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Cancro al seno, ‘Facciamo squadra’ per giocare d’anticipo contro il rischio recidiva

di Redazione
20 Aprile 2026
in Benessere & Salute
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(Adnkronos) – È l’impegno condiviso il modello della campagna ‘Facciamo squadra: giochiamo d’anticipo contro il rischio di recidiva del tumore al seno’, lanciata da Novartis oggi a Milano. L’iniziativa, che ha il sostegno di 4 associazioni di pazienti – Andos, Europa Donna Italia, Fondazione IncontraDonna e Salute Donna Odv – promuove la collaborazione tra tutti gli interlocutori del sistema salute impegnati nella lotta al tumore al seno e offre un supporto concreto alle persone che affrontano la malattia, mettendo a disposizione risorse informative – anche online, attraverso il sito ‘E’ tempo di vita’ e i relativi canali social dedicati – per aiutarle a comprendere meglio il proprio rischio, chiarire gli obiettivi del trattamento e fare scelte più consapevoli grazie a un dialogo aperto con la squadra di cura. La campagna utilizza la metafora dello sport di squadra per illustrare come collaborazione e capacità di ‘giocare d’anticipo’ siano fondamentali. Testimonial d’eccezione è Rita Guarino, allenatrice e figura di riferimento del calcio femminile italiano e internazionale. 

“In Italia il tumore al seno è la neoplasia più frequente, con circa 54mila nuove diagnosi ogni anno2, e nelle forme più comuni, ormono‑positive, il rischio di recidiva può persistere anche a distanza di molti anni dalla diagnosi – spiega Carmen Criscitiello, responsabile dell’Oncologia Mammaria dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e dell’Oncologia Medica di Humanitas San Pio X, professore associato Humanitas University – Intervenire in modo efficace sul rischio di recidiva significa ridurre la probabilità che la malattia si ripresenti, potenzialmente anche in forma metastatica. Oggi, grazie ai progressi significativi delle terapie innovative nelle fasi precoci, disponiamo di strumenti sempre più efficaci per ridurre questo rischio e modificare concretamente la storia naturale della malattia”. 

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In questo contesto, “la prevenzione della recidiva è sempre più legata alla capacità di integrare innovazione terapeutica e visione di sistema – afferma Simona Loizzo, deputata e presidente dell’Intergruppo parlamentare Nuove frontiere terapeutiche nei tumori della mammella – Le istituzioni possono svolgere un ruolo chiave nel favorire un accesso più tempestivo ed equo all’innovazione sostenendo modelli di presa in carico capaci di migliorare gli esiti di cura e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”. Aggiunge Vanessa Cattoi, deputata e coordinatrice dell’Intergruppo parlamentare Insieme per un impegno contro il cancro: “Migliorare gli esiti nel tumore al seno significa mettere al centro politiche sanitarie capaci di incidere concretamente sull’organizzazione delle cure e sulla qualità di vita delle persone. Gli interventi normativi più recenti vanno proprio in questa direzione: rafforzare modelli di presa in carico continuativa, favorire un intervento tempestivo sin dalle fasi più precoci del percorso di malattia e aumentare le possibilità di guarigione, mantenendo al tempo stesso un’attenzione alla sostenibilità del sistema”. 

Le politiche sanitarie regionali giocano un ruolo chiave nel rafforzare modelli organizzativi capaci di garantire continuità assistenziale. In Regione Lombardia, negli ultimi mesi, sono stati attivati tavoli multistakeholder che hanno coinvolto istituzioni, professionisti sanitari e associazioni di pazienti con l’obiettivo di rendere più efficiente la presa in carico delle persone con tumore della mammella, valorizzando anche strumenti digitali a supporto della continuità assistenziale. “La presa in carico deve svilupparsi come un percorso strutturato, continuo e integrato, capace di accompagnare la persona lungo tutte le fasi della malattia e della cura – sottolinea Gigliola Spelzini, coordinatrice dell’Intergruppo Consiliare Regionale Insieme per un impegno contro il cancro in Regione Lombardia – Rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio, anche attraverso modelli organizzativi e Pdta condivisi, è fondamentale per garantire una diagnosi precoce tempestiva, migliorare l’aderenza terapeutica, assicurare continuità e appropriatezza delle cure e ridurre le disuguaglianze di accesso”. 

Le terapie adiuvanti, somministrate dopo la chirurgia, sono essenziali per ridurre il rischio di recidiva. Nei tumori ormono-sensibili (Hr+/Her2), che costituiscono circa il 70% di tutte le nuove diagnosi – riporta una nota – l’aggiunta di trattamenti mirati come gli inibitori di Cdk4/6 alla terapia endocrina si è dimostrata un’opzione efficace per ridurre il rischio di recidiva. “Il rischio che il tumore possa tornare varia da persona a persona e dipende da diversi aspetti clinici e biologici della malattia – chiarisce Giulia Valeria Bianchi, medico oncologo, Ss Oncologia medica senologica, Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori, Milano – Oggi, grazie alle terapie mirate aggiunte alla terapia endocrina, sempre più persone con tumore al seno precoce e con rischio intermedio-alto di recidiva possono guardare al futuro con maggiore serenità: fino a circa l’80% delle pazienti rimane libera da recidiva a distanza di anni. Le opzioni terapeutiche disponibili variano anche in termini di tempistiche di utilizzo e profili di tollerabilità, ed è pertanto fondamentale che la scelta del trattamento venga personalizzata, tenendo conto delle caratteristiche cliniche e dei bisogni della persona”.  

La gestione del tumore al seno coinvolge anche la sfera informativa ed emotiva. Uno studio di Novartis recentemente pubblicato su ‘Jmir Cancer’, che ha analizzato le conversazioni online (più di 20mila post pubblici) sul tumore al seno in fase iniziale in Italia, evidenzia forti preoccupazioni emotive, la richiesta di informazioni chiare e il bisogno di un dialogo più trasparente con i professionisti sanitari. In un’altra ricerca Novartis condotta con Iqvia, su 80 donne con tumore al seno in stadio localizzato, si evidenzia come solo il 45% si ritenga pienamente informata sul rischio di recidiva, mentre il 59% ricerchi ulteriori informazioni sui canali online, a conferma dell’importanza di una condivisione più chiara sugli obiettivi terapeutici tra medico e paziente fin dall’inizio del trattamento adiuvante. “Dopo la chirurgia molte donne desiderano tornare alla normalità, ma il rischio di recidiva rimane un pensiero silenzioso, difficile da esprimere – sottolinea Gabriella Pravettoni, professoressa ordinaria di Psicologia delle decisioni, Università degli Studi di Milano, direttrice della divisione di Psiconcologia, Istituto europeo di oncologia – Per questo è fondamentale un dialogo precoce e aperto con il team multidisciplinare: parlare fin dall’inizio di cosa aspettarsi, dei controlli e delle terapie disponibili aiuta a dare un senso di controllo e a vivere questa fase con maggiore consapevolezza”. 

Circa 1 persona su 4 con tumore al seno si rivolge alle associazioni di pazienti per ricevere supporto informativo ed emotivo, indica la ricerca Novartis condotta con Iqvia. “La gestione del rischio di recidiva richiede un vero lavoro di squadra, in cui la persona sia protagonista, consapevole del proprio rischio e del proprio percorso di cura dopo l’intervento chirurgico”, rimarca Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna Odv e coordinatrice del progetto ‘La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere’, portando la voce delle associazioni pazienti che supportano la campagna. “Informazione, ascolto e dialogo sono strumenti fondamentali per permettere alle persone di orientarsi tra le scelte terapeutiche e affrontare il percorso con maggiore fiducia”. Proprio dall’ascolto dei bisogni espressi dalle persone che affrontano la malattia prende forma la campagna ‘Facciamo squadra’. “Da oltre 35 anni Novartis è impegnata nel tumore al seno con un approccio che va oltre l’innovazione terapeutica e punta a contribuire a un percorso di cura sempre più attento ai bisogni delle persone – dichiara Chiara Gnocchi, Communication & Advocacy Head di Novartis Italia – Sappiamo però che per cogliere pienamente il valore dell’innovazione terapeutica è necessario un lavoro di squadra che renda possibile l’accesso all’innovazione, percorsi di cura centrati sulla persona e l’empowerment del paziente, affinché si possa essere sempre più informati e coinvolti nelle scelte che riguardano la propria salute”. 

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Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
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