Bentrovati amici lettori,

per il nostro appuntamento di #ioraccontoaSH vi propongo un racconto che è difficile classificare in un solo genere letterario. È una storia che sembra tratta da un bel Fantasy, ma anche un racconto per ragazzi, e poi ti sorprende ancora perché si trasforma in una bella avventura.

Il suo autore David Giuntoli è toscano, nato a Lucca nel lontano 1967 e cresciuto a Pisa. Fa l’infermiere; ma ha anche una vita segreta perché da sempre è appassionato di letteratura horror, fantasy, fantascienza e giochi di ruolo. Ha scritto numerosi racconti dei generi più disparati pubblicati in antologie edite da case editrici locali come MDS e Il Foglio.

Nel 2017 pubblica il romanzo Il segnato edito dalla casa editrice Bookabook, e il racconto La prima portata (genere Pulp) nell’antologia “L’altra metà di Pisa” edita da Il Foglio.

Nel 2018 pubblica il romanzo I pirati del multiverso seguito de Il segnato edito da Bookabook. Ha scritto, sceneggiato e diretto Il Bastione uno spin off de Il segnato.

A breve uscirà La fine del multiverso episodio finale della trilogia del segnato edito da Bookabook.

Con questo racconto spero di incuriosirvi a leggere anche i suoi libri perché David è davvero un grande narratore di genere.

Come sempre suggerisco la colonna sonora, la scelta è ricaduta su Edwin Starr – War perché come questa storia trasmette energia!

Vi auguro buona lettura
Aurora Redville

SUB-ACQUEO

di David Giuntoli

Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare
(L.Dalla)

Il mostro gigante venne dal mare. Alto ottanta metri con la testa di un tirannosauro, Il corpo di un pesce, i tentacoli di una piovra- Schiacciava gli ombrelloni e i bagnanti mangiando la sabbia e le cabine come fossero grissini. Aveva due… quattro zampe di mucca… no di gatto. E correva rompendo tutto quello che trovava sula sua strada. Ma dalle acque del porto arrivò Sub-acqueo coi muscoli al vento, il costumino arancione e il super patino che saltò gli scogli volando. Il mostro Giovannino cercò di addentarlo, ma senza farcela perché sub-acqueo era troppo velocissimo e lo colpì con un remo talmente forte da mandarlo a gambe all’aria.

Ahia. Mi hai rotto tutti i denti. Maledetto Sub-acqueo mi hai sconfitto. Ma tornerò. Eh se tornerò. Miaoo.

“Sandrooo.”

La voce della mamma annunciava che era l’ora di cena.

“Vieni giù che è pronta cena.”

E infatti

Chiuse il quaderno dove scriveva le storie di Sub-Acqueo, lasciò la matita sulla scrivania e dopo aver raccolto il peluche del tirannosauro e averlo riposto sul letto accanto alla mucca di pezza, scese le scale.

Giovannino era davanti alla ciotola che si lavava usando la zampina inumidita di saliva. Si fermò un attimo quando Sandro gli passò accanto, poi riprese le abluzioni rituali.

La mamma lo aspettava seduta al tavolo: sgranocchiava un grissino leggendo una rivista di gossip. Quando Sandro gli fu accanto smise di leggere, sorrise e gli servì la vellutata di carote nel piatto.

“Ma mamma. Non mi piace la vellutata di carote.”

“Non vuoi la vellutata? Peccato perché per chi la mangia ci sono quattro palline di profitterol nel frigo che aspettano.”

Il profitterol era il dolce preferito di Sandro e a pensarci bene realizzò che la vellutata non era poi così male. Dopo che ebbe cenato raccontando l’ultima avventura di sub-acqueo contro il mostro Morfeo alla mamma si alzò dirigendosi verso la porta.

“Dove stai andando signorino?”

“Da Felice.”

“Non ti stai scordando qualcosa?”

I denti.

Si era scordato di lavarseli così tornò in bagno e dopo aver espletato l’incombenza uscì affrontando senza paura i primi freddi dell’inverno dirigendosi al ristorante Il gabbiano felice. Il sole era tramontato e il mare oltre gli scogli era un’enorme massa scura dalla voce melodiosa. La strada che d’estate era gremita di gente era ora deserta.

Il ristorante era quasi vuoto. L’enorme piovra sulla porta che accoglieva i clienti aveva perso colore e un tentacolo si era spezzato rivelando la cartapesta sottostante. Felice gli sorrise e si mise sugli attenti.

“Benvenuto a bordo capitano.”

Il bambino ricambiò e andò a sederglisi accanto. Felice non stava bene. Lo capiva anche Sandro, sebbene non si ponesse domande sul suo futuro. Ea dimagrito in poco tempo e spesso si affannava anche per compiere azioni quotidiane, come pulire il pavimento.

“Allora capitano quali imprese ha compiuto oggi il nostro eroe?”

“Sub-acqueo ha sconfitto il mostro Giovannino.”

Felice aveva provato spesso a spiegare che il nome dell’eroe andava letto tutto di fila, ma i cinque anni che si portava appresso suggerivano a Sandro il contrario e alla fine erano loro che ascoltava. Ed era giusto così. Sandro aveva un carattere forte, ostinato e allo stesso tempo dolce. Gli piacevano le sue storie.

“Questi mostri si chiamano tutti Giovannino?”

“Sì sono tutti fratelli.”

Il sorriso nacque dal cuore di Felice, ma sulla via della bocca incontrò il mostro che si annidava nei polmoni e ad uscire furono colpi di tosse secca.

Sandro gli diede colpetti sulla schiena. L’anziano lo aveva convinto che erano quelli a mandar via la tosse. Quando l’accesso fu calmato disse:

“E bravo il mio super eroe. Mi hai fatto passare il dolore.”

“Sono un super eroe? Come mio padre?”

“Certo. Proprio come lui.”

“Mi fai rivedere la fotografia di quando eravate giovani?”

Felice aveva appoggiato la fotografia sul bancone, perché Sandro gliela chiedeva ogni sera, così gliela porse. Era stata scattata venti anni prima. Lui allora aveva cinquant’anni e Dario, il padre di Sandro venti. L’immagine li riprendeva sulla spiaggia di Tirrenia appoggiati a un patino mentre mostravano i muscoli. Lui inossava un costume nero e Dario uno arancione per il quale Felice lo aveva preso in giro giorni e giorni, anche se le signorine che frequentavano la spiaggia non sembravano essere dello stesso avviso. Quei momenti spensierati avevano lasciato posto ad angoscia e paura.”

La voce di Sandro lo allontanò dall’oscurità.

“Quante persona avete salvato?”

“Tantissime, soprattutto tuo padre. Il mare può essere un grande amico, ma anche un letale assassino. E noi eravamo lì a sottrargli le vittime predestinate ad essere ingoiate nelle sue profondità.”

“E alla fine si è preso anche babbo?”

“Sì ma quel giorno ha salvato tre persone. Un vero eroe. Anzi un super eroe. Come te.”

“Io non ho mai salvato nessuno. Perché dici che sono un super eroe?”

“Perché tu hai il potere più grande di tutti. Tu crei storie. Dalla tua mente nascono mondi interi. Sei come un dio capace di decidere i destini dei suoi figli. Se non è questo il potere che altro è?”

Dieci minuti dopo Sandro era sulla via del ritorno. A pochi passi da casa il suono di una colluttazione attirò la sua attenzione. Poco più avanti un uomo stava schiaffeggiando una donna che lo offendeva dandogli del bastardo. L’uomo ci andava giù pesante. Due passanti avevano accelerato il passo allontanandosi anziché intervenire. L’ultimo colpo sferrato aveva steso la donna. Il suo pianto non sembrava impietosire l’assalitore che avanzava come una furia verso di lei. Sandro ricordò le parole di Felice.

Tu hai il potere più grande di tutti.

Caricò a testa bassa. Prima ancora di arrivare fu investito dall’ odore di alcool che emanava dalla bocca del mostruoso serpente marino. Lo colpì ripetutamente come un cavaliere impavido, ma le scaglie sulla pelle del mostro erano una corazza impenetrabile. Giovannino lo schiaffeggiò con la sua lunga coda gettandolo a terra. Poi la sua voce tonante disse.

“Dovevi farti i fatti tuoi ragazzo. Ora ti darò una bella lezione.”

Il serpente strisciò verso di lui attorcigliandogli le spire attorno al collo poi strinse.

Le forze lo abbandonavano rapidamente. La vista si sfuocò. Pose lo sguardo sulle acque oscure oltre gli scogli e disse.

“Su..bacq..ueo.”

 La tavola d’acqua cominciò ad agitarsi senza alcun motivo. Le onde crebbero in un attimo fregandosene della fisica. Un corpo fu espulso dall’oscurità compiendo una parabola nel cielo e atterrando alle spalle del serpente.

L’uomo indossava solo un costume arancione. Afferrò la coda del serpente con entrambe le mani e lo fece roteare tre volte prima di lanciarlo oltre gli scogli. Sandro sorrise e prima di perdere i sensi riuscì a dire una sola parola.

“Babbo”

Si risvegliò al suono di una sirena tra le braccia della madre. Era nel luogo dove aveva perso i sensi. I carabinieri stavano parlando con la donna. L’ambulanza si era appena fermata vicino a lei.

Riferì che l’uomo che l’aveva aggredita era il suo ex. Lo aveva lasciato due giorni prima perché non sopportava più il suo atteggiamento violento. E poi raccontò una storia che i carabinieri le chiesero di ripetere.

Un uomo era saltato fuori dalle acque inossando solo un costume estivo e aveva colpito il suo aggressore così forte da scagliarlo in aria oltre agli scogli. I carabinieri si guardavano ridacchiando come se la considerassero una con qualche rotella fuori posto.

Sandro invece sorrideva alla mamma in lacrime. Felice aveva torto. Non era lui ad avere il potere più grande di tutti.

Quello era Subacqueo.

Quello era suo padre.

Guardò il mare e sorrise.

E il mare gli rispose.

David Giuntoli

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