Per chi nasce su un’isola come la nostra, dove acqua e terra fanno l’amore in centinaia di cale è quasi naturale avere un “proprio” mare. Quello di quand’eravamo bambini, dove ad ottobre qualche volta si fa il bagno, e alla sera ci si infila una felpa e poi giù a guardare le stelle.
Quel mare che ha la sabbia di perle di quarzo bianche come supernove in miniatura e che in riva ancora pullula di pesci che saltano quando ti avvicini.

Per il nostro autore, nato sotto il bacio severo del Monte Ortobene, il mare ogliastrino è stato fuga per i pensieri, sogno di altre identità, abbraccio acquietante e chiamata verso l’Altrove.

Chiamata indissolubilmente intrecciata a quella di un’altra gigantesca marea in movimento che insufficientemente definiamo “musica” e che di fatto è infinita espressione umana, mezzo di realizzazione del Sé, viaggio inarrestabile in ricerca della bellezza.

Stefano Tore, classe 1983, appena maggiorenne abbandona la terra madre e comincia la formazione classica incuneato fra le vie storiche di Firenze, in seguito si allontana verso il SAE Institute of London per guadagnare la seconda visione di un approccio scientifico alla disciplina. Ora, tornato a domo, la sua formazione classica/elettronica lo assurge tra i nuoresi più in vista al momento: “Mani d’oro! Sulla tastiera sfiora il divino” dice di lui Marcello Fois nel canone barbaricino TUTTINUORESI (Il Maestrale) ove compaiono personaggi della caratura di Grazia Deledda, Gianfranco Zola, o il regista Giovanni Columbu, del quale Stefano ha firmato la colonna sonora dell’ultimo film, “Surbiles”.

Per raccontare l’esperienza di abbandono e ritorno nasce dunque Sur la mer, opera intima costruita come “un insieme di quattro quintetti, – ci spiega Stefano – ed ognuno descrive un punto di vista diverso: Il mare visto dalla terraferma, La terraferma vista dal mare, L’alto mare e Il mare profondo, e può essere letto su vari livelli. L’opera inizia con il richiamo del mare e la sua alba e termina con una ninnananna (una carezza a tutti coloro che amano ma che non sono ricambiati).”

Ogni quintetto è diviso a sua volta in tre movimenti, ove sbavature e dissonanze connotano l’interezza dell’opera. Tutto è misto, sfumato, impalpabile. Da qui la definizione di acquerelli e il riferimento alla musica impressionista (Satie, Debussy) dove colore e timbro vengono prima della costruzione sintattica, della forma musicale. Una composizione personale ed evocativa, quindi, che Stefano Tore regala al pubblico sia come opera (Op. 9, completa con dodici movimenti e quattro preludi pensati per voce recitante, eseguita in forma ridotta nel giugno 2017 al Teatro Eliseo di Nuoro) sia come album più “pop”, ovvero con soli dieci movimenti. Il disco Sur la mer diviene allora altra cosa dall’opera, lo si ascolta camminando con le cuffie, in treno, o leggendo un libro nella tranquillità di casa. Clarinetto in SIb, Sax contralto, viola, violoncello e pianoforte non sono più strumenti in mano ad un Maestro professionista sul palco, ora sono nelle nostre mani che danno suono al nostro moto ondoso emotivo. La musica naviga sugli accordi a pelo d’acqua e riporta a uno stato di grazia primigenia.

Ma la vena compositiva di Stefano non è alimentata solo dal proprio vissuto: è infatti recentissima la Prima dello sperimentale Present Tense al Fringe Festival di Amsterdam da parte della compagnia teatrale Orientale Sarda con cui collabora in pianta stabile in qualità di compositore. Lo spettacolo è liberamente ispirato al romanzo Momo del tedesco Michael Ende (autore de La Storia Infinita) e con un mix multimediale tra più arti pone l’accento su come la modernità digitalizzata ci discosti dallo scorrere del Tempo e dal conseguente concetto di Realtà.

Per fruire di questo ultimo lavoro in Italia dovremo purtroppo attendere; sul sito web stefanotore.com invece potremo scoprire come acquistare il nuovo disco Sur la mer (disponibile in mp3 oppure su mitico supporto CD) dopo averlo liberamente ascoltato. Esperienza che difficilmente lascerà indifferenti.