Martedì 20 novembre e mercoledì 21, alle ore 21 il Teatro Massimo di Cagliari ospiterà in prima nazionale il lavoro della danzatrice e coreografa filippina Eisa Jocson. Reduce dell’importante riconoscimento internazionale Premio Hugo Boss per artisti emergenti, Jocson mostra il suo Princess, in cui – attraverso il linguaggio della danza – muove una critica all’estetica americana Walt Disney, in grado di disciplinare e colonizzare corpi e mentalità non soltanto nel mondo occidentale. Di formazione pole dancer, Eisa Jocson tratteggia uno spettacolo, capace di tenere insieme un linguaggio immediato e ironico, con una critica ai rapporti di potere e all’industria del divertimento. Per la durata di 60 minuti, Jocson e Russ Ligtas utilizzando l’immaginario Disney, riscrivono criticamente il modello culturale dominante tra i bambini della principessa bianca.

Happyland parte 1 | princess. Foto Jörg Baumann

Nella Disneyland di Hong Kong una legione di danzatori provenienti dalle Filippine è impiegata nel ruolo di animatore professionista, per ripetere quotidianamente performance codificate di “felicità”. Esclusi dai ruoli principali, riservati a profili razziali specifici, vengono assegnati loro ruoli secondari come una zebra ne il re leone, un corallo ne la sirenetta, una scimmia in tarzan. I performer sono assunti sulla base del loro “coefficiente di carineria Disney”: il loro atteggiamento allegro e vivace. Il radicamento della cultura americana nella psiche dei filippini ha prodotto corpi disciplinati adatti al lavoro affettivo nell’impero della felicità.

In risposta a questo fenomeno, due performer filippini si appropriano della principessa bianca, il modello archetipico che domina l’immaginario narrativo dei bambini escludendo al contempo il loro contesto, i corpi e le storie. Il duo distilla meticolosamente e ricostruisce il linguaggio del corpo di questa ideale principessa fantasy e programma i suoi movimenti e il suo linguaggio nel proprio corpo mascherato. Le narrazioni programmate del sistema vengono riscritte dagli artisti utilizzando strategie mimiche e imitative e corrompendo questo mondo chiuso con i loro corpi estranei. Questa performance riconfigura l’intricato corpo – segno – espressione e lingua dell’industria del Fantasy per indebolire le mercificate e precostituite rappresentazioni della felicità.

Princess sposta il corpo filippino dalla posizione secondaria, ai margini, al ruolo principale, al centro. Dall’interno di questa posizione di vantaggio infondono il loro essere e immaginano nuove narrazioni di formazione identitaria.

Joie de Vivre. Foto Luca Del Pia

Sabato 23 novembre alle ore 21 e domenica 24 alle ore 19, al Teatro Massimo – in collaborazione con il festival Autunno Danza ci sarà Joie de Vivre, spettacolo di Simona Bertozzi. La coreografa e danzatrice romagnola Simona Bertozzi ha vinto il Premio Hystrio Corpo a Corpo e il premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro, per le edizioni 2019 e firma una coreografia che vede in scena Wolf Govaerts, Manolo Perazzi, Sara Sguotti, Oihana Vesga in un pensiero in forma coreografica, che si rivolge all’universo vegetale.

A partire dall’assunto che è il movimento a muovere i corpi – e non viceversa – per la durata di un’ora, lo spettacolo Joie de Vivre si dedica al mondo della natura, al modo in cui la natura prova a emergere, a diventare rigogliosa, a esprimere la propria (e la nostra) felicità.

In Joie de Vivre, come già in Anatomia (Autunno Danza 2017), Simona Bertozzi lavora con il musicista e compositore Francesco Giomi. I due esplorano la relazione che il suono instaura con il corpo e in quest’opera l’orizzonte vegetale viene evocato in uno stretto dialogo, in cui il suono orienta i corpi nell’esplorazione di un territorio non umano.