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Campiello, Marcello Fois vince l’edizione 2026 con “L’immensa distrazione”. La dedica a Murgia: “Una donna bellissima”

Il romanziere nuorese si impone al Lido di Venezia con 83 preferenze, superando di misura Alcide Pierantozzi e ricordando l’amica scrittrice scomparsa

di Redazione
3 Ottobre 2026
in Libri
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(Adnkronos) – Marcello Fois con “L’immensa distrazione“ (Einaudi) ha vinto la 64/a edizione del Premio Campiello, il concorso di narrativa italiana contemporanea promosso e gestito dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. La proclamazione è avvenuta questa sera, per la prima volta nella storia del Premio, al Palazzo della Mostra del Cinema al Lido di Venezia (VIDEO). A decretare il vincitore della “vera da pozzo”, simbolo del Premio, è stata la Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, composta da persone di diversa età, professione e provenienza geografica, i cui nomi sono segreti a tutela dell’indipendenza e della trasparenza di giudizio 

Su 282 votanti effettivi, Fois ha ottenuto 83 preferenze, vincendo per un soffio su Alcide Pierantozzi, con “Lo sbilico” ( Einaudi), che ha ottenuto 80 voti. Terzo posto per Elena Varvello con “La vita sempre” (Guanda) con 54 voti, quarto per Valeria Parrella con “La ragazzina” (Feltrinelli) con 33 voti e Ermanno Cavazzoni con “Storia di un’amicizia” (Quodlibet) 32 voti.  

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Ne “L’immensa distrazione”, Marcello Fois racconta la saga della famiglia Manfredini, una dinastia emiliana che, partendo da un modesto mattatoio, costruisce nel corso del Novecento un vero e proprio impero industriale. Al centro del romanzo c’è Ettore Manfredini che, la mattina del 21 febbraio 2017, appena morto, ripercorre in un lungo viaggio nella memoria la propria vita e quella dei suoi familiari: dalla miseria dell’infanzia all’ascesa economica, dalle conseguenze delle leggi razziali alle ferite della guerra e dell’Olocausto, fino ai conflitti, ai segreti e alle ambizioni che attraversano le generazioni successive. Attraverso la storia di Ettore, della madre Elda, della moglie Marida, dei figli e dei nipoti, Fois costruisce il ritratto di una famiglia insieme spietata e profondamente umana, mostrando come successo, potere, amore e senso di colpa siano indissolubilmente legati a un grande inganno. La memoria individuale si intreccia così con la Storia del Novecento, in un romanzo familiare che riflette sul tempo, sulle eredità del passato e sul rapporto inevitabile tra la vita e la morte. 

“Sono nato a duecento metri dalla casa di Grazia Deledda, che è ancora l’unica donna italiana che abbia vinto il Premio Nobel per la letteratura, cento anni fa, nel 1926. Deledda è stata la prima donna che abbia accettato di candidarsi alle elezioni nel 1919, quando alle donne era impossibile candidarsi e lei, ‘grattando’ una legge che non impediva la candidatura ma il voto, si candidò. Deledda è stata una donna meravigliosa e di cui noi avremmo bisogno oggi e che forse a scuola bisognerebbe ricordarsi, perlomeno nelle tracce dell’esame di maturità, cosa di cui invece quest’anno nel centenario non è avvenuto”. 

“Scrivere questo romanzo è stato come fare un bilancio di tutto, capire da che parte si sta, come si è messi, capire che scrivere è un mestiere difficilissimo, che c’è una differenza tra scrittori e gente che pubblica e che c’è tanto da dire, tanta gratitudine per questo mondo”, ha poi aggiunto 

“Io voglio intanto ringraziare una persona che non c’è, ma per me c’è, che era una donna bellissima, tutt’altro che livorosa, molto resiliente: si chiama Michela Murgia”, ha aggiunto Fois dedicando il premio all’amica scrittrice Michela Murgia, sarda come lui, scomparsa tre anni fa. (di Paolo Martini) 

Tags: adnkronoscronacaItalialibriMarcello FoisPremio Campielloultimora
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  • 🌙 La bardana: quando la notte portava paura in Sardegna.
Nell’Ottocento, tra Barbagia e Gallura, un fenomeno criminale unico ha segnato i villaggi sardi.  Gruppi di cavalieri armati, coordinati da “su bardaneri”, pianificavano assalti notturni a dimore e stazzi isolati. Niente venerdì: la scaramanzia faceva parte del codice. 🐴⚔️  Tortolì, 13-14 novembre 1894 🗡️
Un gruppo armato assalta la villa del cavaliere Vittorio Depau. Il possidente è a Cagliari, nella dimora restano servitù e famiglia. Un servo oppone resistenza e viene ucciso. Il brigadiere Pietro Giua cade in combattimento, il carabiniere Bulciolu resta ferito. I malviventi fuggono col bottino, lasciando il paese nel terrore.  Esterzili, Venerdì Santo 1840 ⚰️
La nobile famiglia Capece viene assaltata nella sua dimora. Don Salvatore, il capofamiglia, perde la vita. La figlia Francesca testimonia: i cugini Giulio e Salvatore Tolu vengono accusati, arrestati e giustiziati. Anni dopo si scopre la verità: erano innocenti. I veri colpevoli vengono individuati, la refurtiva recuperata. Due vite spezzate ingiustamente.  Due episodi che hanno segnato la storia sarda dell’Ottocento. 🏔️📖  🔗 Articolo completo di Chiara Medinas su shmag.it
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  • 🌿🎥 Una Sardegna autentica, fatta di luoghi, persone e tradizioni che continuano a sorprendere. È il cuore di @quandocigira, il progetto di travel storytelling nato dalla passione di Manuela Fiori e Andrea Sini, content creator sardi che hanno trasformato l’amore per il territorio in un racconto continuo.  Dai borghi meno conosciuti alle tradizioni antiche, passando per artigiani, musicisti e comunità che custodiscono l’identità dell’isola, ogni episodio diventa un tassello di un mosaico più ampio: quello di una Sardegna viva, raccontata con rispetto, curiosità e autenticità. 🏞️🎶  Il progetto si sviluppa su più piattaforme, da YouTube a Instagram, con format che uniscono narrazione, immagini e video per scoprire angoli nascosti e storie inedite. 📱✨  🔗 Su SHmag.it, Chiara Medinas racconta la loro storia, le passioni che li animano e la visione dietro i loro contenuti. Il link per leggere l’articolo completo è anche nel nostro Canale.
  • 📍 Il Bastione di Saint Remy è uno dei simboli più riconoscibili di Cagliari, ma la sua storia va ben oltre l’impatto visivo. Nato su antiche fortificazioni, racconta secoli di strategie difensive, trasformazioni urbane e memoria bellica ancora visibile nella città.  L’approfondimento completo è nell’articolo di Chiara Medinas su SHmag.it 🔎
  • 🧙🏻‍♀️ Julia Carta non era una strega. Era una donna che il tempo non ha cancellato.  Julia Casu Masia Porcu nacque intorno al 1561 a Mores, in una famiglia segnata dalla povertà e dall’analfabetismo. A circa 25 anni si sposò e si trasferì nella vicina a Siligo.  🧉 Aveva appreso dalla nonna conoscenze terapeutiche: curava, preparava rimedi, aiutava chi si rivolgeva a lei.
Ma quelle stesse persone finirono per accusarla.  👨🏻‍⚖️ Processata due volte dal Tribunale dell’Inquisizione spagnola di Sassari, condotta nel Castello Aragonese, minacciata di tortura: Julia confessò sotto terrore. La pena fu di tre anni, poi tornò a Siligo.  Ma le accuse ripresero. Un secondo processo.
Dell’esito finale non si hanno certezze. Le sue tracce si fermano nel 1614, nel National Historical Archive di Madrid.  Probabilmente non fu arsa sul rogo. Riuscì a salvarsi.  🌑 La sua storia è rimasta nella memoria di Siligo, che nel 2025 è entrata nella prestigiosa Rete delle Città delle Streghe.  Julia non fu una martire.
Non fu una strega.
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