Un gruppo terroristico nel giro di pochissimi istanti mette fine alla vita di decine di migliaia di tifosi riunitisi tra gli spalti dello stadio di Milano per assistere al derby Milan – Inter. Nello stesso identico istante Sara Confalonieri, una donna in procinto di allontanarsi furtivamente dallo stadio, viene ripresa da una telecamera di sicurezza. Quando un intero paese viene completamente sconvolto da un così tragico evento, la voglia di trovare un colpevole diventa un dovere, una necessità.

Per il tempo che resta, ultimo romanzo di Laura Basilico edito da Il Seme Bianco, ripercorre le tappe di una vicenda sconvolgente di cui Sara è solo una delle tante vittime.

In quella sera di aprile, presa da un momento di sconforto, dalla necessità di voler arrestare per qualche tempo la vita che le sembra scorrere troppo velocemente, Sara decide di allontanarsi dallo stadio rumoroso per rifugiarsi in un luogo in cui nessuno l’avrebbe mai cercata, l’abitazione di una conoscente da poco scomparsa. Le sue intenzioni sono incerte, pensa alla figlia adolescente che ha bisogno di lei, forse l’unico motivo per non scappare via da tutto; pensa ad un marito che non ha mai amato davvero, ad un migliore amico che non ha mai smesso di amare. La situazione procede lentamente fino al momento in cui, alcuni giorni dopo la tragedia, scopre di essere agli occhi di tutti la carnefice cui si sta dando la caccia da tempo.

Capisce di essere al centro dell’attenzione di una comunità intera: i media la descrivono orribilmente, contro di lei si scagliano in molti attraverso insulti e commenti carichi di odio e di un feroce disprezzo. Una dichiarata innocenza e la scoperta dei veri colpevoli da parte delle forze dell’ordine non mettono fine alla caccia alla strega cui Sara sembra essere irrimediabilmente condannata.

Con la complicità di Barbara, blogger e giornalista, la vicenda di Sara si trasforma in una triste riflessione sulla nostra società, sulla superficialità con cui ci si affida ai media, sull’incapacità di prendere delle decisioni ponderate e non dettate dall’irruenza di un sentimento ottuso, sulla necessità di dover scegliere quali siano le vere battaglie da portare avanti e quelle, invece, da abbandonare. Ma l’amara vicenda di Sara è anche e soprattutto una riflessione sul tempo, quello che ormai è andato via, pieno di sogni e speranze per il futuro, quello presente, pieno di ostacoli che sembrano insormontabili, paure, delusioni, ed infine quello che resta, il ristretto orizzonte che si avvicina ogni giorno di più, che si dimostra nella sua finitezza, pronto, però, a contenere le attese di chi abiterà il mondo dopo di noi, nella speranza che la nostra esperienza, per quanto triste e a volte ingiusta, possa in qualche modo contribuire a migliorarlo.