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Meloni a Cipro chiede all’Ue ‘risposte’ alla crisi energetica

di Redazione
24 Aprile 2026
in Italia & Mondo
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(Adnkronos) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è venuta ad Agia Napa, sulla costa orientale di Cipro, a cercare “risposte” dall’Ue. Lo ha detto lei stessa, come prima cosa, arrivando nel complesso con tanto di Marina per yacht e barche a vela che ospita i leader dell’Unione per il Consiglio Europeo informale, convocata dalla presidenza di turno cipriota. Dopo un abbraccio sul tappeto rosso con il presidente cipriota Nikos Christodoulides, un buon amico dell’Italia, la premier si ferma a parlare con i cronisti. E chiarisce subito quello che pensa.  

Non prende domande in inglese, cosa che ogni tanto fa: solo in italiano. E parla solo di una cosa, a parte un commento sul patto Italia-Albania: la crisi energetica, i rincari di gas e petrolio innescati dalla guerra in Iran, che stanno mettendo a dura prova l’economia italiana, quando manca appena un anno e mezzo alla fine della legislatura. Ora, dopo che Eurostat ha certificato che il deficit dell’Italia nel 2025 è rimasto sopra il 3% del Pil, al 3,1%, è sfumata la speranza di poter uscire dalla procedura per deficit eccessivo questa primavera. Se ne riparla nella primavera del 2027.  

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Ma nell’autunno del 2027 si vota, cosa che nessun politico, o nessuna politica, può permettersi di ignorare. E dunque la premier, che si è nettamente distinta per una linea responsabile sui conti pubblici e a Bruxelles è assai apprezzata anche per questo, ora chiede all’Ue quelle “risposte” che l’Unione fa molta fatica a dare, perché è divisa al suo interno. “Per il caro energia”, ha detto Meloni, “noi dobbiamo trovare delle risposte: siamo venuti a cercarle qui. Penso che l’Europa debba essere molto più coraggiosa”.  

Ieri la Commissione Europea ha presentato una comunicazione che suggerisce agli Stati membri cosa fare per contenere i danni dei rincari energetici. Nessuna proposta dirompente, anzi: aiuti di Stato, che favoriscono chi ha ampi margini di bilancio a detrimento di chi non ne ha, un Osservatorio sul cherosene per capire come stanno veramente le cose sul carburante per gli aerei e una lunga lista di raccomandazioni non vincolanti per ridurre la domanda, tra cui il consiglio di organizzare corsi di guida ‘eco’ e la promozione del trasporto su rotaia.  

E quindi: “Chiaramente apprezzo – ha aggiunto Meloni – la proposta che ha fatto la presidente della Commissione Europea” Ursula von der Leyen “sul tema dell’energia”. Tuttavia, “è un passo in avanti, ma non è sufficiente”, ha notato. E ha avvertito: “Penso che sarebbe un errore se noi credessimo di dover seriamente affrontare queste questioni solo quando siamo arrivati oltre, come è accaduto in passato”. Perché, “quando ci si muove troppo tardi, il prezzo che si paga è più alto”. E, quindi, “secondo me, bisogna ragionare con maggiore apertura, efficacia ed efficienza. E questo riguarda anche il tema del patto di stabilità”. 

La Commissione Europea parla di flessibilità sugli aiuti di Stato: “Ok, è ragionevole e corretto – ha detto la premier, usando gli stessi argomenti che usava all’epoca il suo predecessore, Mario Draghi, per difendere l’interesse nazionale in sede Ue – ma noi sappiamo che, quando si parla di aiuti di Stato, lo spazio fiscale non è lo stesso per tutti. E, quindi, bisogna ragionare su un modello per cui anche queste spese non vengono conteggiate, per esempio come si fa con il Safe sulle spese di difesa”. Vale a dire: i soldi spesi per contenere il caro energia non devono pesare ai fini della valutazione del rispetto del patto, esattamente come si fa per le spese militari.  

Meloni ha fatto capire che non pensa ad aiuti a pioggia. “Bisogna capire a quali settori ci si rivolge – ha detto – oggi abbiamo un’emergenza che è legata all’autotrasporto: tutti capiscono che, di fronte a una situazione che sfugge di mano in quel settore, ci ritroviamo con un aumento che rischia di impattare su tutti i beni di consumo e che, quindi, diventa un problema di inflazione”. E ha notato: “Tenere a bada l’inflazione non era una priorità dell’Unione Europea? Ecco, siamo venuti qui a portare la nostra posizione determinata, non per fare semplicemente l’interesse italiano, che è come sempre la cosa che per noi è più importante di tutte, ma per fare l’interesse europeo. Perché, se non si risponde per tempo su questi temi, si rischia di farsi molto male”. 

E allora l’Italia, se non dovesse ottenere alcuna risposta, potrebbe assumere un atteggiamento diverso: alla Commissione ricordano benissimo il governo Conte uno, con il deficit al 2,7% poi portato al 2,07% dopo un’asta di Btp andata male e interminabili negoziati a ridosso del Natale. Meloni si è rivelata un’altra storia, e lo sa. Ma, se messa con le spalle al muro, potrebbe anche decidere di agire in altro modo, magari con uno scostamento di bilancio: “Ad oggi non stiamo escludendo niente, ovviamente – ha risposto – la nostra priorità è dare delle risposte” alla crisi energetica innescata dalla guerra in Iran, “però preferiremmo farlo in una cornice più confortevole”, cioè senza scontri con Bruxelles. 

Dopodiché, una volta esposta la sua posizione, la premier ricorda che, quando ha preso in mano le redini del governo, la finanza pubblica versava in condizioni assai peggiori, e rivendica di avere rimesso i conti non in ordine, ma “molto in ordine”. E sottolinea che, “noi avevamo, quando ci siamo insediati avevamo un deficit all’8,1%. Oggi ce l’abbiamo al 3,1%. La previsione del governo era il 3,3%. Abbiamo fatto meglio delle nostre stesse previsioni. Avrei voluto scendere sotto il 3%, certo. Avrei voluto fare ancora meglio, ma nessuno può dire che l’Italia oggi non ha i conti in ordine”. 

Qualcuno “può dire – ha aggiunto la premier – che li aveva molto in disordine ieri. E purtroppo pesa quel disordine, ancora pesa. Perché io – ha sottolineato – finirò di pagare i debiti del Superbonus quando arriveranno le elezioni politiche. Diciamo che qualcuno ha lasciato dei debiti che il governo successivo doveva per cinque anni ripagare, e questo purtroppo anche pesa”. Certo, “noi possiamo sempre fare meglio, avremmo probabilmente potuto fare meglio, però, abbiamo fatto tutto quello che potevamo per centrare l’obiettivo” di scendere sotto il 3%, “oggettivamente”. 

“E non penso – ha osservato Meloni – che si potesse andare oltre la politica seria che abbiamo fatto, spendendo le risorse che potevamo spendere su delle priorità che erano giuste, evitando di spendere risorse su cose che non avevano senso”. I conti pubblici, ha aggiunto la premier, “non li vedo a rischio. Non credo che cambi la serietà e la solidità percepita dell’economia italiana”. Ma “chiaramente – ha proseguito la premier, che era ministra della Gioventù del Berlusconi IV, che venne fatto cadere dalle vendite sui Btp – che cosa il contesto può produrre io non lo posso dire e dipende marginalmente da me, ma non credo che cambierà per questo che, ripeto, è un risultato migliore delle nostre stesse previsioni”. 

“Poi chiaramente – ha ammesso – stai al 3,1% e ti dispiace, perché stavi proprio vicinissimo all’obiettivo. Però noi avevamo previsto il 3,3% e siamo partiti dall’8,1%. Quindi penso che tutti vedano gli sforzi che ha fatto questo governo”. Sforzi che andrebbero premiati, è il ragionamento in sottotesto, e non puniti, costringendo il governo in una situazione poco sostenibile, a un anno e mezzo dalle elezioni”. E dunque, “oggi io ho la priorità delle spese energetiche. Ho la priorità di dare risposta ai bisogni dei cittadini. Poi, chiaramente, vogliamo mantenere tutti i nostri impegni e fare un lavoro che abbiamo sempre considerato importante e che consideriamo importante. Dipende però da quali sono le priorità che dobbiamo affrontare”. Commissione avvisata, mezza salvata. (dall’inviato Tommaso Gallavotti) 

Tags: adnkronoscronacaGiorgia Melonimondoultimora
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