Buongiorno amici lettori, oggi vi parlo di un libro pubblicato da pochi mesi: L’anarchia dei punti di vista di Massimo Algarotti, edito Bookabook, 145 pagine.

Ho acquistato questo romanzo durante la campagna di crowdfunding perché conosco la fatica di arrivare alla pubblicazione di un libro, quando l’ho ricevuto ho subito apprezzato la copertina, è molto particolare, lo vedo come l’incontro di due culture, differenti età e diversi punti di vista. Ho letto il libro con calma perché le tematiche trattate hanno scatenato emozioni e riflessioni.

È una storia triste, perché parla della vecchiaia e della morte, io sono particolarmente sensibile a questo argomento, ma scrive anche di speranza, quella che ti dà l’arrivo di una nuova vita, di sbagli che si fanno nel corso della nostra esistenza e che cambiano le nostre vite per sempre, ma anche di seconde occasioni. Penso che sia un libro che ciascuno di noi può interpretare attraverso le proprie esperienze personali, ho compreso l’urgenza del messaggio dell’autore o meglio forse l’ho recepito io in questo modo. La necessità di non giudicare, di rispettare le opinioni di chi ci sta di fronte, comprendere che ci sono punti di vista molto diversi dal nostro ma questo non è necessariamente negativo, ma può essere un valore aggiunto. L’incontro di differenti culture è una tematica attualissima e, Massimo che ha viaggiato molto grazie al suo lavoro ha visto delle realtà dolorose ma anche meravigliose, ho amato il personaggio di Yumara che ha saputo comprendere il suo compagno e forse lo conosce meglio di quanto si conosca lui.

Avrei apprezzato qualche pagina in più proprio per il genere di tematiche affrontate. Non mi resta che augurare un grande in bocca al lupo a Massimo Algarotti nell’attesa del prossimo libro.

Di seguito una breve intervista all’autore.

Buona lettura
Aurora Redville

Che lavoro fai? ​
Sono nel mondo del no-profit. Lavoro con Emergency dal 2007 e sono il responsabile dell’ufficio che gestisce il personale dei nostri ospedali. Ho avuto la fortuna in questi anni di visitare paesi e realtà completamente diversi da quelli in cui viviamo, come l’Afghanistan, il Sudan, la Sierra Leone, l’Iraq. È forse la parte più bella del mio lavoro.

È il tuo primo romanzo?
Sì. Negli anni passati ho scritto molto, in particolare poesie e piccoli testi, poi mi son sentito pronto per affrontare un romanzo. È un impegno scrivere un libro, riuscendo a tirare fuori il tempo dagli impegni di lavoro e familiari.

Quale è il tuo genere di letture?
Adoro le biografie dei personaggi storici. Robert Conquest con la sua biografia su Stalin mi ha lasciato a bocca aperta. Poi adoro Camilleri. Baricco, ma forse il mio libro preferito è “Che cosa ti aspetti da me” di Lorenzo Licalzi, un libro delicato, semplice e ironico oltre che estremamente profondo. 

In questo romanzo ci sono tratti autobiografici? Qualcuno dei personaggi è reale e ti sei ispirato a lui/lei?
Quasi tutti i miei personaggi fanno riferimento a qualcosa di autobiografico. Artico in parole povere sono io. Ha il mio carattere, il mio passato, le mie difficoltà e lo stesso approccio alla vita. È un uomo d’un pezzo, molto “tutto bianco o tutto nero” con poca voglia di essere “accomodante” con la società. Jacopo rappresenta Massimo da giovane, quello più illuso, che vive più nel mondo dei sogni e onestamente non mi fa impazzire.

Stai scrivendo qualcosa? E cosa stai leggendo adesso?
Sto terminando di scrivere il mio secondo romanzo, tratto da una storia vera, a tratti romanzata. Parla del mondo del lutto perinatale, un argomento di cui si parla poco ma che meriterebbe più spazio e più attenzione, più rispetto. È scritto al femminile e riuscire a mettermi nei panni di una giovane donna è la sfida più grande che potevo raccogliere. E ci ho voluto provare perché son convinto ne valga la pena. Al momento sono concentrato sullo scrivere e in linea di massima se scrivo non leggo, comunque appena finirò il mio libro mi aspetta la biografia di Pablo Escobar.

Racconta qualcosa che ti ha cambiato la vita.
Penso che nella vita di una persona ci siano alcuni momenti determinanti. Mentre scrivevo il mio primo libro ho vissuto contemporaneamente due eventi che mi hanno cambiato la vita: la nascita di mio figlio e, solo tre mesi dopo, la morte di mio padre. Tutto ciò ha creato un delirio di emozioni, di sensazioni e ha modificato tremendamente il mio modo di scrivere e la mia necessità di raccontare.