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La Trappola per le Parole Perdute: l’opera itinerante di Mariano Chelo per salvare la lingua sarda

Sabato 21 febbraio, al MAP di Cagliari l’artista bosano presenta un progetto che trasforma la memoria linguistica in arte partecipata e collettiva

di Viola Carta
18 Febbraio 2026
in Arte, Cagliari, Eventi
🕓 2 MINUTI DI LETTURA
57 1
“La Trappola per le Parole Perdute” di Mariano Chelo
23
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Il 21 febbraio, in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, l’Atelier di Mariano Chelo a Cagliari ospita la presentazione del progetto artistico “La Trappola per le Parole Perdute”. L’iniziativa nasce per riflettere sul valore delle lingue madri come elementi di identità e memoria, e per contribuire alla salvaguardia del patrimonio linguistico sardo, oggi minacciato dall’oblio.

Istituita dall’UNESCO nel 1999, la Giornata Internazionale della Lingua Madre ricorda la lotta compiuta nel 1952 in Bangladesh per il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale. Da allora, il 21 febbraio è divenuto un simbolo del pluralismo linguistico e culturale. La giornata invita a preservare le lingue d’origine, considerate strumenti fondamentali nella formazione e nella consapevolezza individuale.

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“La Trappola per le Parole Perdute” si presenta come un’installazione composta da un dipinto astratto racchiuso in una teca di plexiglass, attraversata da una colata di vernice rossa che disegna una fitta rete, evocando l’idea di una trappola. Il pubblico sarà invitato a inserire, attraverso un foro nella teca, biglietti arrotolati contenenti parole o espressioni in sardo, accompagnate dal significato, dalla traduzione e dall’indicazione geografica di provenienza.

Nel corso del tempo, i biglietti andranno a riempire la teca, coprendo gradualmente il dipinto, simbolo del passato linguistico, mentre il dripping rosso continuerà a testimoniare l’incessante scorrere della memoria collettiva. L’opera verrà custodita in un luogo pubblico e riaperta dopo cinquant’anni, quando le parole raccolte potranno essere riscoperte: alcune forse dimenticate, altre ormai fuori uso, restituendo così una fotografia linguistica del presente.

Un progetto itinerante attraverso la Sardegna

Dopo l’esposizione al MAP – Museo Atelier di Mariano Chelo in via Garibaldi 45 a Cagliari, l’opera diventerà itinerante. Trasportata all’interno di un furgoncino, attraverserà le diverse aree dell’isola per raccogliere nuovi contributi linguistici dalle comunità locali. L’obiettivo è costruire, nel tempo, una memoria collettiva della lingua sarda, costruita dalle parole dei suoi parlanti, in continuo dialogo con il territorio.

La presentazione ufficiale è prevista per sabato 21 febbraio 2026 alle ore 18:30 presso il MAP di Cagliari, con interventi di Giuseppe Corongiu, Lucia Baiocchi, Franco Siddi e Lucia Sassu. La chiusura della serata è fissata per le 21:00. L’esposizione sarà visitabile ogni giorno, tranne la domenica, con orari 10:00–13:00 e 17:00–20:30.

L’iniziativa di Mariano Chelo si inserisce così nel dibattito contemporaneo sulla tutela delle lingue minoritarie, invitando il pubblico a partecipare in modo attivo a un esperimento di memoria viva, dove ogni parola diventa testimonianza di una storia condivisa.

Tags: arteCagliarilingua sarda
Viola Carta

Viola Carta

Una voce curiosa e appassionata che ama esplorare il mondo con uno sguardo fresco e consapevole. Scrivere è il mio modo di raccontare storie, cercando in ogni dettaglio una prospettiva unica, sempre con un tocco di sensibilità verso il presente.

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Un gruppo armato assalta la villa del cavaliere Vittorio Depau. Il possidente è a Cagliari, nella dimora restano servitù e famiglia. Un servo oppone resistenza e viene ucciso. Il brigadiere Pietro Giua cade in combattimento, il carabiniere Bulciolu resta ferito. I malviventi fuggono col bottino, lasciando il paese nel terrore.  Esterzili, Venerdì Santo 1840 ⚰️
La nobile famiglia Capece viene assaltata nella sua dimora. Don Salvatore, il capofamiglia, perde la vita. La figlia Francesca testimonia: i cugini Giulio e Salvatore Tolu vengono accusati, arrestati e giustiziati. Anni dopo si scopre la verità: erano innocenti. I veri colpevoli vengono individuati, la refurtiva recuperata. Due vite spezzate ingiustamente.  Due episodi che hanno segnato la storia sarda dell’Ottocento. 🏔️📖  🔗 Articolo completo di Chiara Medinas su shmag.it
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Ma quelle stesse persone finirono per accusarla.  👨🏻‍⚖️ Processata due volte dal Tribunale dell’Inquisizione spagnola di Sassari, condotta nel Castello Aragonese, minacciata di tortura: Julia confessò sotto terrore. La pena fu di tre anni, poi tornò a Siligo.  Ma le accuse ripresero. Un secondo processo.
Dell’esito finale non si hanno certezze. Le sue tracce si fermano nel 1614, nel National Historical Archive di Madrid.  Probabilmente non fu arsa sul rogo. Riuscì a salvarsi.  🌑 La sua storia è rimasta nella memoria di Siligo, che nel 2025 è entrata nella prestigiosa Rete delle Città delle Streghe.  Julia non fu una martire.
Non fu una strega.
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