Per qualcuno la montagna è solo un luogo da raggiungere per trascorrere le vacanze estive. Per molti, al contrario, ha un significato specifico ben preciso. Anzi, ben più di un significato: è un vero e proprio racconto dispiegato nel tempo millenario di ere umane che la delineano come un’entità che, silenziosamente, comunica all’individuo i segreti più profondi e irraggiungibili della sostanza relativa all’essere al mondo. La sua sola capacità di imposizione immaginifica sprigiona immense distese di domande che non sempre (quasi mai) sottintendono una risposta preconfezionata, anzi costringono chi di turno (e realmente predisposto) a una continua ricerca di senso e significato che, se anche lontanamente sfiorato, concede il privilegio di assaporare il gusto del cambiamento, l’aroma intenso del compiere scelte decisive e definitive.

Rimanere coi piedi per terra o rischiare il tutto per tutto e cambiare completamente strada? E una volta intrapresa, eventualmente, la nuova strada, fermarsi a sondarne i pericoli o andare e basta, senza soste ma con una meta fissa in testa? E se fossero proprio quei pericoli, così oscuri e temibili, ad evocare l’affronto definitivo per la scoperta della propria vera e più genuina identità?

Sono solo alcuni dei dubbi che attanagliano Diego, trentacinquenne protagonista di Nove C (edito da Il Seme Bianco), interessantissimo romanzo d’esordio con cui Dario Ricci dona al lettore la sua personalissima interpretazione dell’esistenza terrena. Ed è una visione d’insieme lungimirante e salvifica – per quanto tutt’altro che facile da recepire senza il giusto e doveroso bagaglio di esperienze da mettere necessariamente in condivisione con la pagina scritta – quella messa in tavola dalla storia di un giovane rampante involontario del marketing che, in seguito ad un corposo processo di ripensamento individuale, decide di abbandonare l’inconsiderato successo per elaborare quanto più profondamente possibile le potenziali motivazioni che hanno portato all’improvvisa e impronosticabile rottura con Giulia, la donna della sua vita.

Diego procederà per gradi sempre più irti e spigolosi, scoprendo che proprio il significato più intrinseco e indicibile insito nel concetto stesso di “scalata” è il motore più lucido e potente per la conoscenza di sé e del proprio ruolo nel mondo. Sarà un particolarissimo viaggio in Islanda a fare di Diego l’artefice di una comprensione universale ma riservata a pochi eletti dall’animo nobile, secondo la quale la “verticalità” non è mai solo una direzione fisica da intraprendere, ma anche e soprattutto un non-luogo spirituale riservato a quei pochi esseri umani in grado di raggiungere l’assoluto nel corpus della propria condizione terrena.

Con grande onestà, franchezza, qualche volta anche con ironia ma prestando sempre fede a una grande precisione nei dettagli (sia tecnici che concettuali), Ricci opera una sorta di viaggio interiore nel dolore del proprio alter ego su carta, lasciando sciogliere, una ad una, le siepi che nascondono le verità personali come fanno i raggi del sole con la neve che lo circonda, per arrivare a sentirsi vivo nella ricerca di una pace dei sensi lontana ma tutt’altro che irraggiungibile.

Titolo: Nove C
Autore: Dario Ricci
Genere: Narrativa Contemporanea
Editore: Il Seme Bianco
Collana: Magnolia
Pagine: 176
Prezzo: €15,90
ISBN: 978-88-336-11-747