là ho la possibilità di lavorare con persone che hanno vasta esperienza operativa sul campo e capisco perché certe situazioni di difesa personale si stanno evolvendo. Chi meglio di uno che lavora, ad esempio, in un corpo speciale, può dirti se un certo tipo di addestramento funziona o no?
Tutte le persone che ho conosciuto che rischiano la pelle nel lavoro che fanno, sono persone alla mano, rilassate, professionali in allenamento; sono le persone con cui ti fai meno male, in quanto non hanno bisogno di dimostrare nulla.